Aprilia, roghi e intimidazioni nella città del boom edilizio tra Roma e Latina. L’investigatore: “Colpisce il silenzio”.

Un quadro agghiacciante composto da fatti e situazioni che partono da lontano e che  le classi dirigenti pontine,politiche ed amministrative,non hanno mai voluto affrontare e risolvere.Ignavia,collusioni,contiguità,ignoranza ? Oltre agli elementi evidenziati in questo ottimo servizio di Andrea Palladino su Il Fatto Quotidiano c’é stato l’omicidio nel 1990 dell’avv.Mario Maio del quale ,a distanza di circa di 30 anni ormai,non si conoscono né esecutori né mandanti ,ma che probabilmente,visto il ruolo che il professionista svolgeva per conto dell’Amministrazione comunale,era collegabile alle vicende o urbanistiche o  della “munnezza”. Roba di mafia,insomma.Parlare di Maio sembra infastidire qualcuno ma noi partiamo proprio da là per terminare agli ultimi incendi   che hanno colpito Radio Studio 93. C’é un filo rosso che ,partendo dall’assassinio Maio e passando per gli attentati a Chiusolo ed alle sue dimissioni  da assessore,arriva ad oggi .non trascurando le pallottole sparate  alcuni mesi fa contro l’autovettura di un dirigente comunale.”Colpisce il silenzio”,dice un  investigatore ? Bene,anzi male.E’ vero che l’omertà e la vigliaccheria  sono  la carta d’identità di una provincia,quella di Latina,dove sembra di stare a Platì o Corleone ed i cui motti sono “magna e tasi” al nord e “nun sacc’ niente” a sud – e noi dell’Associazione Caponnetto  che andiamo a cercare  le “cose” e non ci limitiamo alle parole,alle chiacchiere,siamo le prime vittime di questo “sistema” – ma é  altrettanto vero che due sono gli elementi scatenanti di tutto ciò :la bassa ,antica “qualità” dell’apparato investigativo e giudiziario pontino e le collusioni fra pezzi della politica e delle istituzioni  con la mafia.Basta analizzare alcuni fatti ,passati e recenti,come la “vicenda Fondi”,l’assenza della politica e non solo  alle esequie l’altro giorno di Benito Di Fazio – un’icona dell’antimafia – ed al convegno  di Sperlonga della Caponnetto con i magistrati  delle DDA; basta riascoltare con molta attenzione la registrazione del confronto che c’é stato  alcuni mesi fa a “Monitor “ di Lazio Tv fra il segretario dell’Associazione Caponnetto ed il Sindaco di Aprilia e,soprattutto,gli interventi dal pubblico.”La mafia  NON c’é”!!!!.Le indagini,ma approfondite e serie,andrebbero fatte proprio su chi va dicendo che………………la mafia non c’é e sulle ragioni per cui  dice ciò .Ci si accorgerebbe,se venisse fatto ciò,che la vera mafia,non quella dei quaquaraquà,si nasconde proprio fra quelli che vanno dicendo che la mafia non c’é .Suggeriamo all’amico Palladino – e in particolare al Questore di Latina-di  prendersi quella bobina  del dibattito a Monitor  e di ascoltare bene  gli interventi dal pubblico,come anche suggeriamo loro  di leggersi bene  quello che  hanno scritto proprio lo stesso Palladino nel famoso articolo “La palude pontina,indagare non si può……..” e “il Mattino”,”Terra “e tanti giornali on line   campani a proposito degli “incontri “ fra pezzi dello Stato e camorristi in una “villa dei Servizi “a Gaeta.La provincia di Latina é frequentata da soggetti i cui nomi  ricorrono nel famoso processo “Mafia-Stato” di Palermo ed é qua il punto centrale di un discorso che andrebbe fatto non parcellizzando  le cose ,le circostanze e le situazioni.Ed allora,sì,diciamo,perché é vero,che “colpisce il silenzio” dei vigliacchi che sono la maggioranza delle persone,ma non limitiamoci a ciò perché ,per capire o spiegare bene le cose,bisogna andare “in alto”,molto più in alto…………!!!!!! “Oltre” ,insomma.Vogliamo farlo?………Possiamo farlo ???????………………..

