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Arrestata Laura Bonafede, era la compagna di Messina Denaro e ne favorì la latitanza

AMDuemila 13 Aprile 2023

Indagata la figlia, tra i tre un rapporto familiare. Nell’ordinanza “scoperte sconcertanti”: Il boss ha vissuto da uomo normale per anni”

E’ finita in manette anche Laura Bonafede (in foto), maestra e figlia dello storico boss di Campobello di Mazara, Leonardo Bonafede. I carabinieri del Ros l’hanno arrestata per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravati dall’aver agevolato Cosa nostra. Per anni, infatti, sarebbe stata la compagna di Matteo Messina Denaro e farebbe parte della rete di complici che ha protetto il capomafia durante la latitanza. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dal pm della Dda Gianluca de Leo.
Laura Bonafede, già venuta fuori nel corso delle indagini sulla latitanza del padrino e immortalata dalle videocamere mentre parlava col boss al supermercato di Campobello due giorni prima del suo arresto, avrebbe provveduto alle necessità di vita quotidiana del latitante, gli avrebbe fatto la spesa per fargli avere rifornimenti temendo che potesse essere contagiato dal Covid e non potesse uscire, avrebbe condiviso con lui un linguaggio cifrato per tutelare l’identità di altri protagonisti della rete di protezione del boss e curato con maniacale attenzione la sua sicurezza. La maestra sarebbe stata, dunque, uno dei perni intorno al quale ha ruotato la clandestinità di Messina Denaro già a partire dalla metà degli anni ’90. Cugina del geometra Andrea Bonafede che ha prestato l’identità al boss, cugina del dipendente comunale, anche lui di nome Andrea Bonafede, che ha provveduto a fargli avere le ricette mediche necessarie alle terapie da affrontare per le cure del cancro, e di Emanuele Bonafede, uno dei vivandieri del padrino arrestato insieme alla moglie, la maestra è sposata con il mafioso ergastolano Salvatore Gentile, in cella per aver commesso due efferati omicidi su ordine proprio di Messina Denaro.

Indagata la figlia della maestra
E’ indagata per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena Martina Gentile, la figlia della maestra Laura Bonafede. La Procura aveva chiesto per la ragazza gli arresti domiciliari, ma il gip di Palermo Alfredo Montalto ha rigettato l’istanza per mancanza di gravi indizi di colpevolezza pur stigmatizzando i comportamenti della giovane, legata al capomafia da un forte rapporto di affetto. Il boss, Martina e la madre avrebbero condiviso anche periodi di convivenza durante la latitanza di Messina Denaro.
I carabinieri del Ros, dopo l’arresto del latitante, hanno trovato una lettera scritta da Martina al capomafia che svela secondo il gip “un affetto quasi filiale nei confronti di Messina Denaro, affetto, peraltro, intensamente contraccambiato da quest’ultimo, che apprezzava, soprattutto, l’adesione di Martina ai valori mafiosi del nonno Leonardo Bonafede mettendola a confronto con i differenti comportamenti della propria figlia naturale”. Martina Gentile per il magistrato “ha certamente intrattenuto col latitante rapporti epistolari utilizzando gli stessi nomi convenzionali già contenuti nella corrispondenza tra la madre e il boss. Dunque, è stata certamente (almeno parzialmente) messa a conoscenza di tale ‘codice’ necessario per preservare la latitanza di quest’ultimo”. Nonostante questo, per il magistrato, a carico della ragazza non risulterebbero condotte concrete di favoreggiamento. Dopo una lunga frequentazione col boss, la giovane non l’avrebbe infatti più visto se non, per caso, il 21 dicembre 2022 (come racconta lei stessa in una lettera), e sarebbe rimasta all’oscuro della grave malattia di cui il capomafia soffre. Per il giudice inoltre è insufficiente, “anche per la sua indeterminatezza ed assenza di concretezza”, la generica disponibilità manifestata dalla ragazza al latitante con la frase, scritta in una lettera: “Se posso fare qualcosa per te”.
Secondo il gip, inoltre, Laura Bonafede, insomma, era legata a Matteo Messina Denaro “da un pluridecennale rapporto ed aveva, in molteplici occasioni, condiviso con lui spazi di intimità familiare, a volte in compagnia della figlia tanto che i tre si definivano ‘una famiglia’”. I due, secondo quanto scritto dalla stessa Bonafede in una lettera trovata dai carabinieri del Ros, si sono conosciuti nel 1997, quando Matteo Messina Denaro era già latitante insieme al padre Francesco. Entrambi erano protetti da Leonardo Bonafede, il padre di Laura, che aveva “concesso” alla figlia di far visita a Matteo Messina Denaro. “Ventisei anni fa ho chiesto di venirvi a trovare e mi è stato concesso – ricordava la donna in una lettera al boss scoperta dai carabinieri – Non c’era motivo di quella visita ma forse si doveva aprire un capitolo e così fu. La vita è strana, fa dei giri incredibili e poi ti porta dove vuole lei. Noi possiamo solo farci trascinare”.
Sia Laura Bonafede che la figlia Martina Gentile erano in totale adorazione di Matteo Messina Denaro. Un legame che perpetua il rapporto stretto che la famiglia della donna ha sempre avuto con l’ex latitante e con suo padre don Ciccio Messina Denaro. “Tale adorazione non ha alcuna possibile spiegazione razionale e trova un senso solo nella totale adesione allo spirito, gli ideali ed i comportamenti di uno dei più feroci mafiosi conosciuti in territorio italiano”, scrive il gip che ne ha disposto l’arresto utilizzando le valutazioni degli inquirenti. L’adorazione delle due donne non è venuta meno neppure in seguito alle vicissitudini giudiziarie subite dai Bonafede e dai loro parenti proprio per i rapporti con i Messina Denaro. Salvatore Gentile, marito di Laura Bonafede e padre di Martina, sconta l’ergastolo per aver eseguito gli ordini “di un criminale assassino”. Nonostante questo “la Bonafede – prosegue il giudice – non ha esitato a organizzare la sua vita per fornire assistenza proprio a colui che è di fatto il responsabile (o uno dei responsabili) della sua sofferenza”.

