Camorra al Nord, è di Giugliano il capo della costola del Clan dei Casalesi. NOMI DEGLI ARRESTATI

Camorra al Nord, è di Giugliano il capo della costola del Clan dei Casalesi. NOMI DEGLI ARRESTATI

Di Redazione Internapoli – 19 Febbraio 2019

Questa mattina il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Trieste e la Squadra Mobile di Venezia, hanno dato esecuzione – in provincia di Venezia, Casal di Principe e altre località del Veneto, della Campania e della Puglia – ad una ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Venezia che, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, ha disposto 50 misure di custodia cautelare personale (47 in carcere e 3 agli arresti domiciliami) per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati oltre a il provvedimenti impositivo obbligo di dimora o interdittivi.

Hanno collaborato all’esecuzione del provvedimento cautelare,  nell’operazione denominata AT LAST, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Venezia, il Servizio Centrale Investigazione Criminalità  Organizzata (S.C.I.C.0.) della Guardia di Finanza di Roma, il Servizio  Centrale Operativo (S.C.O.) della Polizia di Stato con l’imponente impiego
di oltre trecento unità di polizia giudiziaria.

Gli indagati erano membri di una strutturata e temibile associazione a  delinquere di stampo mafioso, armata – con oggi da considerarsi  smantellata – che dal piccolo centro di Eraclea da molti anni aveva esteso  la sua influenza criminale nell’est del Veneto, avvalendosi della sua forza  di intimidazione per instaurare una condizione di omertà e commettere  molteplici gravi delitti di ogni genere (usura, estorsione, rapina,
ricettazione, riciclaggio e auto riciclaggio, reimpiego di denaro di  provenienza illecita, sottrazione fraudolenta di valori, contraffazione di  valuta, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione,  intermediazione illecita di manodopera, detenzione illegali di armi,  danneggiamenti, incendi, truffe e truffe aggravate ai danno dello Stato,
bancarotta fraudolenta, emissione di false fatture.

IL CAPO DI GIUGLIANO

Le indagini hanno consentito di evidenziare come l’organizzazione risulti  costituita già alla fine degli anni ’90 da DONADIO Luciano (nato a Giugliano in Campania il 15.04.1966, residente ad Eraclea) BUONANNO  Raffaele (nato a San Cipriano D’Aversa il 23.11.1959, domiciliato ad  Eraclea e a Casal di Principe) e BUONANNO Antonio (nato a San Cipriano
D’Aversa (CE) il 15.11.1962, residente a Casal di Principe) assieme ad un nucleo di persone originarie di Casal di Principe e di altri centri dell’agro  Casertano (PUOTI Antonio, PACIFICO Antonio, BASILE Antonio, PUOTI  Giuseppe, CONFUORTO Nunzio) via via implementata da altri soggetti sia  campani e locali (come ARENA Girolarno, CELARDO Raffaele, SGNAOLIN Christian)

L’indiscusso ruolo di promotori e dirigenti è stato rivestito da DONADIO  Luciano e BUONANNO Raffaele (quest’ultimo imparentato tramite la  moglie con esponenti di vertice dai clan BIANCO e di BIDOGNETTI  Francesco, detto “Cicciotto e mezzanotte”, capo della famiglia  BIDOGNETTI) i quali rappresentava l’associazione nei rapporti di natura
criminale. Pure con i dirigenti e gli associati al gruppo Schiavone e Bianco
e le altre famiglie Casalesi

DALLA MALA DEL BRENTA A CLAN DEI CASALESI

Il gruppo mafioso, dopo la sua costituzione, si è insediato nel Veneto orientale rilevando il controllo del territorio dagli ultimi epigoni locali della “mafia del Brenta” con i quali sono stati comprovati i contatti. Le multiformi strategie criminali erano finalizzate, tra l’altro, ad acquisire, se necessario con minacce e violenza, la gestione o il controllo di attività economiche, soprattutto nell’edilizia e della ristorazione, ma anche ad imporre un aggio ai sodalizi criminali limitrofi dediti al narcotraffico o allo sfruttamento della prostituzione.

SOLDI PER I CARCERATI

Una quota dei profitti dell’attività criminale era destinata a sostenere finanziariamente e sostenere i carcerati di alcune delle storiche famiglie mafiose di Casal di Principe appartenenti al clan dei Casalesi cui l’organizzazione mafiosa di Eraclea era genericamente collegata e della quale costituiva il gruppo criminale referente per il Veneto orientale e, come tale, interlocutore obbligato di tutte le organizzazione territoriali che vi si trovavano ad operare.

ARMI DA GUERRA

Per affermare l’assoluta egemonia sul territorio, i sodali hanno fatto largo uso e commercio di armi anche da guerra utilizzate per il compimento di attentati intimidatori anche ai danni di ditte concorrenti.

L’organizzazione ha operato inizialmente nel settore dell’edilizia, dedicandosi particolarmente all’attività usuraria ed all’esecuzione di estorsioni, da ultimo specializzandosi nel settore delle riscossioni crediti per conto di imprenditori locali.
Sventate nel corso delle indagini rapine, anche in abitazione, nel corso di una delle quali, in Provincia di Treviso, erano stati tratti in arresto alcuni appartenenti ai sodalizio ed altri arruolati per l’esecuzione de colpo.

Nel tempo, l’organizzazione si è finanziata anche con la produzione di fatture per operazioni inesistenti per molti milioni di euro, grazie ad fitta rete di aziende intestate anche a prestanome poi oggetto di bancarotta fraudolenta.
Oltre alle frodi in danno dell’erario per reati tributari, spiccano quelle perpetrate verso l’I.N.P.S. attraverso le false assunzioni in imprese di 50 persone contigue al sodalizio, allo scopo di lucrare indebitamente l’indennità di disoccupazione, pari a circa 700.000 euro.

DIRETTORE DELL’ISTITUTO DI CREDITO

In carcere anche Denis Poles, direttore di un istituto di credito di Jesolo, complice degli esponenti del sodalizio, il quale, come il suo predecessore (indagato a piede libero) consentiva loro di operare su conti societari senza averne titolo, concordando con loro l’interposizione di prestanome, omettendo sistematicamente di effettuare le segnalazioni di operazioni sospette.
Coinvolto anche un appartenente alla Polizia di Stato, Moreno Pasqua:, accusato di aver fornito informazioni riservate ai malavitosi, inerenti ad indagini nei loro confronti, trarnite illecito accesso alle banche dati di polizia, nonché di averne garantito protezione e supporto a seguito di controlli subiti da parte di altre forze di polizia.

Fonte:https://internapoli.it

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