ARRESTI. L’Associazione “Caponnetto” attacca: «Mocerino (presidente della Commissione anticamorra), dopo l’arresto della moglie, deve dimettersi»

ARRESTI. L’Associazione “Caponnetto” attacca: «Mocerino (presidente della Commissione anticamorra), dopo l’arresto della moglie, deve dimettersi»

TERREMOTO POLITICO GIUDIZIARIO. Quindici persone arrestate, ritenute responsabili dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. «Molteplici sono gli episodi accertati di sottrazione, soppressione e/o distruzione di fascicoli processuali da parte degli avvocati, nonché di alterazione del criterio di assegnazione dei fascicoli ai vari Giudici di Pace di Marigliano e, perfino, mediante la creazione di fascicoli completamente falsi aventi quale parti processuali soggetti deceduti e/o di fantasia».

12 Maggio 2020

di redazione

SOMMA VESUVIANA. Alle sette del mattino, di ieri, i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, congiuntamente ai colleghi del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma, hanno bussato alla porta dell’avvocato D’Avino Maria Luisa (nella foto in basso) per una perquisizione disposta dalla Procura di Nola. In quella casa vive anche suo marito, Carmine Mocerino già sindaco di Somma Vesuviana e, attualmente, consigliere regionale e presidente della Commissione anticamorra della regione Campania.

Ennesima tegola per il presidente Mocerino, che riveste un ruolo istituzionale molto delicato. La Commissione anticamorra, infatti, si occupa anche della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

L’INDAGINE

È stata eseguita un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP presso il Tribunale di Nola nei confronti di 15 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. Il gip della Procura di Nola ha disposto le perquisizioni nelle abitazioni e negli studi degli indagati. L’inchiesta potrebbe assumere dimensioni più ampie. I capi imputazione sono gravi, come è grave che ad essere coinvolti sia un cancelliere e degli avvocati.

Il gip ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di un dipendente del Comune di Marigliano, la misura degli arresti domiciliari nei confronti di undici avvocati e la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di anni uno nei confronti di tre avvocati.

Come si legge nella nota, a firma del Procuratore della Repubblica Anna Maria Lucchetta, inviata agli organi di informazione: «La complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Nola, consistita in attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, perquisizioni e acquisizioni documentali, ha consentito di disvelare una prassi costante e consolidata di gestione illecita degli affari penali presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Marigliano. Ed invero, il cancelliere preposto all’Ufficio Iscrizioni a Ruolo era solita piegare l’esercizio delle sue funzioni alle esigenze della cerchia di avvocati suoi amici i quali, grazie alla sua complicità, riuscivano ad ottenere l’assegnazione dei fascicoli di cui erano patrocinatori al Giudice di Pace loro più gradito».

Continua il Procuratore: «Molteplici sono gli episodi accertati di sottrazione, soppressione e/o distruzione di fascicoli processuali da parte degli avvocati all’interno della cancelleria cui la predetta era preposta, nonché di alterazione del criterio di assegnazione dei fascicoli ai vari Giudice di Pace di Marigliano mediante posticipazione delle iscrizioni a ruolo rispetto alla data di presentazione degli avvocati, distruzione di fascicoli processuali e, perfino, mediante la creazione di fascicoli completamente falsi aventi quale parti processuali soggetti deceduti e/o di fantasia».

Ma in cambio di cosa? «Quale corresponsione per i favori ricevuti, gli avvocati regalavano al cancelliere, in occasione di una cena organizzata presso la sua abitazione, un costoso oggetto in oro».

 

DANNO ALLE CASSE DELLO STATO

Le attività di indagini – hanno spiegato gli inquirenti – hanno accertato il sistematico utilizzo da diversi anni da parte di alcuni indagati, nell’esercizio della loro professione di avvocati, di marche da bollo contraffatte per l’iscrizione a ruolo di cause presso gli uffici del Giudice di Pace del circondario di Nola, traendo così in inganno i funzionari delle cancellerie addetti all’iscrizione, appropriandosi del valore nominale delle marche da bollo utilizzate con conseguente ingente danno alle casse dello Stato, accertato pari a circa 40.000 euro.

«L’odierna operazione conferma la collaborazione e l’impegno quotidiano dell’Autorità Giudiziaria e dei carabinieri nel contrastare le forme più insidiose di reati in danno dello Stato e del buon andamento della Pubblica Amministrazione».

