Attività delle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

Latina, 20 novembre 2003

Al Presidente della Repubblica (anche nella sua veste di Presidente del CSM) ROMA;
Al V. Presidente del CSM, Palazzo dei Marescialli, via Bachelet, ROMA;
Al Ministro degli Interni, ROMA;
Al Ministro della Giustizia, ROMA;
Al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ROMA;
Al Presidente della Commissione Criminalità Regione Lazio, ROMA;
Al Presidente della Giunta Regionale Lazio, ROMA;
Alla Direzione Investigativa Antimafia, ROMA
Alla Procura Distrettuale Antimafia, ROMA;
Ai Prefetti di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo, Rieti;
Alle Procure della Repubblica di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo, Rieti, Civitavecchia, Cassino; Velletri;
Ai Sindaci di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo, Rieti, Formia

E per conoscenza: Associazione Nazionale “Libera”, Roma

Oggetto: attività delle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

La proposta lanciata da tempo da questa Associazione di destinare i beni confiscati alle mafie soprattutto a fini sociali (cooperative di disabili, di lavoratori, di giovani, associazioni di volontariato ecc. , come è già stato fatto nei comuni del sud ma anche in altri del centronord, come Roma, Cesenatico ecc. ) sembra finalmente fare strada anche nel Lazio, dopo, in particolare, la pressione di “Libera” e del mondo dell’associazionismo.

Abbiamo appreso con piacere, infatti, la notizia della presentazione di alcune proposte di legge al Consiglio Regionale del Lazio da parte dei gruppi dei Verdi, dei DS ed anche del Presidente della Commissione Criminalità, proposte che tendono non solo a far sì che i beni confiscati alle mafie vengano destinati a fini sociali (quelli confiscati in provincia di Latina sono stati per lo più destinati a fini istituzionali), ma anche a semplificare ed a rendere più rapidi ed efficaci i meccanismi di assegnazione previsti dalla legge n. 109/96.

Si tratta di un notevole passo in avanti in quanto ciò evidenzia che è in atto un processo di coscientizzazione dell’esistenza di un fenomeno, quello mafioso appunto, di cui ancora molti, purtroppo, ai livelli politico ed istituzionale, continuano, soprattutto in provincia di Latina e non solo, a negarne la presenza o, comunque, a sottovalutarne la pericolosità. Soprattutto i vertici istituzionali dovrebbero essere più attenti nell’analizzare tale fenomeno, evitando talvolta improvvisazioni che creano confusione e sconcerto, oltreché un pericoloso abbassamento della soglia di attenzione.
Quando, infatti, si leggono o si ascoltano, in occasione di un recente convegno svoltosi a Fondi (proprio a Fondi, considerata una città a fortissima penetrazione mafiosa!!), dichiarazioni di un sostituto procuratore e di un colonnello della Guardia di Finanza secondo i quali “in provincia di Latina non ci sono state finora condanne di associazione a delinquere di stampo camorristico e mafioso” (il primo) e c’è solamente un “pericolo potenziale” (il secondo), ci si domanda quale senso abbiano le affermazioni fatte da magistrati di spessore – come il S. Procuratore della DDA Dr. De Ficky, il Procuratore Capo di Roma Dr. Vecchione e quello aggiunto di Latina Dr. Lazzaro – secondo i quali ci troviamo in presenza nel Lazio di una situazione gravissima. Forse quel sostituto e quel colonnello hanno dimenticato che in provincia di Latina da 20 anni in qua ci sono stati numerosi omicidi dei quali ancora non sono stati identificati gli autori e i mandanti.

Quasi quotidianamente le cronache riportano la notizia di episodi delinquenziali di ogni genere in provincia di Latina, dalle rapine allo spaccio di sostanze stupefacenti, alle estorsioni, all’usura, agli atti incendiari, alle bombe e così via.

Di fronte ad una situazione così grave, non è consentito a chicchessia di abbassare la soglia di guardia, distogliendo, peraltro, l’attenzione dell’opinione pubblica con dichiarazioni che disegnano un quadro del territorio pontino da “isola felice”.

Noi riteniamo che l’opinione pubblica debba essere informata in maniera corretta e tutti i cittadini debbono essere coinvolti in un’azione di contrasto alla criminalità che, prima di tutto, deve essere culturale e morale.

A questo punto, non possiamo esimerci dal risollevare un problema che più volte abbiamo evidenziato dall’inizio della nostra attività: quello della “qualità delle indagini” e dello stato della Giustizia a Latina.

Il problema investe, sì, il discorso relativo alla carenza di personale giudiziario ed amministrativo, mezzi e strutture – carenza alla quale CSM e Ministero della Giustizia debbono sopperire con urgenza -, ma, al contempo, soprattutto quello che attiene alla preparazione dello stesso ed al lavoro investigativo. Le ispezioni che il Ministero della Giustizia di tanto in tanto dispone nei presidi giudiziari pontini dovrebbero mirare più a verificare, secondo noi, carenze organizzative ed eventuali omissioni anche sul piano della gestione amministrativa degli Uffici e del personale, che non ad assolvere ad una funzione meramente di rito.

Inoltre c’è l’esigenza di una decisa responsabilizzazione dei Comuni, soprattutto per quanto riguarda il rilascio delle concessioni edilizie, trasferimenti anagrafici e quant’altro. Gli stessi Comuni, poi, vanno stimolati a dotarsi di appositi Regolamenti che fissino i criteri per la destinazione dei beni confiscati alle mafie, privilegiando i fini sociali e controllando che di tali beni non se ne riapproprino in maniera surrettizia le mafie o con la creazione di cooperative di propri affiliati o tentando di infiltrare qualcuno di questi in organismi già operanti (a Latina recentemente qualcuno ha adombrato la presenza della criminalità organizzata nell’attentato che è costata la vita a certo Di Silvio, socio, a quanto si dice, di una cooperativa che gestisce alcuni parcheggi per conto del Comune).