Il Fatto Quotidiano, Giovedì 29 settembre 2016

Aprilia, roghi e intimidazioni nella città del boom edilizio tra Roma e Latina. L’investigatore: “Colpisce il silenzio”

In fiamme le auto dell’assessore e del responsabile di Libera, distrutto il furgone di Radio Studio 93. Il centro sorto con le bonifiche mussoliniane è oggi teatro di una forte speculazione edilizia. E hanno trovato posto rappresentanti di tutte le mafie italiane

di Andrea Palladino

Un rogo dietro l’altro. Prima, tre anni fa, l’incendio dell’automobile dell’ex assessore al bilancio e del responsabile di Libera; per arrivare, nei giorni scorsi, alla distruzione del furgone di Radio Studio 93. Un crescendo che in questi anni ha visto sparatorie, altre automobili distrutte, rapine. Il clima ad Aprilia – 70 mila abitanti, quaranta chilometri da Roma – è tutt’altro che autunnale. Le fiamme in pochi giorni hanno colpito piccoli stabilimenti artigianali, furgoni, automobili, dopo un’estate caratterizzata dai roghi sulla via Pontina (nella foto). Nel Paese che vede la più forte espansione edilizia dell’area tra la capitale e Latina, con palazzi che spuntano in ogni angolo, la tensione sta diventando quotidiana.

Colpisce il silenzio di questa città”, afferma un investigatore, mentre sfoglia informative e profili storici del territorio diventato nel tempo una sorta di grande dormitorio. Città creata negli anni ’30 durante la bonifica mussoliniana, poi in buona parte distrutta durante i bombardamenti delle seconda guerra mondiale, ospita oggi alcuni esponenti di praticamente tutte le organizzazioni criminali. Ci sono gli Alvaro – famiglia storica di ‘ndrangheta – arrivati negli anni ’50 e ’60, spediti dalla Calabria al confino, quando la parola mafia neanche esisteva nel codice penale. Acquistarono grandi appezzamenti di terra, misero su aziende di telecomunicazioni, diventando imprenditori in grado di muovere capitali importanti. In città sono ben conosciuti anche alcuni affiliati storici di Cosa Nostra, ampiamente citati nei processi più importanti, come Pizza Connection. E, in epoca più recente, si sono impiantati in questa fascia alle porte della capitale importanti esponenti di gruppi di camorra, forse in questo momento il gruppo più determinato nel controllare le piazze di spaccio e gli investimenti. A Nettuno – città del litorale romano che confina con Aprilia – si era radicata da tempo Maria Rosaria Schiavone, detta la Sfinge, arrestata tre anni fa dalla Dda di Roma, dopo lunghe indagini partite da una attentato a colpi di kalashinkov sulla via Appia

La zona tra Roma e Latina è prima di tutto luogo di alleanze, di scambio e di affari: “Quest’area di Aprilia e Cisterna è stata interessata – ha raccontato lo scorso maggio alla commissione antimafia il questore di Latina Giuseppe De Matteis – da una forte speculazione edilizia, da un forte investimento di capitali di provenienza soprattutto illecita nel settore edilizio, con tutto quello che ne consegue, come cambi di destinazione d’uso, piani regolatori generali approvati in un certo modo e così via”.

La pressione criminale aveva colpito esponenti politici locali già nel 2013. Prima furono incendiate le automobili dell’ex assessore al bilancio Antonino Chiusolo e del coordinatore dell’associazione Libera. L’assessore decise poi di lasciare il Comune pochi mesi dopo l’attentato, quando trovò davanti alla porta di casa dieci proiettili. Sempre nel 2013 venne aggredito il consigliere comunale Pasquale Di Maio della lista civica “Forum per Aprilia”: un uomo mascherato lo colpì all’uscita del Comune con una spranga di ferro a una gamba e alla testa. Da allora ci sono stati altri episodi di intimidazione e di incendi di autovetture, fino ad arrivare all’attentato al furgone attrezzato per le dirette della Radio Studio 93, emittente storica della città. Le indagini, affidate ai carabinieri, per ora non hanno individuato una pista precisa. Di certo Studio 93 è molto conosciuta nella zona per aver sempre raccontato quello che avviene nel mondo criminale locale, in quell’area a cavallo tra la provincia di Roma, di Latina e il litorale di Anzio e Nettuno dove da ormai diversi decenni crescono i clan, arrivati già alla seconda generazione.

