C’ é troppa gente in Italia che usa l’”antimafia” come una mucca da mungere per fare affari.Quella non é antimafia ma,al contrario,la peggiore mafia.Bisogna assolutamente isolare tutti coloro che in nome della lotta alle mafie fanno business.La mafia oggi non é più quella che ci fanno vedere in televisione.Essa si é evoluta ed é quella che troviamo nella politica,nelle istituzioni,nelle banche,talvolta anche nelle forze dell’ordine e nella magistratura.Con gente del genere gli slogan,le commemorazioni,le sfilate,i convegni che parlano di temi generici e del passato non contano più.Urge rivedere tutto l’impianto dell’antimafia sociale la quale ha un senso SOLAMENTE se concentra tutta la sua azione ed il suo impegno su INDAGINE,DENUNCIA nomi e cognomi e PROPOSTA.E senza,soprattutto,prendere un solo euro dalle istituzioni o farsi dare da queste gestioni di beni o qualunque altra cosa.Se la mafia sta proprio nella politica e nelle istituzioni,come ormai tutti o quasi vediamo,come si fa a farsi dare da queste soldi o a stipulare patti di affari con queste????? Non é una contraddizione ???????????……………………………..

Rosy Bindi: «Confindustria Sicilia col bollino antimafia fa appalti e assessori»

02/09/2016 – 22:18

di Mario Barresi

Il presidente della commissione antimafia ha partecipato ad un dibattito alla Festa dell’Unità in corso a Catania

Rosy Bindi: "Combattere la mafia e l'antimafia deviataLa mafia che fa affari ha un forte potere seduttivo"Rosy Bindi, presidente dell’Antimafia

Catania.Un attacco frontale alla «antimafia che in Sicilia crea canali per fare affari e per accrescere il proprio potere e prestigio personale». Dopo il riferimento, in apparenza generico, Rosy Bindi, fornisce delle coordinate precise. Parlando di Confindustria Sicilia. Con una distinzione storica: «La scelta iniziale, soprattutto con Ivan Lo Bello», di cacciare chi paga il pizzo «è stata un punto di riferimento a livello nazionale».

Poi, però, la presidente dell’Antimafia, scende nel dettaglio. E se le «cose successe al presidente di Palermo sono frutto comunque di scelte locali» (forse qui sovrappone Confindustria a Confcommercio, e in particolare al presidente Roberto Helg, riferendosi alla rivolta degli imprenditori siciliani contro il racket, ndr), poi Bindi entra nel cuore del problema. Parlando di «ombre su qualche autorevole rappresentante» di Confindustria Sicilia su cui «la giustizia si esprimerà». Perché a questo punto, sollecitata sul palco della Festa dell’Unità da Lirio Abbate (inviato de l’Espresso), la presidente denuncia chi, in Confindustria Sicilia, «col bollino dell’antimafia», fa altro. Ovvero «vince tutti gli appalti e decide gli assessori della giunta», riuscendo a «fare affari e accrescere il proprio potere e prestigio personale». Lasciamo libera interpretazione a chi legge, ma gli identikit sembrano chiari.

«Una mammella da mungere per troppe persone», è il giudizio tranchant del movimento antimafia per Franco Roberti. Il procuratore nazionale Antimafia auspica di «potere utilizzare gli stessi strumenti nelle indagini di mafia su corrotti e corruttori» e di «aggiungere al 416-bis, l’associazione mafiosa, un reato specifico: la corruzione come vantaggio dai pubblici poteri». Per Roberti bisogna «indagare sull’antimafia sociale, dove ci sono casi di deviazione», perché «ci sono persone che la usano per potere e per fare carriera politica». Il procuratore nazionale aggiunge un altro ambito: «Dobbiamo indagare sulla vendita dei beni confiscati, ma anche sull’affidamento dei beni all’antimafia». E c’è anche il «tema dell’amministrazione giudiziaria», osserva. E si domanda: «Perché alcuni procedimenti durano così a lungo? Soltanto perché sono complessi o perché più durano più si guadagna, magari in combutta con qualche giudice, come è emerso in alcuni casi?»

La presidente Bindi va oltre, nel dire che «non bisogna combattere l’antimafia, ma l’antimafia deviata». Inoltre – e qui il secondo affondo pesante, stavolta rivolto agli Ordini professionali – «chi crea canali fa quasi più danno della mafia stessa». Bindi elenca numerosi esempi, dagli «avvocati che diventano vettori di comunicazione fra i boss al 416-bis e gli affiliati» al «direttore di banca che non segnala movimenti sospetti di denaro». Una requisitoria contro «chi collabora con la mafia», inserendo nella black list «avvocati, commercialisti, imprenditori, direttori di banca, notai».

Adesso l’obiettivo è «combattere l’antimafia deviata e riportare il movimento alla sua limpidezza». Oggi «c’è bisogno di un movimento più raffinato per combattere una mafia del potere, raffinata e seduttiva». I mafiosi 2.0, dunque. «La loro forza sta nel corrompere il potere. Per sconfiggerla bisogna intaccare questo potere corruttivo e la risposta deve arrivare dalla politica, perché magistrati e forze dell’ordine stanno facendo un grande lavoro». E anche le nuove leggi sugli appalti (e qui riconosce a Renzi «dei passi avanti, e se lo dico io che non sono proprio organica al governo fidatevi») saranno un altro strumento decisivo e «non un ostacolo al mercato», né «un appesantimento della burocrazia». Bensì «una garanzia». Per i cittadini, ma anche per i politici. «Quelli che prendono i loro voti in modo pulito e non con la corruzione».

Infine, raccogliendo l’assist di Abbate, un passaggio su Cosa Nostra in Sicilia: «I nomi dei capimafia di Palermo sono stati archiviati, quelli di Catania no, perché sono imprenditori». Poco prima del dibattito abbiamo chiesto al presidente Bindi della criticata audizione di Rosario Crocetta in Antimafia. Nessun giudizio, ma un aggiornamento: «Il governatore Crocetta ha detto di voler tornare a parlare in commissione, che deve dirci altre cose. E noi lo ascolteremo, di nuovo, a breve».

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