Appalti e voti in Provincia di Caserta, la verità della senatrice

Il Mattino, Martedì 15 Novembre 2016

Appalti e voti in Provincia, la verità della senatrice

di Marilù Musto

CASERTA – Per precauzione o, forse, per un principio di autotutela, si è recata in Procura con uno dei suoi avvocati anche se non è indagata: la senatrice Maria Rosaria Rossi, ex tesoriere del partito Forza Italia, da giugno scorso in rotta con il nuovo entourage di Silvio Berlusconi, ieri si è presentata in Procura a Santa Maria Capua Vetere per rispondere – in qualità di persona informata sui fatti – alle domande del tenente colonnello Luca Cioffi della guardia di finanza di Caserta e dei pubblici ministeri Giorgia De Ponte e Alessandro Di Vico dell’ufficio inquirente di Santa Maria Capua Vetere. I tre indagano sull’elezione a presidente della Provincia di Caserta di Angelo Di Costanzo, ex sindaco di Alvignano, nell’ambito dell’inchiesta «Assopigliatutto», coordinata dal capo dell’ufficio inquirente Maria Antonietta Troncone. Quella di ieri, non è stata affatto una passeggiata per la Rossi, ascoltata dunque in qualità di teste. Il tempo di ricomporre le idee e giù con la sua versione dei fatti: dalle undici del mattino fino all’una del primo pomeriggio. È durato circa due ore il faccia a faccia fra gli inquirenti e l’ex commissario provinciale di Caserta di Forza Italia inviato a Caserta fino a poco tempo fa dal vertice del partito, ascoltata come persona informata dei fatti, alla presenza di uno dei suoi due legali, l’avvocato Mario Griffo, dopo che venti giorni fa aveva opposto il legittimo impedimento per una concomitante seduta in commissione al Senato.

Dalle indagini era spuntata fuori una informativa della guardia di finanza e dei carabinieri di Caserta estrapolata da una confidenza fatta alle forze dell’ordine da un uomo, il quale aveva raccontato che Di Costanzo era stato messo alla guida dell’ente Provincia anche per estinguere un vecchio debito che aveva, nei suoi confronti, il fratello della Rossi. Dunque, una sorta di «risarcimento» che gli sarebbe stato accordato dalla medesima Rossi, commissaria provinciale del partito nel momento in cui erano state definite liste e candidature.

La senatrice, durante l’interrogatorio di ieri, avrebbe smentito categoricamente la circostanza riportando la sua verità dei fatti e chiarendo alcuni “passaggi” politici interni di Forza Italia, ma anche le dinamiche elettive dell’ente provinciale. Insomma, per ora, la versione fornita dall’informatore – rimasto per altro anonimo – sembra essere priva di riscontri, ma era necessario – a giudizio degli inquirenti – l’ascolto della Rossi per mettere i puntini sulle “i”.
L’inchiesta, però, va avanti e nei prossimi giorni potrebbero esserci delle novità. Dopo il deposito della motivazione del Riesame per Di Costanzo, è stato presentato in Cassazione il primo ricorso degli inquirenti contro la decisione del collegio del tribunale della libertà di Napoli che riguarda Francesco Iavazzi, imprenditore nel settore dei rifiuti. È possibile, inoltre, che si presenti appello anche per la posizione di Di Costanzo che ha ottenuto, certo, la revoca degli arresti in carcere convertita in divieto di dimora a Caserta, ma l’accusa di aver messo lo zampino nel progetto della gara d’appalto vinta dalla Termotetti ad Alvignano è rimasta in piedi, mentre per l’annullamento di un altro reato, il Riesame sembra aver evocato una norma del 1993, precedente al’introduzione del reato della turbativa d’asta, contestata all’ex presidente della Provincia. L’inchiesta ha coinvolto anche il viceprefetto Palmieri la cui posizione è tuttora al vaglio della Procura.

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