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Avviso Pubblico: ”Dal 1991 a oggi, 402 comuni sono stati sciolti per mafia”

Giuseppe Cirillo 06 Dicembre 2025

Al Sud il 96% dei provvedimenti, ma il contagio raggiunge anche il Centro-Nord. Campania caso simbolo dell’ultimo biennio 

È una fotografia impietosa della fragilità delle istituzioni di fronte alla pressione delle organizzazioni criminali quella scattata da Avviso Pubblico nel suo ultimo dossier “Il male in Comune”. Un dato, in particolare, colpisce: dal 2 agosto 1991 al settembre 2025, in Italia è stato sciolto per mafia, in media, un comune al mese. In totale, 402 enti locali hanno visto la propria amministrazione commissariata per infiltrazioni mafiose, a seguito di delibere del Consiglio dei ministri firmate dal Presidente della Repubblica. “Negli ultimi 34 anni, in Italia, in media, è stato sciolto per mafia un comune al mese”.

Il fenomeno mostra una geografia ben definita: Calabria, Campania e Sicilia concentrano quasi il 90% dei provvedimenti, percentuale che sale al 96% includendo anche la Puglia. 

Ma lo scioglimento per mafia non è più un affare esclusivamente meridionale: Lazio, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e perfino la Valle d’Aosta hanno registrato casi. In Sardegna e Veneto, invece, alcune istruttorie si sono concluse con un’archiviazione. Tornando al mosaico complessivo, che coinvolge 35 province, emerge come ben cinque territori – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – rappresentino da soli quasi due terzi degli scioglimenti. A essere maggiormente esposte sono soprattutto le realtà più piccole, spesso prive delle strutture amministrative necessarie a resistere alla pressione dei clan. Lo confermano anche i dati Istat: oltre il 70% dei comuni sciolti ha meno di 20.000 abitanti, mentre uno su tre non arriva a 5.000.

Particolarmente significativo è il caso della Campania. Tra l’ottobre 2023 e il settembre 2025, otto comuni campani sono stati sciolti per mafia: quattro nel Napoletano, due nel Casertano e due nell’Avellinese. Da soli rappresentano il 42% dei commissariamenti registrati in Italia nello stesso periodo, un dato che conferma come la regione continui a essere un laboratorio permanente delle infiltrazioni camorristiche. Anche se il primato nazionale spetta al Comune di Marano di Napoli, che a settembre 2024 ha ricevuto il suo quinto scioglimento. Nel 2025 la lista si è ulteriormente allungata con Poggiomarino e, soprattutto, con Caserta, diventata il terzo capoluogo italiano sciolto per mafia dopo Reggio Calabria e Foggia. 

Date le circostanze, non è un caso se, durante la presentazione del dossier, Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico, ha ricordato che l’obiettivo della ricerca è descrivere con chiarezza la dimensione nazionale di una crisi democratica troppo a lungo percepita come confinata a poche regioni. Lo ha ribadito anche Roberto Montà, presidente dell’associazione, sottolineando come l’idea di “un comune sciolto al mese”, oltre a essere un dato largamente sconosciuto all’opinione pubblica, indichi un persistente intreccio tra criminalità, politica e pubblica amministrazione. “Riteniamo che la riforma della normativa sugli scioglimenti dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni mafiose non sia più procrastinabile – ha affermato Montà -. L’attuale impianto normativo può e deve essere migliorato, non cancellato”. E aggiunge: “Le criticità non vanno taciute, ma affrontate nel merito e superate attraverso un confronto democratico e trasparente, senza cedere alla tentazione di eliminare uno strumento di prevenzione pensato per spezzare il legame tra mafia, corruzione e politica”.

Sulla stessa linea anche Salvatore Dolce, sostituto procuratore antimafia, che ha ricordato: “La legge 164 del 1991 nasce all’indomani della famosa faida di Taurianova. Ma oggi siamo di fronte a una mafia, e direi in particolare a una ‘Ndrangheta, molto diversa da quella del 1991”. Le indagini delle 26 procure distrettuali negli ultimi dieci anni hanno dimostrato come le mafie tendano sempre più ad abbandonare la violenza e l’intimidazione, privilegiando collusione e corruzione, soprattutto nel Centro-Nord. “Viaggiare sotto traccia, senza il clamore degli attentati, delle bombe e delle minacce, aiuta moltissimo i clan. Per questo – ha aggiunto il magistrato – è necessario tenere alta l’attenzione e creare una sinergia che coinvolga cittadini e associazioni come Avviso Pubblico”. Per Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, a rendere il quadro ancora più preoccupante è la crescita dell’attitudine imprenditoriale dei clan, che puntano agli appalti pubblici non solo per generare consenso o controllare il territorio, ma come strategia economica per reinvestire capitali illeciti, alterare la concorrenza e compromettere il tessuto sociale.

Se questo dossier ci dice che il problema dello scioglimento riguarda soprattutto i comuni medio-piccoli, non posso non notare che la desertificazione dell’informazione interessa esattamente le stesse aree”, ha osservato Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana.

Un altro dato rilevante riguarda l’andamento temporale: dal 2012 in avanti la media dei comuni sciolti è tornata a crescere, con alcuni anni che hanno superato la soglia dei venti provvedimenti. Su 294 amministrazioni coinvolte, 83 hanno subito due o più scioglimenti e una è stata commissariata addirittura cinque volte. A ciò si aggiunge il tema delle archiviazioni e degli annullamenti. Dal 2010 a oggi, 59 istruttorie non hanno portato allo scioglimento, mentre in 24 casi i giudici amministrativi hanno annullato i decreti per carenza di elementi chiari e concreti sul condizionamento mafioso. Una dinamica che accende i riflettori sulla necessità di criteri più trasparenti, strumenti più efficaci e un equilibrio più solido tra garanzie democratiche e difesa dello Stato.

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/107198-avviso-pubblico-dal-1991-a-oggi-402-comuni-sono-stati-sciolti-per-mafia.html