Appalti e favori, l’ex senatore Diana ora rischia il processo

Il Manifesto, Domenica Domenica 16 Ottobre 2016

Appalti e favori, l’ex senatore Diana ora rischia il processo

di Leandro Del Gaudio

Non c’è solo l’operazione Concordia, il presunto patto politico mafioso alla base della metanizzazione del Casertano. No, non c’è solo l’ipotesi di un accordo con i casalesi per favorire l’ingresso della Cpl nel Casertano, nelle accuse rivolte all’ex senatore Lorenzo Diana. In poche pagine, la Dda di Napoli presenta il conto all’ex esponente della commissione parlamentare antimafia, a uno dei politici in passato maggiormente esposto nella lotta alla camorra, tanto da finire anche nel mirino degli stessi casalesi. Ma andiamo con ordine a ripercorrere le ultime mosse della Procura di Napoli: pochi giorni fa, la Dda ha notificato avvisi di chiusa inchiesta a carico di Diana e di Raffaele Angelo Reccia, in passato sindaco di San Cipriano di Aversa. Indagine condotta dai pm anticamorra Catello Maresca, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi, in forza al pool dell’aggiunto Giuseppe Borrelli, vengono fuori una serie di circostanze inedite a carico dello stesso Diana. Si tratta di accuse che nascono dal sequestro di carte messo a segno nel corso di un’inchiesta parallela – quella del Caan – che fanno emergere presunti interessamenti per soggetti non immacolati. In sintesi, dalle nuove carte emerge che Diana avrebbe favorito parenti di camorristi, avrebbe influenzato pratiche amministrative ora per evitare la confisca di una casa, ora per garantire la carriera nella pubblica amministrazione di soggetti imparentati con i boss Iovine e Zagaria; e avrebbe influenzato appalti e distribuzione di lotti di terreno.

Ma andiamo con ordine. Assieme all’ex sindaco Reccia, Diana avrebbe intrecciato rapporti con Antonio Piccolo, per accordarsi con dirigenti della coop emiliana Concordia e per favorire imprenditori legati alla camorra di Iovine e Zagaria, nella grande opera di metanizzazione. In cambio di voti, dicono i pm. Poi si passa alle nuove accuse, frutto delle dichiarazioni di Sergio Orsi (soggetto denunciato da Lorenzo Diana), ma anche dello spulcio delle carte nello studio dell’ex senatore. Assieme all’ex sindaco Reccia, Diana avrebbe favorito tale Luigi Caterino, dipendente del comune di San Cipriano di Aversa (ma anche fratello del presunto camorrista Giuseppe) nella gestione di appalti pubblici. Poi avrebbero favorito la progressione in carriera di Giuseppe Iovine, vigile urbano a San Cipriano di Aversa, ma anche esponente della polizia municipale locale. Ricostruzioni di pentiti, per lo più sostenute dall’ex boss, oggi collaboratore di giustizia, Antonio Iovine. Ed è in questo scenario che spunta il caso dei parenti di Enrico Martinelli, che hanno avuto la possibilità di rimanere nella loro abitazione a San Cipriano di Aversa, nonostante fosse oggetto di confisca. Favori, interventi, manomissioni, che in alcuni casi vedrebbero responsabile il solo Diana. Stando a quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini, infatti, l’ex senatore si sarebbe industriato per agevolare Leopoldo Martino, in passato autista dell’ex latitante (oggi pentito) Antonio Iovine. In che modo? Si sarebbe speso nella pratica amministrativa successiva alla condanna per diserzione rimediata dallo stesso Martino. Poi si sarebbe interessato per l’assunzione come vigile urbano di Generoso Restina, a sua volta uomo di fiducia del boss Michele Zagaria, nei ranghi del comune di Aversa. C’è anche un capitolo legato ai collegi sindacali, ai consigli di amministrazioni, ad appalti e al consenso elettorale.

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