BASTA CON L’ANTIMAFIA DELLE CHIACCHIERE E DEGLI AFFARI !!!!!!!!!!!! QUESTA CI OFFENDE TUTTI E CI BUTTA FANGO ADDOSSO. L’ANTIMAFIA VERA SI FA SENZA INTERESSI NE’ ECONOMICI NE’ POLITICI,GRATIS E CON LA DENUNCIA NOMI E COGNOMI.

L’agire dell’antimafia


 

 

Giorni fa, Attilio Bolzoni, giornalista e scrittore che non solo non ha bisogno di presentazioni, ma neppure avverte la necessità di prendere lezioni sul tema della mafia, ha sollevato sul quotidiano “La Repubblica” il delicatissimo tema dell’antimafia degli affari. Una questione che avevamo “nella penna” in tanti di noi. Come si è trasformato l’agire antimafia in questi anni, cosa è diventato certo associazionismo, gli affari che sono dietro certe iniziative, alcuni cartelli antimafia diventati strumento per carriere politiche e candidature al Parlamento. Attilio lo ha fatto e lo ha fatto bene. “Antimafia sottomessa” alla politica che elargisce danari, “antimafia consociativa” che non disturba il potere. “Dipendente da quella governativa che presenzia pomposamente agli anniversari di morte, che organizza convegni alla memoria, che firma convenzioni e protocolli con gli amici che sceglie a suo piacimento sui territori”. Un Circo Barnum dove si ciancia di “legalità”, fatto di cialtroni e di politicanti che sul dolore di chi è stato colpito dalle mafie, hanno costruito ingiustificate carriere. Un esercito di “saltimbanchi e approfittatori che girano l’Italia…la questione che stiamo dibattendo è molto più seria e profonda proprio perché è quasi l’intero movimento antimafia che si è svilito”. Parole sacrosante, analisi durissima ma giusta. Solo chi non conosce la realtà di Sicilia, Calabria e Campania (ma anche del Lazio, dove pure sono fiorite varie sigle antimafia) può non sottoscriverle. Noto che alcune associazioni si sono offese, che hanno gridato al complotto, altre, invece, hanno scelto la strada del silenzio. Ho una modestissima proposta, per chi si offende, per chi tace e per chi pensa che la cosa riguardi gli altri: associazioni, gruppi e fondazioni che si richiamano a valori antimafia o che sono intitolate a vittime del dovere (Poliziotti, magistrati, sindacalisti, preti) rendano pubblici i bilanci, dicano con dovizia aritmetica di particolari chi li finanzia e per fare cosa, indichino nomi, cognomi e compensi dei vari partecipanti a convegni e seminari. Insomma, se la caratteristica principale di mafia, camorra e ‘ndrangheta è l’opacità, chi si erge a paladino della lotta alle mafie deve esprimere la massima trasparenza. Chi non è in grado di farlo, la smetta di romperci le scatole con parole vuote, nel rispetto di chi le mafie le ha combattute senza riflettori e finanziamenti pubblici, rimettendoci la vita.

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