Aumentano le mafie a Roma

Cosche e clan fanno affari all’ombra del Cupolone. La denuncia della De Martino

Investono capitali illeciti. Si dividono il territorio per non pestarsi i piedi. Puntano sempre più in alto. Cosche e clan presenti nel Lazio sono ormai mafie silenziose e imprenditrici.

E nella città eterna, oltre alle ‘ndrine, i clan mafiosi e  la criminalità locale, trova spazio anche la criminalità organizzata romena, albanese, nigeriana e sudamericana. Dall’usura alle rapine in villa senza dimenticare la clonazione delle carte bancomat, dal mercato della prostituzione allo spaccio di sostanze stupefacenti.

La relazione di Diana De Martino, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, non lascia spazio a dubbi: “A Roma c’è posto per tutti. – spiega – In città sono rappresentate tutte le mafie italiane e straniere”.

I numeri parlano chiaro: da gennaio 2011 ad oggi sono 274 i procedimenti aperti dalla Dda di Roma, sono 7 le ordinanze di custodia cautelare per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e 74 quelle per reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

E poi ancora: gli investimenti preferiti dalle mafie a Roma vanno dal settore dei rifiuti all’edilizia, dall’acquisto di attività commerciali fino agli immobili di pregio. Il tutto è possibile per l’esistenza di un tessuto economico laziale allettante e di facile controllo, che non necessita l’uso della violenza. “Emblematico è il caso di Rosaria Schiavone – ricorda De Martino – nipote del boss dei Casalesi Sandokan, che aveva creato una cellula a Nettuno e Aprilia per controllare le attività commerciali. A lei bastava evocare l’appartenenza alla famiglia Schiavone per intimidire i commercianti”.

Quella del Lazio è una mafia che non cerca il controllo del territorio, non pianifica stragi, ma investe, lucra, e moltiplica il suo patrimonio. Agli occhi dei boss la regione è una gigantesca lavanderia in grado di ripulire soldi sporchi. Così, da Viterbo a Latina passando per Roma e il suo litorale, fino giù nel sud pontino e nel frusinate, sono circa sessanta le organizzazioni criminali censite. Non a caso negli ultimi dieci anni sono stati 482 i beni confiscati alle organizzazioni mafiose, 383 a Roma e provincia.

Numerosi sono i sequestri della magistratura e delle forze dell’ordine alle mafie: al clan Mallardo, con interessi a Roma e nel sud pontino, nell’ultimo anno sono stati sequestrati beni per circa 900 milioni di euro. A Roma invece il clan Alvaro aveva addirittura messo le mani su bar, ristoranti storici come il Cafè de Paris e il ristorante La Piazzetta. Ci sono poi città come Latina dove esiste una forte conflittualità criminale sfociata in omicidi e tentati omicidi.

“L’esperienza – suggerisce il Procuratore – ci induce a non sottovalutare e non leggere singolarmente questi episodi, perché spesso sono la spia della presenza di organizzazioni criminali”. Desta preoccupazione anche la lunga catena di omicidi, tentati omicidi, gambizzazioni, incendi dolosi accaduti a Roma, venti negli ultimi due mesi.

“Una vera e propria escalation criminale – la definisce Filiberto Zaratti (Sel), Presidente della commissione regionale criminalità – che non può essere sottovalutata. A Roma la criminalità sta assumendo dimensioni preoccupanti, mentre la direzione distrettuale antimafia è sottodimensionata”. Le mafie dal colletto bianco sono al passo coi tempi. Forse anche di più.

“Il riciclaggio – avverte il pm antimafia De Martino – non avviene attraverso i soliti canali, ma grazie agli appalti e a imprenditori collusi che reinvestono capitali illeciti in attività commerciali o immobili di pregio”.

Alfonso Vannaroni

(Tratto da Linkontro)

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