Basta, basta, basta con le narrazioni, le commemorazioni e la retorica. Bisogna passare alla fase della DENUNCIA, della DENUNCIA, della DENUNCIA, aiutando forze dell’ordine e magistratura.

La risposta implicita a coloro che negano l’esistenza delle mafie a Formia e nel Basso Lazio è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato alla cattura di alcuni appartenenti alla famiglia Bardellino.

In quell’ordinanza i magistrati della DDA di Napoli hanno scritto infatti che i casalesi esercitano “ un massiccio controllo del territorio con la sottoposizione ad estorsione di tutte le principali attività economiche, un controllo sistematico del sistema degli appalti pubblici e dei subappalti ed il tentativo, spesso riuscito, di controllare le attività politiche ed istituzionali, infiltrandosi anche nelle forze dell’ordine e nelle amministrazioni pubbliche”.

Basterebbero queste parole, in città ed in territori normali, per mettere a tacere definitivamente quell’esercito di irresponsabili che ancora si ostinano a negare la realtà sostenendo che a Formia, a Gaeta, ad Itri, a Sperlonga, a Fondi, a Terracina e così via… non ci sono le mafie e chi, come noi, sostiene il contrario crea solamente… allarmismi…!!!

Malgrado le inchieste “Formia Connection”, le “Damasco”, le altre in corso e quelle altre che bisogna ancora fare, soprattutto, ad esempio, su Gaeta, Itri e Sperlonga, per parlare solamente del sud pontino.

Ci è capitato qualche anno fa, parlando a Frosinone di Cassino:

“Sì, ci sono investimenti ma non ci sono mafie”, ci disse sfacciatamente un personaggio, come se gli investimenti di montagne di capitali di dubbia provenienza piovessero da Marte e non dalle mafie, che, oggi, sono le uniche che dispongono di una massa di soldi senza limite, soldi, ovviamente, macchiati di sangue della povera gente.

Delle due una:

i rappresentanti delle istituzioni, dei partiti, delle associazioni di categoria e quanti altri che continuano a negare la realtà o, comunque, ad edulcorarla ecc, o sono dei ciechi e quindi vanno cacciati perché inadatti ad amministrare gli interessi della collettività, o, peggio, sono dei collusi con le mafie e, quindi, oltre ad essere cacciati, vanno arrestati.

Punto.

E’ quello che chiediamo noi perché, se non si colpisce quest’area criminale, il “cuore” delle mafie, il loro “cervello”, quella dei “colletti bianchi”, potremo arrestare mille Zagaria ma non risolveremo mai il problema mafie che oggi sono IMPRESA, la più grande e ricca impresa del Paese, impresa criminale che sta infettando tutta l’economia nazionale ed internazionale.

I nostri continui, insistenti appelli a quella parte di esponenti politici, di associazioni, di giornalisti, di scrittori, di cittadini che non si sono lasciati corrompere dai soldi sporchi delle mafie a correggere il tiro, a riposizionare le artigliere, puntano proprio a questo:

a non lasciare sole magistratura e forze dell’ordine, a parlare più di fatti specifici, attuali, concreti, a non limitarsi a continuare a parlare di cose del passato, generiche, che servono, sì, a svegliare le coscienze ed a mantenere viva la memoria storica ma che non aiutano a risolvere le cose che sono veramente drammatiche.

Sempre di più.

Oggi occorre una mobilitazione generale della parte sana del Paese che deve cominciare ad agire sul serio, aiutando concretamente, con segnalazioni, denunce, nomi e cognomi dei mafiosi e dei loro sodali annidati nella politica, nelle istituzioni, nelle professioni, forze dell’ordine e magistratura che non vanno lasciate più sole, come purtroppo è avvenuto finora.

Continuare a parlare della strage di Capaci, degli assassini ed altre cose del genere è, sì, utile, ma non basta.

Bisogna andare oltre, passare alla fase della DENUNCIA, perché, facendo così, oltre a risanare moralmente, culturalmente e politicamente un Paese corrotto e mafioso, risaniamo anche la sua economia e le sue finanze, contribuendo a fare in modo che tutti i cittadini onesti stiano meglio.

Oltretutto, quindi, CONVIENE anche.

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