25 Settembre 2026 | Focus
A Catania la presentazione di “Lotta alle mafie”, il volume di Simona Barberio rivolto alle nuove generazioni
Jamil El Sadi
La mafia non è soltanto quella militare, dei clan e dei rituali, ma una realtà capace di trovare terreno fertile nella società e, soprattutto, nei rapporti con il potere. È uno dei temi emersi a Catania durante la presentazione di “Lotta alle mafie. Antologia di voci per raccontare la mafia ai ragazzi”, il volume curato da Simona Barberio e pensato come strumento di educazione alla legalità per le nuove generazioni.
Alla Biblioteca Giorgio Sciacquaretto, nell’incontro promosso dall’Associazione Ragazzi Generazione Z e dalla Fondazione Spazio Legalità, il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita ha invitato a superare l’idea della mafia come corpo estraneo alla società. “La mafia è il rapporto che esiste tra una criminalità importante, un’élite della criminalità, per usare le parole di un famoso collaboratore di giustizia di Antonino Calderone, che trova in questa realtà che conta, in realtà politica, culturale, finanziaria, che più è espressione, diciamo, dei poteri forti, trova una sua copertura”.
Un sistema che, ha spiegato Ardita, affonda però le radici anche in comportamenti e mentalità apparentemente ordinari: protezioni personali al di sopra della legge, privilegi e reticenza nel denunciare ciò che si conosce. Per questo il magistrato ha invitato a cercare la cultura mafiosa anche dentro la società cosiddetta normale. “Dobbiamo occuparcene partendo da noi stessi. È il modo più onesto, più franco di affrontare le questioni”. E ha sottolineato il nodo centrale: “Perché la mafia è una realtà nella quale il binomio che esiste tra criminalità e potere è il binomio inscindibile che la caratterizza”.
Sul rapporto tra mafia e politica è intervenuto anche l’ex magistrato Antonio Ingroia, richiamando una lezione di Paolo Borsellino che, a suo giudizio, sarebbe stata progressivamente marginalizzata: “Il vero nodo della lotta alla mafia è essenzialmente politico”. Ridurre l’antimafia a uno scontro tra lo Stato e la componente militare di Cosa nostra significa restituire ai ragazzi una rappresentazione incompleta, ha sottolineato Ingroia.
“Questo per dire che noi dobbiamo raccontare la verità, perché non saremmo credibili se raccontassimo una verità falsa”, ha affermato, sostenendo che la storia dell’antimafia sia segnata anche da quelli che ha definito “tradimenti” interni alle istituzioni. Ingroia ha quindi rivolto lo sguardo alle nuove generazioni: “La nostra generazione ha fallito”, ha aggiunto, ricordando però l’ottimismo di Borsellino verso i giovani e indicando in loro la possibilità di cambiare “questa bellissima ma disgraziata terra”.
Una storia personale attraversata proprio dal rapporto tra mafia, istituzioni e ricerca della verità è quella di Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo. “Il mio impegno antimafia nasce un po’ a dispetto di tutta questa situazione, nasce un po’ per ribellione”, ha raccontato. Una battaglia che per lei deve partire soprattutto dall’infanzia: “La vera vittoria è togliere i figli alla mafia, perché quando noi togliamo i figli alla mafia, ovviamente non avranno più dove poggiare le loro, le loro basi e soprattutto le loro scorte future”.
È ai ragazzi che guarda l’intero progetto di Barberio. “L’abbiamo fatto per raccontare le storie affinché i ragazzi possano acquisire conoscenza dei fatti, consapevolezza Incominciare a pensare, pensare in maniera critica vuol dire sviluppare il pensiero libero”. Il libro raccoglie testimonianze, lavori realizzati dagli studenti e strumenti didattici destinati agli insegnanti, con l’obiettivo di trasformare la memoria in conoscenza e partecipazione.
Durante l’incontro Chiara Frazzetto, che perse il padre e il fratello dopo il rifiuto della famiglia di pagare il pizzo, ha ricordato il valore della testimonianza: “E fare memoria per me è importante, perché attraverso la memoria loro continuano a vivere, attraverso il ricordo”.
Giovanni La Perna ha invece riportato la platea al 19 luglio 1992 e alla strage di via d’Amelio, dove arrivò pochi minuti dopo l’esplosione. Da quell’esperienza nacque una promessa che ancora oggi accompagna il suo lavoro: “Ai piedi di Emanuela Loi ho promesso di fare, di essere uno di loro, le scorte. Io oggi faccio la scorta e continuo a farla perché l’ho promessa a lei e continuerò a farla”.
Ad aprire l’incontro era stata Angela Bruno, ricordando il senso dell’iniziativa: “Educare i ragazzi alla cultura della legalità non è soltanto un dovere istituzionale, ma è anche un impegno civico e morale che ci coinvolge tutti”. Un principio attorno al quale si sono intrecciate esperienze differenti, accomunate dall’idea che la lotta alle mafie non possa essere delegata soltanto a magistrati e forze dell’ordine, ma debba passare anche dalla memoria, dalla scuola e dalla formazione delle nuove generazioni.
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/focus/ardita-e-ingroia-la-mafia-vive-nel-rapporto-tra-criminalita-e-potere