Calabria, il peso delle inchieste sulle prossime scadenze elettorali

La Repubblica, 10 Giugno 2020

Calabria, il peso delle inchieste sulle prossime scadenze elettorali

L’indagine sulla holding dei rifiuti e della manutenzione strade mette in difficoltà la giunta regionale ma anche quella cittadina, a Reggio. E ora anche fare le liste per le prossime comunali potrebbe essere più difficile

di ALESSIA CANDITO

Se Reggio Calabria piange, di certo a Catanzaro, dalle parti della Cittadella regionale, non si ride. A ventiquattro ore dal sequestro per mafia della holding dei rifiuti e della manutenzione stradale Avr, che nel suo crollo ha trascinato con sé otto fra amministratori ed ex, tocca alla politica trovare il modo di raccogliere i cocci. E sono parecchi.

L’inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria è un guaio politico per la governatrice Jole Santelli, che in meno di sei mesi dall’inizio del mandato si ritrova con un assessore sotto inchiesta, la responsabile dei Trasporti, Domenica Catalfamo, dopo aver perso causa arresto per concorso esterno il consigliere di maggioranza Domenico Creazzo, poco dopo la proclamazione.

Ma la medesima indagine è un problema – anche urgente – per il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che nei prossimi mesi dovrà affrontare le urne e rischia di non poter contare su molti dei suoi fedelissimi e plausibili candidati di punta.

Con l’accusa di aver preteso dall’azienda assunzioni o scatti di carriera per i propri protetti, sotto inchiesta sono finiti il vicesindaco e braccio destro di Falcomatà, Armando Neri, l’assessore ai Lavori Pubblici, Giovanni Muraca, il consigliere metropolitano con delega al Bilancio, da tempo anche in direzione nazionale Pd, Nino Castorina, e quello con delega alla Cultura, Filippo Quartuccio, oggi in Mdp, il consigliere comunale dem Rocco Albanese, decano dell’assise cittadina, e l’ex consigliere provinciale e regionale Gianni Nucera, in passato da segretario regionale di Sel, oggi al Pd, considerato fra i grandi mattatori di consensi nel centrosinistra.

Non tutti sono alfieri del sindaco, anzi più di uno con Falcomatà ha avuto pubblici e privati dissapori. Ma al fuoco delle imminenti elezioni il fronte si era ricompattato, anche per provare a invertire la tendenza dopo la netta débâcle del centrosinistra alle regionali. Adesso però tutti quanti potrebbero avere qualche problema a presentarsi alle prossime elezioni.

In coro, con una nota comune, hanno proclamato la propria “piena fiducia nell’operato della magistratura e della squadra Stato”, giurato “assoluta estraneità” alle accuse, professato “serenità” e promesso di continuare a “lavorare a testa alta, combattendo quotidianamente la nostra battaglia per il bene di Reggio e di tutti i reggini”. Ma a breve, probabilmente nel giro di un mese o poco più, tutti potrebbero sapere se dovranno o meno affrontare un processo per induzione a dare o promettere utilità.

Una zavorra politicamente ingombrante in campagna elettorale, anche perché per alcuni sarebbe la seconda. Per il cosiddetto “caso Miramare” – antico albergo da anni abbandonato, oggi parte del patrimonio edilizio del Comune che l’amministrazione avrebbe tentato di assegnare ad un imprenditore “amico” – il vicesindaco Neri e l’assessore Muraca sono già imputati insieme a tutta la prima Giunta Falcomatà e allo stesso primo cittadino. Un problema politico in campagna elettorale, ma anche un rischio concreto. In caso di condanna, la legge Severino li metterebbe fuori gioco.

In Regione, le elezioni sono una prospettiva lontana. La nuova Giunta, arrivata a più di 50 giorni dal voto del 26 gennaio scorso e in piena emergenza Covid, ha da poco iniziato a lavorare. Ma già la governatrice Jole Santelli vede scricchiolarne un pezzo.

Anche l’assessore ai Trasporti da lei personalmente scelto, Domenica Catalfamo è finita sotto inchiesta. Ufficialmente una “tecnica” scelta per le sue competenze, ma considerata espressione del braccio destro politico di Santelli, il deputato Francesco Cannizzaro, Catalfamo è accusata di associazione a delinquere, omessa denuncia e induzione a dare o promettere utilità.

“Evidenzio la mia totale estraneità che certamente avrò modo di dimostrare nelle competenti sedi giudiziarie, spero nel più breve tempo possibile” ha affermato l’assessore con una nota.

Ma per i giudici lei era una “figura baricentrica” fra l’Ente per cui lavorava come dirigente e l’Avr. All’azienda, più volte avrebbe fornito informazioni riservate per chiudere affari e accelerare procedure e riferito desiderata, pretese e ripicche dei politici, ottenendo in cambio anche favori come auto dell’azienda per accompagnare gli invitati alla festa della figlia o per  il trasporto di un tapis roulant.

“Benefici di natura privata” scrivono i magistrati “di irrisorio valore economico” ma che “risultano incompatibili con il ruolo teoricamente super partes rivestito dal pubblico ufficiale a cui spettava il controllo sull’attività svolta dalla società”. E di certo non il migliore biglietto da visita per chi in Regione è chiamata a guidare un settore così delicato come i Trasporti.

Ben più gravi sono le accuse che hanno fatto finire ai domiciliari il consigliere regionale di Fdi e fra i campioni di preferenze del centrodestra, Domenico Creazzo. Per i magistrati, quel successo elettorale si deve in larga parte all’impegno dei clan, di cui il fratello del politico, Nino, sarebbe diretta espressione.  Nella stessa inchiesta, passaggi non certo edificanti sono dedicati al suo collega di partito, Giuseppe Neri, ex Pd passato a Fdi, attualmente in Consiglio regionale, che si sappia non indagato.

A Catanzaro invece, fra le carte della maxi inchiesta della procura distrettuale antimafia, Rinascita-Scott salta fuori il nome di Vito Pitaro, anche lui non indagato ma più volte evocato perché insieme al suo storico mentore Bruno Censore “si sarebbero avvalsi dell’appoggio di persone ‘ad alto rischio’, esponenti della criminalità locale, per garantirsi il bacino di voti”.

Preoccupazioni se non ombre sulla giovanissima Giunta di Santelli, che qualche settimana fa ha confessato di non poter escludere problemi giudiziari per i suoi. E di poter “mettere la mano sul fuoco” solo per se stessa, perché “in Calabria una persona la puoi conoscere, ma in campagna elettorale cambia totalmente” e “la possibilità di avvicinamento di forze criminali è forte”. Timore o previsione? Al momento non è dato sapere.

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