Borsellino disse “Sto per trovare molto più di Tangentopoli”

Borsellino disse “Sto per trovare molto più di Tangentopoli”

18 LUGLIO 2020

Il Csm toglie il segreto sulle audizioni del ‘92 e così si svela la testimonianza inedita di Maria Falcone

DI SALVO PALAZZOLO

«Paolo era appoggiato a una colonna del chiostro della Chiesa di San Francesco – sono le parole di Maria Falcone – era appena finita la messa del trigesimo di Giovanni, mi disse: “State calmi perché sto cercando di arrivare… state tranquilli, ci riusciremo”». Cosa aveva scoperto Paolo Borsellino un mese dopo la morte dell’amico Giovanni? Una traccia per arrivare agli assassini? Oppure la trattativa fra un pezzo dello Stato e i vertici della mafia, come ipotizza la sentenza di Palermo? Dall’archivio del Consiglio superiore della magistratura, riemergono i verbali segreti della terribile estate del 1992, l’estate delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, oggi è il 28esimo anniversario della bomba che uccise Borsellino e cinque agenti. Nelle 1.400 pagine adesso diventate pubbliche ci sono gli sfoghi dei pm di Palermo per le carenti misure di sicurezza («Siamo pronti a morire, ma lo Stato deve fare la sua parte»), poi i veleni del palazzo di giustizia, e ci sono soprattutto le ultime confidenze di Paolo Borsellino. Che oggi sono una traccia importante, perché le indagini dei magistrati di Caltanissetta sui misteri del 1992 stanno provando a capire cosa spinse Totò Riina ad accelerare la strage di via D’Amelio. «Il lavoro di desecretazione è certamente utile – dice l’ex pm Nino Di Matteo, oggi consigliere del Csm – per conservare la memoria dei magistrati uccisi, ma in certi casi può anche essere utile alla ricostruzione di stragi e omicidi». I verbali del ‘92 sono stati già acquisiti dal procuratore generale Roberto Scarpinato, che sostiene l’accusa nel processo d’appello per la “Trattativa”.

«Sto cercando di arrivare», disse Borsellino a Maria Falcone. Abbiamo riletto questo passaggio dell’audizione (risale al 31 luglio 1992) con la sorella del giudice, che ha subito ricordato: «Paolo mi disse parole ancora più precise: “Sto arrivando a trovare delle cose, altro che Tangentopoli e Tangentopoli”». Maria Falcone ricorda bene quel giorno: «Dopo la messa per Giovanni, Paolo mi aveva portato a vedere il campetto di calcio dove giocavano da bambini. Gli confidai che ero scoraggiata. Mi disse: “Sto lavorando tanto, state tranquilli”».

Non è l’unica traccia fra le 1400 pagine che il Csm ha deciso di desecretare. Anche l’allora pm Enza Sabatino raccontò di una confidenza molto particolare di Borsellino, a proposito di un’indagine delicata. Questo è il passaggio dell’audizione davanti al “Gruppo di lavoro del Csm per gli interventi nelle zone più colpite dalla criminalità organizzata”: «Il 30 giugno, gli chiesi di un articolo del Giornale di Sicilia , il titolo era: “Non fu per i contrasti con Giammanco che Falcone andò via dalla procura”. Riprendeva una sua intervista apparsa sul Mattino tre giorni prima. Quel titolo lasciò tutti un po’ perplessi. Mi disse: “Non è una marcia indietro, devi leggere l’intera intervista, è stata pubblicata male”. E dopo questa interpretazione falsata dell’intervista, lui non interviene più da nessuna parte, preoccupandosi per le indagini in corso». In un altro passaggio, Enza Sabatino diceva: «Paolo era teso, preoccupato (…) Nei primi giorni di luglio, mi disse che aveva in corso indagini delicate, mi parlò di alcuni pentiti». Borsellino stava interrogando Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, che gli stavano aprendo scenari inediti sui rapporti di Cosa nostra con apparati istituzionali e il mondo dell’economia. Indagini complesse, soprattutto per gli ostacoli che Borsellino incontrava in procura, allora diretta da Pietro Giammanco: «Il 29 giugno lo sentì per telefono – raccontava ancora la magistrata – era molto giù. Gli dissi scherzando: “Oggi sei stato in buona compagnia, con il capo”. Mi rispose: “Oggi è stata una cosa brutta, ci sono stati momenti in cui mi sembrava di tornare ai vecchi tempi, quelli peggiori”». È nei 57 giorni fra le due stragi che bisogna cercare. L’ha ribadito, al processo di Caltanissetta contro il latitante Messina Denaro, il legale di parte civile della famiglia del giudice, l’avvocato Fabio Trizzino: «Dobbiamo capire quali informazioni possano essere finite a Borsellino, potremmo iniziare a vedere la finalità preveniva di bloccarlo sul fronte del dossier mafia e appalti». Il pm Gabriele Paci ha chiesto l’ergastolo per Messina Denaro, adesso imputato anche per le stragi del 1992.

fonte:https://rep.repubblica.it/


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