Beni confiscati alle mafie rischiano di ritornare nelle mani dei mafiosi

A rischio asta due edifici tra quelli confiscati alla mafia in Basilicata

POTENZA – Case, ville, immobili della mafia confiscati e rimessi in vendita all’asta. Con il rischio che finiscano di nuovo nelle mani dei clan. Fa discutere l’emendamento alla nuova Finanziaria che, di fatto, cancella la legge 109/1996 con la quale si destinavano questi beni a finalità di natura sociale. In Basilicata complessivamente sono 11 gli immobili confiscati, quasi tutti già destinati. Solo due (si veda nell’altra pagina) sono ancora a disposizione dell’Agenzia del Demanio in attesa di una destinazione. In provincia di Potenza i tre immobili «strappati» ad attività mafiose si trovano tutti a Palazzo San Gervasio e sono l’«eredità» del clan Sciarra, gruppo malavitoso che ha «giganteggiato» nell’intero comprensorio tra usura ed estorsione. Antonio Sciarra, capo dell’omonimo clan, è stato condannato lo scorso aprile a 9 anni di reclusione dal tribunale di Melfi. Una raffica di assoluzioni e prescrizioni hanno però visto cadere l’ipotesi di associazione a delinquere e poi le partecipazioni al reato degli altri imputati per i quali il pm aveva invece chiesto pene, a cominciare dalla moglie di Sciarra, Maria Serafina Colabella.

Tre immobili di Sciarra furono confiscati alla fine degli anni ‘90 dagli agenti della questura di Potenza: si tratta di due palazzine e di un insediamento artigianale. Il Ministero dell’Interno li consegnò al Comune di Palazzo che a sua volta, come indicava la legge Latorre (dal nome del suo relatore), li destinò ad attività sociali. Uno dei due edifici sequestrati è stato utilizzato dall’associazione «Amica» (nella foto grande al centro della pagina). Il secondo palazzo, non ancora ultimato, è in attesa di conoscere il suo futuro. Per questo stabile, in particolare, è stato elaborato un progetto che prevede un centro integrato per servizi socio assistenziali, ma occorrerebbe completare quello che è uno «scheletro» di edificio: l’amministrazione comunale, insomma, dovrebbe reperire i necessari fondi, alimenta il sospetto che si vada verso un totale disimpegno. Lasciando il rudere alla mercé dell’incuria e dell’abbandono.

L’area artigianale, infine, dove prima della confisca si fabbricavano prodotti per l’edilizia (solai prefrabbricati e quant’altro) da diversi anni è stato trasformato in centro di accoglienza per lavoratori extracomunitari. All’epoca della confisca dei beni il sindaco di Palazzo era l’avvocato Mario Romanelli.

Secondo un recente monitoraggio, il maggior numero di confische in Italia è stato registrato in Sicilia con 3.683 beni immobili e 373 aziende che lo Stato ha ripreso dalle mani dei clan mafiosi. Subito a seguire c’è la Campania con 1.237 beni immobili e 200 aziende. Le altre regioni? 105 i beni immobili confiscati in Piemonte, 570 in Lombardia, 336 nel Lazio, 24 in Abruzzo, 2 in Molise, 1.237 in Campania, 585 in Puglia, 1.173 in Calabria e 77 in Sardegna.

Massimo Brancati

(Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno)

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