Il Comune di Roma ha provveduto già da tempo, dopo l’approvazione del Regolamento di cui sopra, a costituire una Commissione, formata da rappresentanti sia della Giunta che dell’Associazionismo, che si occupa della destinazione delle proprietà confiscate alle organizzazioni criminali.

In occasione del Convegno promosso da “Libera” il 7 u. s. nella Sala del Carroccio presso il Campidoglio, il V. Prefetto aggiunto di Roma ha comunicato che la Prefettura della Capitale già da tempo svolge opera di sensibilizzazione presso tutti i Comuni della provincia fino al punto di nominare commissari ad acta in quelli che si mostrano inadempienti nel segnalare nei tempi prescritti il tipo di destinazione prescelta per i beni ad essi assegnati in virtù della legge n. 109/96.

Si tratta, a nostro avviso, di un esempio che potrebbe essere seguito dalle altre Prefetture del Lazio, a cominciare da quella di Latina, provincia in cui parecchie proprietà confiscate ad organizzazioni criminali ancora debbono essere assegnate.

Sul piano più generale, riteniamo di dover ripetere quanto sosteniamo da tempo: le mafie vere, quelle che sono le più pericolose, non si vedono.

Le mutazioni intervenute negli anni hanno portato queste ad adottare una strategia di inabissamento privilegiando più l’aspetto “economico” rispetto a quello “militare”. Oggi, insomma, la mafia è IMPRESA. Essa investe i suoi immensi capitali ricavati da attività illecite e li trasforma in leciti.

E’, quindi, sulla “provenienza” dei capitali che bisogna indagare con un lavoro di “intelligence”, con personale altamente qualificato e con mezzi adeguati.

Quante indagini patrimoniali sono state fatte o sono in corso in provincia di Latina in particolare?

La nostra insistenza nella lettura della situazione pontina, in particolare, è determinata non solo dal convincimento che ormai ampi pezzi della nostra economia sono stati acquisiti da organizzazioni o persone legati alla criminalità organizzata, ma anche dalle dichiarazioni di autorevoli Magistrati, come, appunto, i ddr. De Ficky, Vecchione e Lazzaro che hanno illustrato una situazione non di certo tranquillizzante per quanto riguarda soprattutto il sud del Lazio e, quindi, le province di Frosinone e Latina.

Più di una volta abbiamo ritenuto, nello spirito di servizio alla collettività e di collaborazione con le istituzioni, di rendere pubbliche alcune nostre chiavi di lettura. Non solo. Abbiamo anche ritenuto di segnalare fatti e situazioni di cui siamo venuti a conoscenza. Ignoriamo se siano state disposte le verifiche richieste e siano iniziate le indagini, ad esempio, a Gaeta (oltreché per le società create per il Porto, per la Piana di S. Agostino, l’ex Avir, i Cappuccini, ecc, sarebbe utile indagare sull’identità di qualche beneficiario delle varianti urbanistiche in corso di approvazione da parte del Consiglio Comunale); a Sabaudia (per quanto riguarda ampliamenti di centri commerciali, realizzazioni di case per anziani, di centri agroalimentari ecc. ); a Latina (diventata, dopo la bocciatura da parte del Consiglio Comunale, del Piano Cervellati, un immenso cantiere senza regole, con imprese per lo più provenienti da altre regioni, come nel caso delle opere realizzate o in corso di realizzazione in via G. Cesare, via San Carlo da Sezze, Campo Boario, via Isonzo, ecc. , imprese che, in parte, affidano i lavori ad altri soggetti subappaltanti che utilizzano con tutta probabilità personale “in nero”. L’ex Sindaco Finestra, nel corso del dibattito in Consiglio Comunale di Latina sulla proposta del “Piano Cervellati”, parlò di “mani sulla città” da parte di gruppi indefiniti. Si è indagato per verificare se ci siano o meno connessioni fra quella denuncia dell’ex Sindaco e quanto sta avvenendo dopo la bocciatura del “Piano Cervellati”?; a Cisterna (per quanto riguarda soprattutto le vicende della Meccano e dell’ex Good Year e le eventuali connessioni con quelle dell’ex Permaflex)?

E’ sul versante del riciclaggio del denaro sporco, insomma, e sull’origine dei capitali, sui patrimoni individuali, sull’usura, sulle finanziarie, sui movimenti bancari, sulle estorsioni ecc. che bisogna indagare, non dando per scontato che la penetrazione mafiosa è solo… ”un pericolo potenziale” (!!!???… ).

Il 1° aprile u. s. , in occasione di un incontro da lui richiesto, abbiamo proposto al Prefetto di Latina di intervenire per:

  1. L’istituzione a Latina (aggiungiamo ora, o nel basso Lazio) di una sezione staccata della DIA;
  2. L’istituzione, con la nomina del nuovo Procuratore Capo che attendiamo da oltre un anno, di un apposito pool di magistrati presso la Procura della Repubblica che si dedichino esclusivamente all’azione di contrasto della criminalità organizzata;
  3. Il potenziamento degli organici di magistrati ed amministrativi presso i presidi giudiziari, oltreché dei servizi ispettivi di Direzione Provinciale del Lavoro, ASL, INPS, INAIL (quest’ultimo Istituto ha un solo ispettore (ripetiamo, 1) per tutta la provincia da oltre 10 anni) per contrastare il “lavoro nero”, terreno privilegiato delle mafie.

Siamo ancora in attesa di conoscere se gli interventi richiesti siano stati effettuati o meno.

p. IL CONSIGLIO DIRETTIVO
Il Segretario

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