Beni confiscati, la denuncia delle associazioni: “Nessun alloggio assegnato alle famiglie in condizione di bisogno abitativo”.

SONO ANNI CHE L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO VA GRIDANDO IN TUTTE LE SEDI ED A TUTTI I LIVELLI IL SUO FERMO DISAPPUNTO CIRCA L’ASSEGNAZIONE DEI  BENI CONFISCATI ALLE MAFIE ALLE ASSOCIAZIONI ,FONDAZIONI O QUALUNQUE ALTRO ORGANISMO CHE SI RICHIAMI ALLA LOTTA ALLE MAFIE.LE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA DEBBONO FARE LE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA E NON LE IMPRESE,AIUTANDO CON SEGNALAZIONI,DENUNCE E QUANT’ ALTRO FORZE DELL’ORDINE E MAGISTRATURA INQUIRENTE.I BENI CONFISCATI ALLE MAFIE VANNO ASSEGNATI A FAMIGLIE DISAGIATE,LAVORATORI DISOCCUPATI,PERSONALE DI POLIZIA E COSI’ VIA  E BASTA.BASTA CON GLI SCANDALI  AI QUALI CI SIAMO VISTI  COSTRETTI AD ASSISTERE,SCANDALI CHE LEDONO  LA DIGNITA’ E L’IMMAGINE DI TUTTO IL FRONTE DELLA VERA ANTIMAFIA SOCIALE.BASTAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!! !
Beni confiscati, la denuncia delle associazioni: “Nessun alloggio assegnato alle famiglie in condizione di bisogno abitativo”

Sulla gestione dei beni confiscati, secondo il sindaco Falcomatà, il Comune di Reggio Calabria è un “punto di riferimento nazionale”. In tre anni di Amministrazione comunale però, nessun alloggio confiscato alla ndrangheta è stato assegnato alle famiglie in condizione di bisogno abitativo, come avviene in altre città. Eppure l’uso sociale dei beni confiscati non dovrebbe riguardare esclusivamente l’assegnazione alle associazioni del Terzo settore o l’housing sociale per garantire assegnazioni temporanee di alloggi a famiglie con reddito medio. In questo momento di grave crisi economica, infatti, proprio coloro che avrebbero un maggiore bisogno abitativo non vengono contemplati: le famiglie a basso reddito e prive di un alloggio adeguato. Sono centinaia le famiglie reggine in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare e una parte di esse è anche vincitrice del bando pubblico 2005. Proprio gli alloggi confiscati alla ‘ndrangheta potrebbero essere assegnati a queste famiglie. La linea seguita dal Comune e dalla stessa città Metropolitana sembra essere netta: anziché prendere in considerazione le condizioni delle persone più vulnerabili, senza un alloggio adeguato, si preferisce assegnare immobili ad associazioni o, al limite, alla classe media.

E infatti la due giorni dedicata al tema dei beni confiscati si conclude con la città Metropolitana che assegna un bene ad un ente del Terzo settore. Nulla da eccepire, se non ci fossero famiglie vincitrici di un bando in attesa da un decennio o, per esempio, sotto sfratto esecutivo. Anche dal Terzo settore, impegnato nella difesa dei diritti dei più vulnerabili, ci si aspetterebbe un atteggiamento critico riguardo a questo orientamento. Da mesi le associazioni riunite nell’Osservatorio sul disagio abitativo, il movimento Reggio non tace e la Collettiva AutonoMia, chiedono all’Amministrazione comunale di definire il numero di alloggi confiscati alla ndrangheta da destinare ad alloggi popolari per l’assegnazione alle famiglie aventi diritto. Nessuna risposta è mai giunta, nonostante il Comune dichiari che l’approvazione del relativo regolamento sui beni confiscati costituisca garanzia di trasparenza. Anche i motivi, espressi per giustificare questa linea d’azione, appaiono deboli. La necessità di ristrutturazione dei beni confiscati, infatti secondo il Comune è alla base della decisione di assegnare alle associazioni in grado di provvedere ai lavori con proprie iniziative. Ma in realtà anche per le famiglie, il Comune potrebbe provvedere alla ristrutturazione attingendo ai finanziamenti pubblici, come il bando regionale “Social Housing Por Calabria Fesr Fse 2014- 2020” o simili. Alcune famiglie inoltre, pur di avere un tetto sulla testa, sarebbero disposte a provvedere direttamente alle opere di ristrutturazione dell’alloggio . Di fronte al disperato bisogno abitativo delle famiglie a basso reddito, nessuna scusa può reggere.

Giovedì, 16 Novembre 2017

fonte:http://ildispaccio.it

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