«Attacco allo stato», la denuncia della Procura nazionale antimafia

«Attacco allo stato», la denuncia della Procura nazionale antimafia

Sugli scontri di Napoli interviene Federico Cafiero De Raho, capo della Direzione nazionale antimafia, che parla di «indizi di una partecipazione criminale camorrista»

NELLO TROCCHIA

26 ottobre 2020

«C’è una convergenza di interessi a intervenire sui cortei e spostare l’attenzione da quella che è una protesta a un attacco allo Stato», dice De Raho.

Le mafie, però, hanno interessi che la crisi si allarghi, che le imprese, soprattutto le piccole e medie, falliscano. Sono pronte, come hanno fatto sulle mascherine, a mettere le mani anche sui soldi del recovery fund.

«Due milioni di famiglie in sovra-indebitamento e altre cinque milioni appena ‘sopra-soglia’, cioè in equilibrio precario tra reddito disponibile e debiti ordinari, di queste, circa 800mila persone o 350mila famiglie sono nell’area dell’usura», denuncia la Consulta nazionale antiusura.

«Ci sono indizi di una partecipazione criminale camorrista, c’è stata una violenza inaudita che non è certamente propria dei soggetti che operano nel commercio, nelle iniziative economiche e nemmeno nei lavoratori», dice Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia. De Raho inteviene sugli scontri accaduti nei giorni scorsi a Napoli e non solo che hanno trasformato legittime rivendicazioni dei settori più colpiti dall’emergenza Covid in guerriglia urbana. L’analisi di De Raho, intervistato da Moka in onda su Radio1-Rai, allarga il campo delle responsabilità e arriva, a ipotizzare, un attacco al paese da parte di: «formazioni estremiste che in questo momento tendono all’eversione, al sovvertimento dei valori dello Stato. Quindi c’è una convergenza di interessi a intervenire sui cortei e spostare l’attenzione da quella che è una protesta a un attacco allo Stato». Le proteste sacrosante degli imprenditori del commercio penalizzati da contraddittorie misure adottate dal governo regionale e nazionale, vengono cavalcate da gruppi che vogliono sferrare un colpo allo stato. «E’ indubbio la presenza di facinorosi in quella manifestazione, il tutto è stato ampiamente premeditato e organizzato, quell’esito violento e da guerriglia non aveva niente di spontaneo, ma una regia», racconta un investigatore in riferimento ai fatti di Napoli, accaduti lo scorso venerdì. Le mafie, però, hanno interessi che la crisi si allarghi, che le imprese, soprattutto le piccole e medie, falliscano per accaparrarsi attività commerciali gestendo posti di lavoro e riciclando soldi. Denunce in questo senso sono arrivate da diversi istituzioni, nei giorni scorsi la consulta nazionale antiusura ha presentato dati inquietanti. «Le stime aggiornate della Consulta parlano di circa due milioni di famiglie in sovra-indebitamento e altre cinque milioni appena ‘sopra-soglia’, cioè in equilibrio precario tra reddito disponibile e debiti ordinari, di queste, circa 800mila persone o 350mila famiglie sono nell’area dell’usura», spiegava, nel suo messaggio il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. Interessi quelli della criminalità che si allargano anche nei settori dell’approvvigionamento di dispositivi di protezione e, in vista, dell’arrivo dei soldi del recovery fund. «Si sta pensando di istituire sei super commissari per i settori di intervento del recovery fund. Peccato abbiano dimenticato di istituire quello più importante: il commissario antimafia. Come si può pensare che un affare così importante non solletichi gli appetiti delle mafie? “, dice Catello Maresca, già pm anticamorra e ora sostituto procuratore generale a Napoli.

FONTE:LaPresse

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