Breve relazione al Ministro dell’Interno Maroni sulla presenza e sulle attività della criminalità organizzata nelle province di Latina e Frosinone

Associazione Regionale del Lazio per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”
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BREVE RELAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO ON. ROBERTO MARONI SULLE PRESENZE E SULLE ATTIVITA’ DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NEL BASSO LAZIO

Il problema dei problemi in provincia di Latina – e, più in generale, in tutto il basso Lazio – è costituito dall’inadeguatezza dei livelli investigativi e giudiziari.

Oltre a quella della insufficienza di personale e di mezzi, c’è da rilevare che mancano, a quanto appare, soprattutto, volontà e capacità di affrontare in maniera efficace il fenomeno delle illegalità e della criminalità, in particolare, organizzata.

In una provincia, qual’è quella di Latina, dove – come giustamente ha rilevato nel suo intervento di commiato l’ex Presidente del TAR Dr. Bianchi, costretto, com’è noto, a trasferirsi in Piemonte dopo gli attacchi subiti ingiustamente da parte di alcuni personaggi politici locali – la legalità è un optional, ci sarebbe stato bisogno di una più marcata, incisiva azione di individuazione e di repressione dei fenomeni del malaffare nel mondo della Pubblica Amministrazione e della criminalità, fenomeni che costituiscono l’humus che alimenta l’inserimento della criminalità organizzata. Più che di necessità di aumentare gli organici delle forze dell’ordine, che comunque vanno meglio utilizzate e distribuite sul territorio, è necessario, quindi, parlare di esigenza di elevare il livello della qualità delle investigazioni, perché è questo che è estremamente carente.

“Dieci bravi investigatori e altrettanto bravi due Procuratori Capo della Repubblica di Latina e Frosinone non avrebbero consentito alla criminalità organizzata di radicarsi nelle due province così com’è stato “, ha confessato a rappresentanti di questa Associazione un alto funzionario.

Basti citare le situazioni verificatesi, in particolare, nei comuni di Fondi –la cui Amministrazione, dopo quanto è emerso dalle indagini svolte dalla DDA di Roma e dalla Commissione di accesso nominata dal Prefetto Frattasi di Latina, va, ad avviso di questa Associazione, subito sciolta, ad evitare ulteriori danni di immagine all’intero territorio pontino e, soprattutto, per dimostrare che lo Stato ancora esiste in questa tormentata porzione del Paese -, di Minturno, di Terracina e più in generale, di tutto il Basso Lazio, non esclusi i comuni di Latina, Aprilia, San Felice Circeo, Ventotene ecc.

Situazioni – va detto con estrema franchezza – che di certo non hanno origini recenti e che si sono andate consolidando negli anni senza che qualcuno abbia fatto alcunché per evitare che esse incancrenissero.

Giova ricordare che anni fa proprio questa Associazione lanciò l’allarme delle residenze “fittizie”a Fondi di individui provenienti da altre Regioni del sud – come, d’altronde, si è verificato anche nelle vicine Terracina, Sperlonga, Gaeta, Minturno, SS. Cosma e Damiano – e qualcuno rispose che… si trattava di… persone perbene fuggite dalla Campania per sottrarsi alle grinfie della camorra!

Va dato atto ad alcuni vertici istituzionali centrali – in particolare al Ministero dell’Interno ed al Comando Generale dei Carabinieri – di avere operato scelte altamente positive sul piano di talune nomine che hanno riguardato la provincia di Latina.

Prefetti dall’alto profilo morale e professionale come i Drr. Procaccini e Frattasi sono più unici che rari: lo stesso va detto per quanto riguarda alcuni Comandanti provinciali dei Carabinieri dello spessore dei Colonnelli Tomasone e Rotondi.

Ma, purtroppo, su tutto, o quasi, il resto dell’arredo istituzionale pontino, passato e recente, non si possono esprimere le stesse valutazioni.

