Appalti rifiuti, «rete di coperture anche in Prefettura a Caserta»

Il Mattino, Sabato 17 Settembre 2016

Appalti rifiuti, «rete di coperture anche in Prefettura a Caserta»

di Mary Liguori

«Così abbiamo fregato il sistema»: il vademecum che avrebbe consentito l’esistenza di una tangentopoli decennale nei comuni dell’Alto casertano lo si apprende dalla vive voce di Antonio Scialdone e Alberto Di Nardi. Da ex protagonisti di primo piano dell’affare rifiuti a gole profonde che stanno demolendo, dall’interno, il sistema appalti in provincia di Caserta. Dall’arresto di Di Nardi per la tangentopoli di Maddaloni, eseguito sulla scorta delle indagini dei pm Carlo Fucci e Massimo Urbano, al pentimento dell’ex titolare della Dhi Holding, sono passate una dozzina di ore: il tempo, per l’imprenditore, di comprendere che sì, si trovava davvero in carcere e no, non ne valeva la pena. Ha iniziato a parlare, il manager sotto processo con il sindaco per il quale avrebbe funto da «bancomat», e da quel momento non si è fermato più. Oggi, ironia della sorte, i suoi racconti combaciano con quelli dell’uomo che lo ha fatto finire in carcere, Scialdone, l’ex «re» del Cub. A due voci, dunque, i nomi, i cognomi, il meccanismo utilizzato decine di volte per arginare l’«ostacolo» legalità, per manipolarla: la Suap. Eppure in qualcosa i racconti dei due differiscono. Accusano all’unisono imprenditori e politici, ma quando si tratta di spiegare in che modo Scialdone riuscisse ad avere in anticipo notizie riservatissime sulle sorti giudiziarie di altri imprenditori, l’ex presidente del Cub tergiversa, Di Nardi, invece, circostanzia ed è molto preciso. Nonostante i suoi trascorsi giudiziari relativi al disastro del Consorzio unico di bacino, Scialdone aveva rapporti privegiati con alcuni funzionari della prefettura di Caserta. Persone che, lo dice Di Nardi, ha incontrato fino a tempi recenti vale a dire quando ha iniziato a lavorare per conto suo, in veste di consulente di bandi di gara.

«Una mattina, nell’approssimarsi della data di presentazione delle offerte per le gare di San Nicola La Strada e Casagiove, Scialdone incontrò funzionario della Prefettura predisposto alla redazione delle white list e alle procedure per l’emanazione delle interdittive antimafia», racconta Di Nardi. «Con questa persona, aveva rapporti di conoscenza e lavorativi dai tempi del Cub». «Il funzionario gli riferì di fare attenzione alle aziende con le quali ci interfacciavamo perché temeva che noi rovinassimo il buon lavoro fatto fino ad allora e lo avvertì che di lì a poco sarebbe stata emessa interdittiva antimafia nei confronti della Impresud».

«In effetti, – spiega ancora Di Nardi – il sospetto che tale ditta fosse in qualche modo collegata ai clan camorristici operanti su quel territorio, mi venne allorquando, recandomi qualche volta presso gli uffici della Impresud, constatai la presenza di persone poco raccomandabili all’interno della stessa azienda». «Quando Scialdone seppe dalla sua fonte che Iavazzi avrebbe avuto l’interdittiva e me lo riferì, decisi di interrompere ogni rapporto lavorativo con quella azienda che peraltro collaborava già con la Termotetti per la gara di Piedimonte Matese, e che per la gara di Casagiove andò in aiuto a Imperadore fornendogli non solo l’area dove parcheggiare i mezzi per la raccolta di rifiuti, ma anche i mezzi stessi».

Il sistema avrebbe garantito Termotetti e Gino Imperadore, fulcro del «cartello» di imprese di cui facevano parte anche la Impresud e la Gesia di Francesco Iavazzi e Luciano Sorbo. A giovarne, i politici arrestati martedì che, secondo la procura, hanno intascato soldi e giovato di altri favori elargiti da Imperadore. E forse anche insospettabili funzionari di organi del governo.

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