Bombe e Foggia, arrestate due persone. La vittima: “Era meglio se non scoprivano niente”

La Stampa

Bombe e Foggia, arrestate due persone. La vittima: “Era meglio se non scoprivano niente”

Il giudice ai cittadini: «Non è possibile continuare così, con questo atteggiamento di sottomissione»

VALERIA D’AUTILIA

PUBBLICATO IL

11 Marzo 2021

FOGGIA. Subisce un attentato, ma quasi si rammarica per l’individuazione dei colpevoli. È spaventato, non vuole pensino sia stato lui a fare i loro nomi. «Lo dico a tutti i cittadini: non è possibile continuare così, con questo atteggiamento di sottomissione, piegando la testa». Rabbia e sconcerto nelle parole del procuratore di Foggia nel giorno degli arresti per la bomba ai danni dello studio di un perito assicurativo. Fatti dello scorso novembre, quando un ordigno colpì l’edificio e tre auto parcheggiate nella zona. Nelle ultime ore, individuati i presunti responsabili: il mandante e l’esecutore. Ma, per gli investigatori, l’assenza di collaborazione è grave.

E parlano di un’intercettazione: «Era meglio se non scoprivano niente» dice il professionista parlando al telefono. «È mai possibile che la vittima di un attentato che ha danneggiato il suo studio e poteva mettere a repentaglio la vita delle persone anziché complimentarsi con noi quasi si senta in dovere di andare da loro a giustificarsi? Non lo fa solo nel timore di essere intercettato. È un atteggiamento grave – commenta Ludovico Vaccaro – che fa comprendere il contesto difficile nel quale lavoriamo». La magistratura auspica un cambio culturale, qui dove con esplosivi e intimidazioni i clan gestiscono il controllo del territorio. E ricorda anche la recente vicenda di un imprenditore che aveva subito ritorsioni e «dopo essere stato ascoltato in procura, ha sentito il bisogno di contattare il gruppo criminale indagato per dire cosa gli avevamo chiesto».

Le forze dell’ordine tornano a chiedere una vicinanza al loro lavoro da parte dell’intera città, ricostruendo uno dei tanti episodi che hanno destato allarme nel foggiano. L’attentato allo studio come «risposta criminale al rifiuto di seguire una pratica di risarcimento» sottolinea il sostituto procuratore Rosa Pensa. Il perito, infatti, «conosceva la pericolosità di questo soggetto e dei suoi familiari» e aveva preferito tirarsene fuori. Da qui, secondo gli investigatori, il movente. Determinanti alcune telecamere presenti nella zona. In particolare, in una registrazione, si vede un uomo che si allontana dall’area pochi secondi prima dell’esplosione.

«Sapeva che a momenti sarebbe accaduto qualcosa in quella via» commenta il comandante del nucleo investigativo Pasquale Del Prete. Si tratta del 52enne Antonio Consalvo. Poi ulteriori indagini e intercettazioni hanno permesso anche di scoprire quello che i militari ritengono il complice e mandante, Francesco De Stefano, 27enne. Entrambi con precedenti.

La bomba dell’anno scorso era arrivata appena 48 ore dopo la maxi operazione «Decimabis» che aveva interessato 38 persone ritenute affiliate alle storiche «batterie della Società foggiana» che si contendono il territorio. Proprio quei clan che il capo dell’Antimafia Cafiero De Raho aveva indicato come «nemico numero uno dello Stato». Solo negli ultimi 4 anni, oltre 60 operazioni per arginare la criminalità di quest’area della Puglia. Nel 2018, la raffica di arresti con «Decima azione» per estorsioni e infiltrazioni nel tessuto socio- economico. La violenza resta il metodo per fare affari, che si concentrano soprattutto nel commercio, nella pubblica amministrazione e nell’edilizia. Negozi, bar, strutture sanitarie, automobili. Chi prova a fare impresa, deve pagare il pizzo.

Come i fratelli Vigilante, imprenditori finiti sotto scorta, e destinatari di una serie di intimidazioni. Le richieste variano dal fisso mensile a migliaia di euro. Una sorta di costo fisso per chi voglia fare economia. Ecco perché la collaborazione delle vittime è fondamentale. «La sicurezza del territorio passa anche dalla fiducia per il nostro lavoro- spiega il comandante del reparto operativo, Giuseppe Vecchia- e quello che facciamo non può essere vanificato dalla chiusura dei cittadini».

Intanto, si indaga anche sull’ipotesi di infiltrazioni mafiose al comune di Foggia. In questi giorni, una commissione del Viminale è al lavoro per verificare gli atti amministrativi, su richiesta del prefetto Raffaele Grassi che ha disposto «verifiche ispettive su possibili infiltrazioni nell’ente». Sarà un lavoro di mesi- preannunciano- per verificare «se ricorrano pericoli di infiltrazione o condizionamenti da parte della criminalità organizzata nell’ambito dell’amministrazione». Risultano inchieste che hanno interessato anche alcuni dipendenti comunali e, per presunte tangenti, è stato arrestato anche un consigliere.

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