In provincia di Latina andrebbe, senza ulteriori indugi, ridisegnata tutta la mappa di posizionamento dei presidi di polizia in quanto non è più tollerabile il fatto che, ad esempio, a Gaeta e Formia, a distanza di 7 chilometri, ci siano due Commissariati della Polizia di Stato, mentre tutti i Comuni dei Monti Lepini ed altri importanti, come Aprilia, non abbiano la presenza di tale Corpo.

Contestualmente va affrontato e risolto il problema, più volte evidenziato da questa Associazione, della presenza del personale, in servizio nei Commissariati di Formia e Gaeta, proveniente dalla vicina provincia di Caserta.

Le vicende che recentemente hanno visto coinvolto qualche operatore di polizia in servizio a Formia in indagini promosse dalla DDA di Napoli sottolineano l’opportunità di trasferire – se non altro, per ragioni di sicurezza dello stesso personale e dei familiari che risiedono nel casertano – gli operatori che provengono dalla Campania in presidi collocati più a nord della provincia di Latina.

Un’altra piaga dolorosa in provincia di Latina è costituita – oltreché dalla Procura della Repubblica, delle cui ultime vicende interne, che riguardano, fra l’altro, anche il “caso Fondi “ (v. campeggio Holiday ma non solo), se ne sono ampiamente occupati la stampa, il Consiglio Superiore della Magistratura, parlamentari, questa Associazione ed altri soggetti – anche dai Comandi della Guardia di Finanza.

Anche per quanto riguarda questo Corpo, molta eco ha avuto nelle cronache nazionali e nell’opinione pubblica la vicenda del misterioso suicidio del Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi, Capitano Fedele Conti, una vicenda sulla quale è indispensabile fare piena luce in quanto l’evento doloroso non può e non deve essere attribuito semplicisticamente a supposti e mai provati motivi di… ”depressione” dell’Ufficiale.

C’è chi dice che tale evento doloso sia da mettere in collegamento con la storia di un campeggio esistente sul litorale di Fondi, un campeggio al quale sarebbero interessate talune personalità.

La Guardia di Finanza in provincia di Latina, pur disponendo di un numero nutrito di dipendenti – soprattutto nel sud pontino, dove ci sono un raggruppamento di Baschi Verdi oltre alla Compagnia – non svolge quell’attività idonea a contrastare la criminalità organizzata su un territorio, qual’è appunto quello pontino, fortemente occupato da una criminalità organizzata che ormai è riuscita a penetrare, come nel caso del Comune di Nettuno, nelle istituzioni. E’ inquietante il fatto che il Comando provinciale di Latina abbia destinato al Nucleo Mobile, la Sezione che svolge indagini per i reati associativi di stampo mafioso, appena 3 sottufficiali. Ciò fa sorgere il sospetto che non si voglia fare un’azione efficace di contrasto della criminalità organizzata.

Sono scarsissime, infatti, le indagini che la Guardia di Finanza ha fatto e fa sulla tracciabilità del denaro, sull’ origine, sulle movimentazioni e sull’impiego di montagne di capitali di origine sospetta.

Un capitolo a parte meriterebbe l’esame del comportamento della Procura della Repubblica di Latina sul piano dell’azione di contrasto della criminalità organizzata, Procura che, pur tenendo conto dei limiti imposti dal legislatore, avrebbe potuto fare molto, con l’istituzione, peraltro, di un apposito pool di magistrati dediti solamente all’azione di contrasto della criminalità organizzata, pool oggi inesistente.

