Beni confiscati alle mafie: uno su tre resta libero. E’ vergognoso

L’indagine di Libera e Cnca: il 30% degli stabili è abbandonato. Il 7,6% è utilizzato a fini di lucro. E per quasi il 40% non c’è trasparenza sul riuso. Tra gli spazi ancora inutilizzati la sala giochi dove fu ucciso l’ultimo boss della Magliana

Oltre il 30 per cento dei beni sequestrati alle mafie, e consegnati al Comune a fine 2009, è abbandonato o non utilizzato a fini sociali come invece prevede la legge. A questi si aggiunge un 7,6 per cento che risulta destinato ad attività produttive ma appare tuttavia occupato per finalità di lucro diverse rispetto quelle previste dalla destinazione. E ancora: il 39,3 per cento è composto da appartamenti, terreni, garage per i quali non è stato possibile verificare l’utilizzo. È quanto emerge dal dossier “Riprendiamoci il Maltolto” realizzato dai volontari delle associazioni Libera, Equorete, Cnca Lazio, daSud, Gioventù attiva e Action che hanno monitorato 117 realtà sulle 135 distribuite nel Comune.

Diversa la concentrazione di ciò che è stato confiscato nei vari territori. Il XX Municipio, ad esempio, risulta quello con il maggior numero di beni (19), seguito dal X (15), dall’XI (12), dal VI (11), dal XV e il II (10). Nel Municipio III ce n’è soltanto uno, seguito dal XVIII e XIX (2). Molti i beni vuoti come la sala giochi di via Cesare Maccari, a due passi dalla quale nel 2009 venne ucciso Emidio Salomone, considerato l’ultimo boss della banda della Magliana. Destinato a divenire la sede di un’associazione, questo spazio da due anni è vuoto e abbandonato.

Senza alcun utilizzo anche lo stabile di via Barbana: un’altra realtà destinata a ospitare associazioni ma poi inutilizzata. In via Campo Marzio un appartamento confiscato nel 2002 con ipoteca probabilmente andrà a un istituto di credito. Altro caso sono i beni occupati senza fine sociale: come in via Laurentina chilometro 12 dove sul terreno ci sono officine e carrozzerie. Mentre rappresentano un’altra storia le realtà che hanno avuto uno scopo sociale come il Cinema Aquila o la Casa del Jazz, confiscata nel 2001 a Enrico Nicoletti, cassiere della banda della Magliana, è ora affidata a Zetema.

“Questi beni sono un segno della presenza delle organizzazioni criminali sul territorio – dice Ferdinando Secchi, di Libera Roma – La provincia di Roma è infatti al settimo posto nel panorama nazionale, con 383 beni confiscati. E il risultato spinge ora le associazioni ad avanzare alcune proposte per la gestione dell’ingente patrimonio sequestrato: dall’istituzione di un registro pubblico dei beni confiscati nel Lazio alla creazione di uffici dedicati nonché lo stanziamento di risorse per ristrutturare gli immobili confiscati”.

Laura Serloni

(Tratto da Repubblica)

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