I NOMI DEGLI ACCUSATI

Gli avvocati:

Maria Luisa D’Avino, Raffaele Pellegrino, Raffaele Montella, Anna Sommese, Pasquale Ambrosino, Maurizio Incarnato, Filomena Liccardo, Massimo Marra, Angelo Guadagni, Maria Rosaria Santoro, Pietro Marzano.

L’impiegata (Cancelliere del Giudice di Pace):

Antonietta Briaca

MOCERINO, IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTICAMORRA

Nella mattinata odierna, con un comunicato, l’associazione “Caponnetto”, tramite il suo segretario Elvio Di Cesare, ha chiesto le dimissioni di Moscerino.

Ricordiamo, per la cronaca, che il nome del politico sommese lo abbiamo già trovato nell’inchiesta sui rimborsi (a spese della Regione Campania) e nelle intercettazioni dell’ex boss, poi collaboratore di giustizia D’Avino. Scrive, l’11 maggio 2016 su Repubblica la collega Conchita Sannino: “Nella sintesi delle intercettazioni dal carcere, tra il boss detenuto D’Avino e la compagna Anna Giuliano, il gip scrive: «D’Avino, nell’apprendere che anche Paola Raia era candidata a sindaco (all’epoca consigliere regionale, e aspirante prima cittadina di Somma, poi sconfitta dal rivale Allocca, ndr) si spande in giudizi lusinghieri sulla stessa, indicandola come amica di lunga data». Va sottolineato comunque che neanche Paola Raia risulta indagata. E il gip prosegue: «D’Avino indica come vicina alla Raia l’esponente regionale Mocerino. A sua volta, la Giuliano, racconta di una conversazione avuta con Mocerino e viene indicato come perfettamente consapevole dello status della donna come compagna del boss».

Il consigliere regionale, durante le scorse elezioni a Somma Vesuviana, sollevò la questione delle presunte pressioni ad un suo futuro candidato, lo stesso Moscerino scrisse una missiva molto forte all’allora Prefetto di Napoli, Pagano. In seguito la Procura di Nola aprì anche un fascicolo sulle presunte pressioni al candidato Sindaco del PD Bianco e sulla resa del politico locale Mele.

Ora nell’attesa che gli arrestati possano avvalersi della difesa, il Moscerino in un comunicato pubblicato dal Il Mattino, ha dichiarato: «Come uomo delle istituzioni ripongo assoluta fiducia nell’operato della magistratura, dobbiamo leggere le prime conclusioni di questa indagine per replicare in modo puntuale alle accuse».

Abbiamo contattato il segretario particolare di Mocerino, non abbiamo ricevuto risposta. Ma abbiamo sentito la voce dell’interessato sulla richiesta di dimissioni da Presidente della Commissione regionale AntiCamorra. Ecco le sue parole: «Lei ne sa più di me. Non l’ho letto ancora. Sto guidando, ci sentiamo più tardi. Abbia pazienza». Abbiamo avuto pazienza, lo abbiamo ricontattato. Ma questa volta lui non ha avuto pazienza. Non ha proprio risposto.  

 

Questo è il comunicato dell’associazione, firmato dal segretario Di Cesare:

L’Associazione “Antonino Caponnetto” è da tempo impegnata sul fronte della denuncia di fenomeni criminali correlati a rapporti collusivi tra istituzioni deviate e organizzazioni criminali.

Ha appreso che nella mattinata di ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ed i Carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma, hanno  dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP presso il Tribunale di Nola nei confronti di n.15 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato.

L’attività giudiziaria ha condotto all’emissione di misura cautelare a carico di undici avvocati e la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di anni uno nei confronti di tre avvocati.

L’attività giudiziaria vede coinvolta la moglie dell’on Mocerino Carmine attuale presidente della commissione anticamorra regionale.

Alla luce della gravità delle accuse formulate dall’Autorità Giudiziaria si chiede al presidente della commissione anticamorra regionale on.le Mocerino Carmine se non ritenga di dimettersi per ovvie ragioni di opportunità, ed al precipuo fine di eliminare ogni dubbio che la commissione regionale che presiede possa operare nella piena e regolare funzione di contrasto alle illegalità.

Fonte:WORDDNEWS.IT

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