L’attuale Procuratore Capo, infatti, non tenendo conto – anzi smentendo di fatto – di quanto evidenziato nelle numerosissime relazioni delle Commissioni Parlamentari Antimafia, della Direzione Nazionale Antimafia, delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Roma e di Napoli, della Direzione Investigativa Antimafia, del Presidente della Corte di Appello di Roma, del Ministero dell’Interno, dell’Osservatorio della Regione Lazio e di altri autorevoli soggetti, ha pubblicamente “minimizzato” le dimensioni del fenomeno della presenza mafiosa in provincia di Latina, escludendo che si possa parlare di “radicamento” dei clan sul territorio pontino e creando – quel che è di un’estrema gravità – disorientamento nell’opinione pubblica, indecisa se credere alla versione del locale Procuratore o a quella di tutte le altre fonti, Direzione Nazionale Antimafia, DDA, DIA, Ministero dell’Interno, Procura della Corte d’Appello, Commissioni Parlamentari antimafia ecc.

Le dichiarazioni del Procuratore Capo di Latina contraddicono, oltreché quanto rilevato nelle numerose Relazioni sopraccitate, anche quanto dichiarato appena un anno fa dal S. Procuratore della DDA di Napoli, Dr. Antonello Ardituro, autore di molte inchieste sui clan camorristici che operano anche nelle province di Latina e Frosinone, il quale, durante una conferenza stampa nei locali della Questura di Frosinone (quest’ultima ha destinato alla sezione per la lotta contro la criminalità organizzata in provincia di Frosinone solamente 3 operatori! ), ha detto che è ormai provato da numerose inchieste che la camorra considera tutto il basso Lazio parte integrante della provincia di Caserta, tesi, questa, confermata dalla stesso magistrato in occasione di un recente convegno promosso a Formia da questa Associazione.

La scrivente Associazione si è vista costretta a rivolgersi al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere di esprimere un giudizio sul comportamento del Procuratore Capo di Latina, adottando i conseguenti provvedimenti.

Nella Relazione redatta nell’ottobre del 2005 dalla scrivente Associazione ed esposta alla Commissione Sicurezza della Regione Lazio – Relazione inviata anche alla DNA ed a codesto Ministero dell’Interno – sono stati forniti elementi che provano la consistenza del fenomeno della presenza e delle attività della criminalità organizzata nel sud pontino, criminalità organizzata costituita non solo da famiglie provenienti da altre Regioni, ma anche da soggetti locali, che, organici o contigui, comunque ne fanno parte.

In parole povere, oltre a numerosissimi clan, ’ndrine, cosche campane, siciliane, calabresi e di altri Paese, si è formata, ormai nel basso Lazio e, in particolare, in provincia di Latina, una mafia locale annidata in vari settori dell’economia. Una più attenta e rigorosa azione di investigazione da parte soprattutto della Guardia di Finanza ne avrebbe potuto evidenziare le consistenti attività e le dimensioni.

A riprova della consistenza e delle dimensioni del fenomeno mafioso su questo territorio-territorio che comprende, in particolare, le due province di Latina e Frosinone – più volte la stampa nazionale e locale –L’Espresso, Il Sole 24 ore, Left Limes, RAI, La 7, Latina Oggi, Il Messaggero e numerose altre testate-hanno evidenziato gli intrecci esistenti fra individui facenti parte di clan e soggetti appartenenti alle istituzioni e al mondo della politica. Le inchieste “Formia Connection” e quella più recente denominata “Damasco” su Fondi, con tutti i collegamenti emersi con personaggi di altri comuni e della Regione, lo provano abbondantemente.

Tali intrecci fanno sorgere il sospetto di pesanti condizionamenti della criminalità organizzata non solo sulla vita economica ma anche su quella amministrativa e politica di molti Comuni.

A tal riguardo è opportuno che, a fugare ogni dubbio, il Ministro dell’Interno disponga di verificare, a mezzo di Commissioni di accesso nominate dai Prefetti di Latina e Frosinone, se, come nel caso di Fondi, tali condizionamenti siano stati operati anche nei confronti di soggetti appartenenti alle amministrazioni di Terracina, Latina, Gaeta, Formia, Minturno, SS. Cosma e Damiano, Cassino e Fiuggi.

IL SEGRETARIO REGIONALE
Dr. Elvio Di Cesare

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