Gip, Messina Denaro ha vissuto da uomo normale per anni
Nell’ordinanza si parla di scoperte “sconcertanti”. Dall’inchiesta del Ros risulta che la Bonafede abbia frequentato il boss per anni durante la latitanza e abbia anche convissuto con lui in certi periodi. “Quel che disorienta è che in tutto questo lunghissimo arco temporale la tutela della latitanza di Messina Denaro è stata affidata non a soggetti sconosciuti ed inimmaginabili bensì ad un soggetto conosciutissimo dalle forze dell’ordine e cioè a quel Leonardo Bonafede da sempre ben noto, oltre che come reggente della ‘famiglia’ mafiosa di Campobello di Mazara, soprattutto per la sua trascorsa frequentazione ed amicizia con i[ padre di Messina Denaro”, sottolinea il gip chiedendosi, nemmeno tanto tra le righe, come la Bonafede, intercettata dalla polizia almeno fino a due mesi prima della cattura del capomafia, abbia potuto beffare gli investigatori.

Le indagini dei carabinieri del Ros seguite alla cattura del padrino, secondo il giudice, “mettono in luce l’incredibile ed inspiegabile insuccesso di anni ed anni di ricerche in quella ristretta cerchia territoriale compresa tra Castelvetrano e Campobello di Mazara, costantemente setacciata e controllata con i più sofisticati sistemi di intercettazioni e di videosorveglianza di tutti i luoghi strategici che, tuttavia, come oggi si è scoperto, non hanno impedito che il più ricercato latitante del mondo potesse condurre, in quegli stessi luoghi e per molti anni (almeno ventisei), una ‘normale’ esistenza senza neppure nascondersi troppo, ma anzi palesando a tutti il suo viso riconoscibile (almeno per i tantissimi che lo avevano conosciuto personalmente)”. “Come ciò sia potuto accadere, si ripete, appare al momento inspiegabile e non privo di conseguenze.”, conclude.
Inoltre, si segnala che “la cura quasi maniacale del latitante nella annotazione di qualsiasi accadimento della sua vita, nella tenuta di diari e quaderni in cui trascriveva anche commenti, non può fare dubitare dell’esistenza di materiale di ben altra importanza sugli affari criminali di Messina Denaro custodito in altri covi non ancora individuati (e di cui, peraltro, v’è già traccia in alcune delle corrispondenze tra il latitante e Laura Bonafede che pure mostra di conoscerli)”.

Il linguaggio criptato del boss, decine di nomi da decifrare
Per eludere gli investigatori, Messina Denaro aveva adottato termini da abbinare a persone e cose. “Cugino“, “Blu“, “Venesia” erano i nomi coi quali, per esempio, Matteo Messina Denaro chiamava, nelle lettere, Laura Bonafede. Ma il linguaggio criptato, che piano piano i carabinieri del Ros e i pm stanno decifrando, è molto complesso. Ad esempio la figlia della Bonafede, Martina Gentile, indagata per favoreggiamento, è “Tany” o “Cromatina“; la sorella del boss, Rosalia, in gergo era “fragolone“; i due vivandieri Emanuele Bonafede e la moglie Lorena Lanceri Maloverso” e “Diletta” o “Lest“; l’auto del boss “Margot“. Per Campobello di Mazara il capomafia aveva preso in prestito da Marquez il nome di “Macondo“, mentre la località di mare di Triscina era “Macondino“. Messina Denaro era “Depry“, la malattia di cui soffre “la romena“, la clinica dove faceva le terapie “lo squallido“, “Aragona” era Castelvetrano, “Donna” la madre della Bonafede, “Uomo” il padre, il boss Leonardo. “Tu sai che non piango facilmente ma è da un po’ di mesi che appena penso e parlo di Uomo piango e quando leggo e penso a Depry piango. E’ sinonimo di impotenza, non posso far niente per cambiare questa realtà”, scriveva la Bonafede a Messina Denaro fingendo di parlare di una terza persona (Depry). Restano decine i nomi in codice da interpretare.

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/228-cosa-nostra/94852-arrestata-laura-bonafede-era-la-compagna-di-messina-denaro-e-ne-favori-la-latitanza.html