Bisogna colpire la “mafia bianca”, quella dei professionisti, della politica, delle istituzioni, se si vuole vincere non solo le battaglie ma la guerra.

Ora, dopo la cattura di Zagaria, è la politica a tremare.

E quei pezzi di istituzioni corrotti che tengono bordone alle mafie da sempre.

Un castello che rischia di crollare da un momento all’altro e che, con le investigazioni sempre più serrate e le dichiarazioni di pentiti, nel crollo potrebbe trascinare tanta, tantissima gente che in un modo o nell’altro ha fatto affari con i mafiosi.

Non vorremmo trovarci nei panni di questi criminali che per fame di soldi hanno consentito che l’economia del Paese –e nel nostro caso, del Lazio – diventasse criminale.

Insieme a tanta parte della politica e delle stesse istituzioni.

Zagaria ed i Casalesi hanno partecipazioni dappertutto, soprattutto nel Basso Lazio.

Solo noi abbiamo individuato presenze e investimenti sospetti a Gaeta, Formia, Itri, Sperlonga, Fondi, Civitavecchia ecc. ecc. , presenze ed investimenti sui quali è necessario avviare o approfondire le indagini.

Il quadro che ci si è presentato è davvero inquietante in quanto quello che è stato fatto finora, grazie alle sforzo lodevole solamente (la maggior parte della gente è omertosa e non ha mai collaborato) delle forze dell’ordine e soprattutto di taluni magistrati di Napoli, ci appare appena la punta dell’iceberg.

Tantissimo c’è ancora da fare sui versanti delle contiguità e delle collusioni con i professionisti, con i politici, con uomini delle istituzioni.

E’ qui che bisogna colpire e non solo sulla manovalanza militare.

I “Colletti bianchi”, la mafia più pericolosa, quella cosiddetta “invisibile” che tale non è perché sanno tutti chi sono i veri mafiosi in giacca e cravatta, seduti nei circoli, negli uffici, negli studi professionali e, poi, nei consigli comunali, provinciali, regionali, nel Parlamento, nei partiti politici.

I “professionisti”, la categoria alla quale appartiene quell’ingegnere cui ha fatto cenno Piero Grasso come il progettista ed il costruttore del bunker nel quale si nascondeva il criminale Zagaria.

Gli ingegneri, gli architetti, i notai, i commercialisti, gli avvocati che sostengono e difendono questi criminali ed i politici e gli amministratori pubblici che danno ad essi licenze, concessioni, autorizzazioni e quant’altro ottenendo in cambio soldi e voti.

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