Un quadro agghiacciante composto da fatti e situazioni che partono da lontano e che  le classi dirigenti pontine,politiche ed amministrative,non hanno mai voluto affrontare e risolvere.Ignavia,collusioni,contiguità,ignoranza ? Oltre agli elementi evidenziati in questo ottimo servizio di Andrea Palladino su Il Fatto Quotidiano c’é stato l’omicidio nel 1990 dell’avv.Mario Maio del quale ,a distanza di circa di 30 anni ormai,non si conoscono né esecutori né mandanti ,ma che probabilmente,visto il ruolo che il professionista svolgeva per conto dell’Amministrazione comunale,era collegabile alle vicende o urbanistiche o  della “munnezza”. Roba di mafia,insomma.Parlare di Maio sembra infastidire qualcuno ma noi partiamo proprio da là per terminare agli ultimi incendi   che hanno colpito Radio Studio 93. C’é un filo rosso che ,partendo dall’assassinio Maio e passando per gli attentati a Chiusolo ed alle sue dimissioni  da assessore,arriva ad oggi .non trascurando le pallottole sparate  alcuni mesi fa contro l’autovettura di un dirigente comunale.”Colpisce il silenzio”,dice un  investigatore ? Bene,anzi male.E’ vero che l’omertà e la vigliaccheria  sono  la carta d’identità di una provincia,quella di Latina,dove sembra di stare a Platì o Corleone ed i cui motti sono “magna e tasi” al nord e “nun sacc’ niente” a sud – e noi dell’Associazione Caponnetto  che andiamo a cercare  le “cose” e non ci limitiamo alle parole,alle chiacchiere,siamo le prime vittime di questo “sistema” – ma é  altrettanto vero che due sono gli elementi scatenanti di tutto ciò :la bassa ,antica “qualità” dell’apparato investigativo e giudiziario pontino e le collusioni fra pezzi della politica e delle istituzioni  con la mafia.Basta analizzare alcuni fatti ,passati e recenti,come la “vicenda Fondi”,l’assenza della politica e non solo  alle esequie l’altro giorno di Benito Di Fazio – un’icona dell’antimafia – ed al convegno  di Sperlonga della Caponnetto con i magistrati  delle DDA; basta riascoltare con molta attenzione la registrazione del confronto che c’é stato  alcuni mesi fa a “Monitor “ di Lazio Tv fra il segretario dell’Associazione Caponnetto ed il Sindaco di Aprilia e,soprattutto,gli interventi dal pubblico.”La mafia  NON c’é”!!!!.Le indagini,ma approfondite e serie,andrebbero fatte proprio su chi va dicendo che………………la mafia non c’é e sulle ragioni per cui  dice ciò .Ci si accorgerebbe,se venisse fatto ciò,che la vera mafia,non quella dei quaquaraquà,si nasconde proprio fra quelli che vanno dicendo che la mafia non c’é .Suggeriamo all’amico Palladino – e in particolare al Questore di Latina-di  prendersi quella bobina  del dibattito a Monitor  e di ascoltare bene  gli interventi dal pubblico,come anche suggeriamo loro  di leggersi bene  quello che  hanno scritto proprio lo stesso Palladino nel famoso articolo “La palude pontina,indagare non si può……..” e “il Mattino”,”Terra “e tanti giornali on line   campani a proposito degli “incontri “ fra pezzi dello Stato e camorristi in una “villa dei Servizi “a Gaeta.La provincia di Latina é frequentata da soggetti i cui nomi  ricorrono nel famoso processo “Mafia-Stato” di Palermo ed é qua il punto centrale di un discorso che andrebbe fatto non parcellizzando  le cose ,le circostanze e le situazioni.Ed allora,sì,diciamo,perché é vero,che “colpisce il silenzio” dei vigliacchi che sono la maggioranza delle persone,ma non limitiamoci a ciò perché ,per capire o spiegare bene le cose,bisogna andare “in alto”,molto più in alto…………!!!!!! “Oltre” ,insomma.Vogliamo farlo?………Possiamo farlo ???????………………..

