Autostrade della cuccagna. Cantone, se ci sei batti un colpo!

Salerno-Reggio Calabria. Siamo all’ennesimo rifinanziamento, 315 milioni e spiccioli deliberati dal Cipe. Lo annuncia trionfalmente il ministro per le infrastrutture Maurizio Lupi, che parla di “grande opera d’ingegneria”. Ha perfettamente ragione, perchè ci vuole grande, “scientifico” ingegno per tagliare, in un colpo solo, tanti traguardi. Record nei tempi, primato per la (s)qualità delle opere, e soprattutto top nell’ingrassare le mafie. Partiamo proprio dalla coda, che più velenosa non si può. Con un colpo di bacchetta magica, è stata data per anni, anzi decenni, e viene ancora – evidentemente – data oggi la possibilità a camorra e ‘ndrangheta di ricevere soldi freschi dalle casse pubbliche, tanto più preziosi oggi, alla faccia dei tagli (per i pensionati e chi non ha) e delle spending review: due piccioni, dunque, con una fava (senza contare i rapporti d’amicizia e affari con coppole e colletti bianchi siculi). Non basta, perchè la possibilità di lavare più bianco tanti danari non proprio immacolati è, in simili contesti di lavori pubblici, smisurata. Sono serviti a qualcosa articoli e inchieste che hanno storicamente documentato la lievitazione dei business malavitosi grazie al propellente degli appalti da “autostrada eterna”? Macchè. Ha provocato effetti concreti o comunque rappresentato un argine la mega inchiesta della magistratura, che fino agli esiti di Cassazione, ha radiografato chilometro per chilometro, lotto per lotto la capillare presenza di clan e ‘ndrine lungo tutto il percorso dei lavori per la Salerno-Reggio Calabria delle meraviglie? Al massimo, qualche prurito, neanche sfiorati lorsignori – i timonieri della spesa pubblica facile per gli uomini di rispetto, difficile, impossibile per chi non ha santi in paradiso né il diavolo d’un amico -protettore in terra – dall’idea di un controllo effettivo, serio, concreto, non fasullo, farlocco e taroccato, caso mai il solito certificato antimafia che anche le imprese più inquinate possono tranquillamente esibire (gli artifici ormai consueti delle teste di legno o dei parenti dalla fedina penale candida come un giglio). Ma si sa, lungo il territorio, così come proliferano le gang, così spuntato i politici di riferimento: e i rapporti si fan sempre più saldi in vista delle tornate elettorali, come s’annunciano in una Campania e in una Calabria sempre più terra di nessuno.
E’ lo stesso, eterno copione. Così era successo, trenta e passa anni fa, per i lavori della terza corsia Roma-Napoli, con mega appalti appannaggio di alcune star pubbliche e private del mattone, regolarmente smistati agli allora emergenti clan del casertano, casalesi già a far capolino (e con ogni probabilità a trarre la loro prima linfa vitale). Così è successo per i lavori dell’alta velocità partoriti a fine anni ’80, capolavoro scientifico di saccheggio delle casse pubbliche, lavori inutili e costi decuplicati e più per massacrare il territorio e finanziare mafie e imprese di partito (proprio sui primissimi vagiti della Tav avevano cominciato a indagare Falcone e Borsellino, possibile movente per le stragi di Capaci e via d’Amelio). Così è successo dalla Campania del dopo terremoto con le tante bretelle “elastiche” (si parte da 10 e si arriva a 100), fino alla Lombardia della Bre.be.mi.
E alle concessioni “a vita” che lo stesso attuale governo sta studiando (tra i beneficiari maximi i Gavio, ora folgorati sulla via di Renzi). Concessioni a vita come, per fare un solo esempio, quella della Tangenziale di Napoli spa, con i cittadini-sudditi costretti a pagare quanto già pagato (oggi al vertice di Tangenziale e numero due di Autostrade Meridionali l’inossidabile ‘O ministro, Paolo Cirino Pomicino).
Qualche parola sui lavori eterni? Cantieri come ferite sempre aperte lungo la Roma-Napoli, per la serie i rattoppi fanno sempre cassa. 40 maledetti chilometri come una piaga purulenta lungo la Salerno-Reggio Calabria, un vero calvario per tutti i cristi che si avventurano oltre Eboli verso le lande del sud (caso mai col giusto miraggio del mare verde blu delle coste calabre). Record da condividere – passando ai lavori per i metrò – con quello made in Napoli: decollo dei cantieri, con i primi movimenti terra ad opera dei casalesi (ruspe e trattori di don Michele Zagaria) a metà anni ’70, appalti e subappalti a go go, tangenti & mazzette per la tangentopoli partenopea, fino ai clamorosi crolli alla Riviera di Chiaia di un anno e mezzo fa, costi alle stelle (per 1 chilometro il triplo rispetto alle spese per un chilometro di tunnel sotto Manica), mega danni architettonico-ambientali: insomma, un bidone scientifico. Per la serie: a “quel” (dis)servizio dei cittadini, per la gioia di lorsignori.
Un’altra chicca? I caselli autostradali e i cavalcavia di mezza Italia. Vengono giù a pezzi, un pericolo per l’incolumità e fiumi di danaro pubblico al vento. Al solito, un affare per alcune imprese di rispetto, che – secondo copione – ricevono in subappalto da sigle para pubbliche. Sotto i riflettori di svariate procure, il gruppo Vuolo, quartier generale nella bollente Torre Annunziata, epicentro di tanti affari nella zona costiera a sud di Napoli. Ma come mai, al solito, tutto crolla e niente cambia? Come mai nella giungla degli appalti pubblici le maglie sono così miracolosamente larghe? Dei controlli neanche a parlarne? Cantone, se ci sei, batti un colpo.

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