Attacco del Governo alla Magistratura. I magistrati cominciano a reagire:mobilitazione e scioperi in vista

La Giunta esecutiva centrale dell’Anm proclama, unitamente alle altre magistrature, lo sciopero contro gli effetti della manovra economica varata dal Governo e delibera l’organizzazione di giornate di mobilitazione e di protesta con sospensione delle attività di supplenza, con le modalità e i tempi che verranno proposti al Comitato direttivo centrale di sabato 5 giugno

“I magistrati -si legge in una nota- sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive nei loro confronti e di tutto il settore pubblico. E’ inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia”. Lo afferma un comunicato della Anm (Associazione nazionale magistrati) lamentando essenzialmente di essere considerati un costo e di subire tagli indiscriminati e squilibrati.

“I magistrati – prosegue il comunicato – sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive nei loro confronti e di tutto il settore pubblico.
E’ inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia”.

Questa manovra -afferma la Giunta – 1)incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato; 2)paralizza l’intero sistema giudiziario e scredita e mortifica il personale amministrativo; 3)svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura; 4)incide in misura rilevante sulle retribuzioni dei magistrati nella prima fase della carriera, soprattutto dei più giovani che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanare i giovani dalla magistratura; 5)colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l’anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l’anno (circa il 25% dello stipendio)”.

“L’Anm -conclude la nota- chiede al Governo interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate dalla magistratura associata: a)la soppressione dei piccoli Tribunali, delle sezioni distaccate di Tribunale e della metà degli Uffici del Giudice di pace; misure che consentirebbero di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro; b)il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia, circa 1 miliardo di euro l’anno; c)la sospensione dei processi con imputati irreperibili (che costano decine di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio).
I magistrati intendono denunciare all’opinione pubblica e al Paese le gravi disfunzioni del sistema giudiziario, rappresentando le attività di supplenza di cui si fanno carico quotidianamente nell’interesse dei cittadini”.

(Tratto da Aprile online)

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