Il Fatto Quotidiano, Giovedì 29 settembre 2016

Aprilia, roghi e intimidazioni nella città del boom edilizio tra Roma e Latina. L’investigatore: “Colpisce il silenzio”

In fiamme le auto dell’assessore e del responsabile di Libera, distrutto il furgone di Radio Studio 93. Il centro sorto con le bonifiche mussoliniane è oggi teatro di una forte speculazione edilizia. E hanno trovato posto rappresentanti di tutte le mafie italiane

di Andrea Palladino

Un rogo dietro l’altro. Prima, tre anni fa, l’incendio dell’automobile dell’ex assessore al bilancio e del responsabile di Libera; per arrivare, nei giorni scorsi, alla distruzione del furgone di Radio Studio 93. Un crescendo che in questi anni ha visto sparatorie, altre automobili distrutte, rapine. Il clima ad Aprilia – 70 mila abitanti, quaranta chilometri da Roma – è tutt’altro che autunnale. Le fiamme in pochi giorni hanno colpito piccoli stabilimenti artigianali, furgoni, automobili, dopo un’estate caratterizzata dai roghi sulla via Pontina (nella foto). Nel Paese che vede la più forte espansione edilizia dell’area tra la capitale e Latina, con palazzi che spuntano in ogni angolo, la tensione sta diventando quotidiana.

Colpisce il silenzio di questa città”, afferma un investigatore, mentre sfoglia informative e profili storici del territorio diventato nel tempo una sorta di grande dormitorio. Città creata negli anni ’30 durante la bonifica mussoliniana, poi in buona parte distrutta durante i bombardamenti delle seconda guerra mondiale, ospita oggi alcuni esponenti di praticamente tutte le organizzazioni criminali. Ci sono gli Alvaro – famiglia storica di ‘ndrangheta – arrivati negli anni ’50 e ’60, spediti dalla Calabria al confino, quando la parola mafia neanche esisteva nel codice penale. Acquistarono grandi appezzamenti di terra, misero su aziende di telecomunicazioni, diventando imprenditori in grado di muovere capitali importanti. In città sono ben conosciuti anche alcuni affiliati storici di Cosa Nostra, ampiamente citati nei processi più importanti, come Pizza Connection. E, in epoca più recente, si sono impiantati in questa fascia alle porte della capitale importanti esponenti di gruppi di camorra, forse in questo momento il gruppo più determinato nel controllare le piazze di spaccio e gli investimenti. A Nettuno – città del litorale romano che confina con Aprilia – si era radicata da tempo Maria Rosaria Schiavone, detta la Sfinge, arrestata tre anni fa dalla Dda di Roma, dopo lunghe indagini partite da una attentato a colpi di kalashinkov sulla via Appia

La zona tra Roma e Latina è prima di tutto luogo di alleanze, di scambio e di affari: “Quest’area di Aprilia e Cisterna è stata interessata – ha raccontato lo scorso maggio alla commissione antimafia il questore di Latina Giuseppe De Matteis – da una forte speculazione edilizia, da un forte investimento di capitali di provenienza soprattutto illecita nel settore edilizio, con tutto quello che ne consegue, come cambi di destinazione d’uso, piani regolatori generali approvati in un certo modo e così via”.

La pressione criminale aveva colpito esponenti politici locali già nel 2013. Prima furono incendiate le automobili dell’ex assessore al bilancio Antonino Chiusolo e del coordinatore dell’associazione Libera. L’assessore decise poi di lasciare il Comune pochi mesi dopo l’attentato, quando trovò davanti alla porta di casa dieci proiettili. Sempre nel 2013 venne aggredito il consigliere comunale Pasquale Di Maio della lista civica “Forum per Aprilia”: un uomo mascherato lo colpì all’uscita del Comune con una spranga di ferro a una gamba e alla testa. Da allora ci sono stati altri episodi di intimidazione e di incendi di autovetture, fino ad arrivare all’attentato al furgone attrezzato per le dirette della Radio Studio 93, emittente storica della città. Le indagini, affidate ai carabinieri, per ora non hanno individuato una pista precisa. Di certo Studio 93 è molto conosciuta nella zona per aver sempre raccontato quello che avviene nel mondo criminale locale, in quell’area a cavallo tra la provincia di Roma, di Latina e il litorale di Anzio e Nettuno dove da ormai diversi decenni crescono i clan, arrivati già alla seconda generazione.

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