ARDEA/POMEZIA – Intrecci tra incendi e politica: 9 a processo

Il Caffè, n. 525 dal 20 al 26 febbraio 2020

ARDEA/POMEZIA

Intrecci tra incendi e politica: 9 a processo

Nove imputati per una serie di episodi di intimidazioni “di fuoco”. C’è anche un ex consigliere comunale

Di Clemente Pistilli

Tutti a giudizio i nove imputati per la cosiddetta stagione degli incendi ad Ardea. Politici e non. A disporre il processo è stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Gisberto Muscolo. Sotto accusa l’ex consigliere comunale Luca Fanco, ritenuto il mandante del rogo della Mercedes del consigliere comunale Franco Marcucci, data alle fiamme il 12 gennaio 2014, secondo gli inquirenti per destabilizzare il quadro politico locale. Un’intimidazione che, per il pm Luigi Paoletti, sarebbe stata materialmente compiuta dal pometino Tito Ferranti, coinvolto lo scorso anno nell’inchiesta antimafia denominata “Equilibri” sul clan Fragalà, e dal pometino Bruno Costantini. Tito Ferranti, Costantini, il romano Walter Ferranti, e il pometino Roberto Colafranceschi sono poi stati rinviati a giudizio anche per una serie di furti di gasolio messi a segno ai danni del Consorzio Coop Formula Ambiente, incaricato della gestione della raccolta dei rifiuti a Pomezia. E sempre i Ferranti per la detenzione illecita e poi la vendita di un’arma. Il giudice Muscolo ha inoltre disposto il processo per Marco Del Fiume, di Ardea, a giugno anche lui arrestato nell’inchiesta sul clan Fragalà, il romano Corrado Innocenzi, e il romano Massimiliano Cogliano, un ex pugile che nella capitale ha subito anche due attentati, all’Eur e a Tor Bella Monaca. I tre, secondo gli inquirenti, sarebbero infatti responsabili dell’estorsione compiuta con l’attentato incendiario alla villa di Fiorenzo D’Alessandri, a Pomezia, ex esponente del Pd, partito da cui a giugno è stato espulso dopo che sempre nell’inchiesta sui Fragalà è stato indicato come uno dei politici su cui il clan puntava per mettere le mani sul Comune di Pomezia. Un’intimidazione che sarebbe stata ideata dai primi due, titolari della Pathfinder Sicurezza, per costringere D’Alessandri a stipulare un contratto di vigilanza con la stessa azienda. Compiuta con un rogo che distrusse parte dell’immobile e tre auto: una Porsche Cayenne, una Smart e un’Opel Corsa. Per il lancio dell’ordigno che innescò l’incendio nella villa, il 13 gennaio 2014, è poi a giudizio, oltre a Del Fiume, sempre Tito Ferranti. Del Fiume, Innocenzi e il pometino Alessandro Viola sono infine accusati della rapina da 250mila euro, con tanto di sequestro di persona, tra cui di due minorenni, sempre nella villa di D’Alessandri il 15 febbraio successivo. Un processo disposto dopo le indagini portate avanti dai carabinieri di Trastevere e dal Nucleo investigativo di Frascati, caratterizzate anche da numerose intercettazioni telefoniche. La prima udienza, davanti al Tribunale di Velletri, è fissata per il prossimo 3 aprile.

 

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