Basso Lazio nelle mani della camorra.

Urge una ristrutturazione dell’apparato investigativo locale.Non é più tollerabile il fatto che ,se non intervengono dall’esterno ,si continui a tollerare una situazione che sta esplodendo  sempre di più.La recente operazione della DDA di Napoli e della Guardia di Finanza di Cassino e Frosinone ,operazione che ha interessato anche  Formia,Gaeta e la provincia di Latina,ha ancora una volta messo in evidenza la carenza di un impianto investigativo locale su un territorio,qual’é appunto il sud pontino, che pullula di gente pericolosa.Gente non più estranea a questo territorio,che si é ormai radicata,che ha i propri figli nati qua e che,grazie alla disattenzione o addirittura alla complicità di funzionari o amministratori pubblici,ha costruito,ha comprato fino a diventare padrona dell’economia,e non solo,del sud pontino.Ormai non esiste più un’imprenditoria locale.Estromessa,distrutta quasi per intero.Dallo studio dei bandi di gara e delle visure camerali che noi facciamo quasi quotidianamente non troviamo una sola impresa che non abbia collegamenti o sospetti di collegamenti con ambienti attenzionati dagli apparati  statali di altre regioni o,comunque,da altre province:Mai un’informativa,mai un’interdittiva antimafia che provengano dagli apparati locali.
Noi dell’Associazione Caponnetto avevamo proposto già qualche anno fa una ristrutturazione dell’apparato di sicurezza locale con la creazione di un supercommissariato a Formia diretto da un 1° Dirigente e con l’istituzione di una sezione distaccata della Squadra Mobile di Latina e ciò per avere sul territorio personale preparato in materia di reati di natura associativa,ma,purtroppo,la proposta non ha trovato accoglimento da parte del Ministero dell’Interno e del Capo della Polizia che pur ci aveva promesso di farla esaminare dagli organismi competenti.
Avevamo anche proposto l’istituzione di una sezione  della DIA che potrebbe trovare allocazione,considerata l’ampiezza e la sicurezza degli ambienti,o nella Caserma dei Carabinieri di Sperlonga o in quella della Guardia di Finanza di Fondi,ma anche questa proposta è stata lasciata cadere nel vuoto.
C’é,poi,tutto il discorso sulla Prefettura di Latina dalla quale non parte una sola interdittiva antimafia.
Questo significa che non si fa assolutamente quell’azione di prevenzione antimafia che la legge affida ai Prefetti.
Una situazione assurda,inammissibile che la dice lunga sulla reale volontà da parte dello Stato,di questo stato,di combattere le mafie in una provincia,qual’é quella di Latina,che rappresenta una delle porte  d’ingresso alla Capitale d’Italia.
In provincia di Latina,considerata la gravità della situazione  che la vede ormai letteralmente OCCUPATA dalle mafie,occorrono Prefetti e Comandanti provinciali e locali più attenti alla realtà.
Ci vuole gente che voglia  e sappia  rendersi conto della realtà drammatica e che non si limiti a fare della retorica che non serve a niente.
Dalla politica non é possibile aspettarsi nulla di positivo.Anzi,visti i precedenti,é bene tenersi alla larga.
Noi abbiamo trovato sensibilità a  questi temi solamente  nei parlamentari e nei consiglieri regionali del M5S,i quali ci hanno presentato interrogazioni,mozioni e proposte nel Parlamento e nel Consiglio regionale.
E questo lo diciamo per onestà intellettuale e non per spirito di partigianeria,che,per stile e per statuto,non ci appartiene.
Continueremo le nostre battaglie e non desisteremo,ma,se vogliamo risolvere il problema,é necessaria una mobilitazione di tutta quella gente che si riempie la bocca di parole come “legalità” e “giustizia” ma che non fa,purtroppo,niente per  cambiare le cose.
                                                                                                                                                               Associazione A.Caponnetto
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