Blitz incendiano al Gran caffè Tirreno di Formia ed altro.Basso Lazio sempre più sotto il fuoco delle mafie.Saltati vecchi equilibri si sta disegnando una nuova geografia.C’é il rischio che si passi prima o poi a scontri armati fra vecchi e nuovi clan .Allarme rosso!!!!!!

Latina Oggi, Domenica 12 Giugno 2016

Partite da un bidone, le fiamme non sono riuscite a percorrere la scia di liquido infiammabile
Blitz incendiano al bar
Il locale Gran caffè Tirreno è stato cosparso all’esterno di olio ed è stato appiccato fuoco

di MARIANTONIETTA DE MEO

Un possibile atto intimidatorio nei confronti del Gran caffè Tirreno di Formia.
Ignoti hanno cercato di dare fuoco al bar situato su via Vitruvio nel pieno centro cittadino. Solo un caso fortuito ha fermato l’incendio che poteva avere conseguenze devastanti.
Il rogo è partito dai cassonetti della spazzatura lasciati lungo il muro della traversa vicina che conduce su via Rubino e un liquido infiammabile è stato cosparso lungo tutto il perimetro del locale. L’intento potrebbe essere stato quello di appiccare il fuoco ai bidoni (posizionati in un punto più nascosto) e poi da lì tramite il liquido farlo arrivare fino al bar.
Erano circa le due di notte quando si sono viste alzare le fiamme e – per fortuna – una signora che abita al piano superiore al locale, notando qualcosa di strano, si é affacciata ed appena visto il fuoco, dall’alto ha buttato dell’acqua spegnendo le fiamme che, così, non sono riuscite a propagarsi. Immediatamente sono stati allertati i proprietari del bar.
Questi ultimi, spaventati per quanto accaduto, hanno chiamato i carabinieri della Compagnia di Formia, guidata dal capitano David Pirrera, che hanno subito avviato le indagini. Innanzitutto le verifiche sul liquido cosparso attorno al bar.
All’inizio sembrava più gasolio, ma pare che si tratti di olio (comunque un prodotto infiammabile). I carabinieri hanno provveduto anche a fare dei rilievi nella zona, verificando anche la presenza di qualche telecamera che possa aver ripreso qualche immagine.
Purtroppo, pare che non ci siano impianti di videosorveglianza. Poche anche le testimonianze, considerato l’orario in cui è avvenuto l’episodio. I titolari auspicano comunque, che non si tratti di un vero e proprio atto intimidatorio e sperano che sia stata, invece, solo una bravata tra ragazzi che volevano incendiare i bidoni dell’immondizia.
«Non abbiamo mai ricevuto minacce o cose simili, nulla che possa far pensare ad un’intimidazione», hanno detto infatti ieri mattina.
Ma gli inquirenti non escludono nessuna pista, nemmeno, appunto, la ragazzata. Quello che ha destato più sospetti e preoccupazione è stato il fatto che l’olio è stato cosparso a partire dal bidone dell’immondizia lungo il perimetro del bar, dalla traversa fino alla parte che affaccia su via Vitru-vio e, se non fosse stato spento nell’immediato, poteva travolgere gli arredi del locale. Liquido che ha reso il marciapiede scivoloso, tanto che è stato necessario riscoprirlo con della segatura.
L’episodio ha destato molto scalpore, anche alla luce di quello che si è registrato nell’ultimo periodo nell’estremo sud pontino, tra Castelforte e Santi Cosma e Damiano, dove ci sono stati diversi attentati ad imprenditori e commercianti della zona.
Il modus operandi di chi ha agito in questa area è stata diversa però, essendosi trattato -nella maggior parte dei casi -soprattutto di spari. Ma nulla viene esclusa, anche se per gli investigatori il collegamento per il momento sembra essere azzardato.

 

Latina Oggi, Domenica 12 Giugno 2016

Gli indizi che portano alle nuove leve
Sfidano chiunque anche i clan storici che avevano siglato un patto di non belligeranza

