Botte, ricatti, torture: quelli ti levano la vita”. I due pentiti di Ostia fanno tremare il clan.L’inferno ad Ostia

La Repubblica, Martedì 26 aprile 2016

“Botte, ricatti, torture: quelli ti levano la vita”. I due pentiti di Ostia fanno tremare il clan
I testimoni Michael e Tamara,  marito e moglie, hanno raccontato la città ostaggio dei nuovi mafiosi, la famiglia Spada. Un “inferno in terra” a un passo dalla Capitale

di ATTILIO BOLZONI

ROMA. Su una piccola strada di Ostia che chiamano “la vietta” si spalancano le porte dell’inferno in terra. Sono due ragazzi che ce l’hanno fatto conoscere, Michael e Tamara. Marito e moglie, tutti e due pentiti. A meno di trenta chilometri dal Campidoglio, in via Antonio Forni – “la vietta” – c’è un mondo ai confini del mondo dove tiranneggiano gli Spada, miserabile tribù criminale imparentata con i Casamonica e acquartierata fra la famigerata piazza Gasparri e quell’Idroscalo dove nel marzo del ’75 uccisero Pasolini. Gli Spada, zingari che sono diventati mafiosi in una città nella città soffocata dalla paura.

Comincia così, l’11 gennaio del 2016, la confessione di Michael Cardoni, ventisei anni, vedetta e spacciatore per conto di uno dei clan di Ostia: “Per me è giusto quello che sto facendo, perché quelli ti levano la vita, ti levano tutta la vita”. Sua moglie Tamara Ianni, ventisette anni, aveva iniziato a parlare tre settimane prima: “Picchiavano sempre mio marito, lui lo volevano morto e io che mi prostituissi per loro, minacciavano di contagiarmi l’Aids, ci stavano portando via la casa”. E non solo quella.

Michael e Tamara hanno due bimbi, il primogenito porta lo stesso nome di battesimo dello zio di Michael che era Galleoni detto “Baficchio”, uno dei discendenti della Banda della Magliana ucciso a Ostia il 22 novembre del 2011. Nelle loro superstizioni zingaresche, gli Spada lo hanno sempre ritenuto la reincarnazione del boss. Per loro era un’ossessione. Prima o poi sarebbe toccata anche al piccolo. L’incubo di Michael e di Tamara inizia proprio con la morte di Galleoni, steso sempre in quella via Forni insieme al suo amico Francesco Antonini “Sorcanera”. È l’agguato che in un’Ostia già chiusa dal suo lungomuro che nasconde il mare e prigioniera di un Municipio che poi sarà sciolto per mafia, segna la scalata degli Spada. I capi dei Fasciani sono in carcere, i Triassi messi fuori gioco dalla concorrenza, gli zingari si sentono padroni. E da quel momento per i “Baficchi” e le “Baficchie” – così, maschi e femmine, vengono identificati gli aderenti a quella famiglia – è la fine.

Le minacce si trasformano in pestaggi, gli avvertimenti in raid notturni punitivi, gli Spada non si sarebbero più fermati se Michael e Tamara non avessero deciso di collaborare con i carabinieri e con il sostituto procuratore della repubblica Ilaria Calò. I seviziatori sono tutti finiti in carcere una decina di giorni fa per una quarantina di attentati, incendi ai chioschi, danneggiamenti agli stabilimenti balneari con lancio di granate da guerra. Governavano anche il commercio delle case popolari occupate abusivamente nella “vietta”: decidevano loro chi ci doveva abitare e chi doveva andarsene. Ottavio Spada detto “Marco”, Maria Dora Spada detta “Bella”, Enrico Spada detto “Pelè”, Silvano Spada detto “Silvio”, Nando De Silvio detto “Focanera”, Massimo Massimiani detto “Lelli”. Ecco cosa hanno raccontato Tamara e Michael.

Tamara: “Una notte si sono presentati sotto casa mia venti zingari, alla loro testa c’era Massimiliano Spada e suo suocero Enrico Spada conosciuto come Pelè, il primo aveva una pistola e il secondo un coltello… Ricordo che Pelè, notoriamente sieropositivo, faceva il gesto di sputarmi minacciandomi di infettarmi”. Tamara è riuscita a riprendere la scena con un cellulare che ha consegnato ai carabinieri. Gli zingari erano andati là per annunciare che quella casa se la volevano prendere.

Michael: “Ottavio Spada e Massimo Massimiani, che ho incontrato al bar Music di Ostia, volevano costringerci ad andare via e mi hanno detto: “Se rifiuti esci fuori da casa tua con le gambe verso la porta”, esci da morto capito?”. Tamara: “Massimiani mi ha costretto a seguirlo nella spiaggia e mi ha detto che se mi fossi messa al suo servizio mi avrebbe garantito la sua protezione, che avrei dovuto avere rapporti sessuali con lui, che avrei dovuto fare la prostituta e consegnargli i soldi”.

Dopo mesi di crudeltà Michael non ce la fa più e avverte suo padre Massimo. Tamara: “Mio suocero cercò “Lelli” Massimiani e gli disse che non avrebbe più dovuto prendersela con il figlio…La sera stessa “Lelli” mi diceva che si sarebbe vendicato per l’affronto subito”. Il giorno dopo, il 22 ottobre del 2015, Massimo Cardoni viene gambizzato. Micheal e Tamara ormai sono soli. L’ultima “proposta” arriva da Nando De Silvio, il “Focanera”. Ricorda Tamara: “Voleva il nostro appartamento in cambio di mezzo etto di coca”.

Dalle confessioni dei due ragazzi riaffiora un passato da brividi. È sempre la “vietta” il centro delle loro testimonianze. Lì, in un garage insonorizzato con la gomma piuma, c’era una “stanza delle torture”. E lì che lo zio di Michael, Galleoni, “interrogava” i suoi nemici. Tamara: “So che una volta portò in quella stanza “Lelli”, che fino ad allora era stato un suo alleato ma che era passato con gli Spada. “Lelli” fu ferito da un proiettile però riuscì a fuggire”.

I tempi erano già cambiati. E non bastava più un solo cenno di Galleoni, evocato ancora oggi dai suoi familiari come “la leggenda”, per fermare chi voleva conquistare Ostia. Gli Spada erano già arrivati.


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