Pochi elementi in un anno e mezzo eppure tante tracce utili per parlare di una nuova leva organizzata per intimidire, anzi forse più di un gruppo. Ma certamente la composizione include soggetti molto giovani e senza alcuno scrupolo. Infondo è questa la primissima radiografia degli investigatori sugli attentati che si sono registrati fino a ieri solo nell’estremo sud della provincia, con l’eccezione, adesso, di Formia e la scorsa primavera l’incendio doloso ad uno stabilimento sul lungomare di Serapo a Gaeta. Ci sono alcuni elementi in questa scia di attentati che si verificano in un comprensorio così piccolo che lasciano spazio a considerazioni nuove. La prima: nessuno dei titolari delle attività colpite ha potuto fornire indicazioni utili agli investigatori in quanto tutti hanno riferito di non avere mai ricevuto richieste di denaro o altro che possa integrare almeno il tentativo di estorsione. Dunque siamo, a questo punto, di fronte a una quindicina di ragazzate. Eppure qualcosa indica una caratura criminale piuttosto marcata, se si pensa che tra le vittime ci sono aziende di primaria importanza, tipo la «Caturano» e taluni blitz sono avvenuti in zone potenzialmente controllate dalle telecamere di privati. Finora è stato praticamente negato un minimo comun denominatore tra i diversi attentati ma è difficile pensarli come episodi singoli. Nel corso dell’audizione del questore in Commissio-
ne parlamentare d’inchiesta sui fenomeni mafiosi, la parte dell’intervento riservata al sud pontino è stata secretata perché ci sono indagini in corso. In realtà una ricostruzione molto attendibile di quanto sta avvenendo nel sud della provincia riporta indietro di molti anni, quasi venti, per le modalità di intervento (bruciati mezzi meccanici nei cantieri per esempio) e per la zona interessata, quella tra Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano. In più: si sa che l’area del sud pontino è frequentata ed è oggetto di interesse di clan diversi e che tra di loro esiste una sorta di stato di pace non scritto che, comunque, ha dato finora i suoi frutti. L’una formazione non spara sull’altra e nessuna ha mai sollevato il polverone con attentati, piuttosto si è presa pezzi di economia, come prova il provvedimento di confisca dei beni della famiglia Ascione proprio a Formia. In un simile contesto gli attentati degli ultimi mesi non hanno una loro collocazione, quindi a sparare contro le vetrine dei negozi e a incendiare le pale meccaniche potrebbe essere un piccolo, nuovo, rampante gruppo di fuoco che non ha nulla a che spartire con i clan radicati. O semplicemente non li rispetta. Nuove leve succedute ai molti pentiti e ai capi che sono finiti in carcere «per colpa» dei pentiti. Una analisi di questo tipo viene fatta dagli investigatori per i territori della Campania rimasti orfani dei casalesi ed ora in mano a piccole bande. In fondo può essere lo stesso destino toccato al sud pontino.

 

Latina Oggi, Domenica 12 Giugno 2016

L’escalation di spari nell’estremo sud pontino
Nella zona compresa tra Mintumo, Castelforte e Santi Cosma e Damiano

Purtroppo il sud della provincia di Latina, da diversi mesi, è al centro di una serie di episodi, caratterizzati da colpi di arma da fuoco esplosi contro attività commerciali e da incendi dolosi. Casi che, però, hanno sempre interessato la zona compresa tra i Comuni di Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano.
I colpi di arma da fuoco, come si ricorderà, furono esplosi contro le abitazioni di Castelforte della famiglia Ambroselli, che gestisce l’azienda di raccolta rifiuti; anche l’ingresso dell’Hotel Nuova Suio, di proprietà del presidente dell’associazione termalisti di Suio, Mario Ciorra, fu preso di mira. Fucilate furono esplose anche contro l’agenzia funebre di Francesco Cifonelli, che si è visto danneggiato le porte d’ingresso delle sedi di Santi Cosma e Damiano e di Scauri.
Qualche mese fa alcuni operai di una ditta edile di Roma furono minacciati con una pistola da uno sconosciuto, mentre stavano terminando i lavori in una
scuola di Santi Cosma e Damiano, nel cui cimitero, qualche mese dopo, è stato dato alle fiamme un escavatore della ditta Simar di Formia.
Un altro incendio ha poi interessato una betoniera della Calcestruzzi Volturnia.
Come se non bastasse successivamente un’altra fucilata fu indirizzata a Scauri contro il portone d’ingresso del condominio di via Appia, dove si trova l’ufficio del candidato a sindaco avvocato Maurizio Faticoni e l’abitazione del candidato a consigliere Pietro De Siena. La scia di fatti di cronaca, purtroppo, non si è fermata, in quanto altre fucilate fu-
rono esplose nei confronti dell’auto di Saverio Perrone, 47enne di Castelforte, gestore del bar che si trova proprio sotto il municipio di Santi Cosma e Damiano. La serie di episodi si è conclusa poi con altri colpi d’arma da fuoco esplosi contro la serranda di un panificio di San Lorenzo di Santi Cosma e Damiano. Tutti questi fatti, considerato il modus operandi, secondo gli inquirenti sembrerebbero legati tra loro ed avrebbero delle particolarità somiglianti, non ultimo il fatto che tutti i commercianti e gli imprenditori presi di mira, avrebbero riferito di non aver mai ricevuto richieste ne minacce. • G.c.

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