ANTONIO IOVINE O NINN VUOTA IL SACCO: “Sandokan ordinò a me e a Zagaria di… Ecco il nome del giovane rappresentante dell’impresa romana… Le riunioni con Malinconico e Paolo Caterino al Centro Direzionale, e la cassa del clan”

ANTONIO IOVINE O NINN VUOTA IL SACCO: “Sandokan ordinò a me e a Zagaria di… Ecco il nome del giovane rappresentante dell’impresa romana… Le riunioni con Malinconico e Paolo Caterino al Centro Direzionale, e la cassa del clan”

In calce all’articolo gli interessantissimi stralci dell’ordinanza con le dichiarazioni dei boss pentiti

SAN CIPRIANO – L’ordinanza recente, che poi è soprattutto un’ordinanza di rigetto di misure cautelari richieste dalla Dda e non concesse dal tribunale di Napoli, relativa alle attività estorsive, realizzate dal clan dei Casalesi a danno delle imprese che, in un primo tempo, sul fronte della costruzione dei capannoni e delle infrastrutture, in un secondo tempo a danno delle aziende facenti parte del Polo Calzaturiero, ha la qualità molto interessante di offrirci il dato compiuto di dichiarazioni ampie, rese dal collaboratore di giustizia più importante che c’è Antonio Iovine, detto o ninn, non solo sul fatto specifico, oggetto della richiesta della Dda, ma anche sull’organizzazione economico-contabile del clan dell’ultimo periodo degli anni 90.Intanto i gruppi principali confederati, cioè quello degli Schiavone, quello di Iovine e quello di Zagaria, versavano, ognuno, 60 milioni di lire al mese, in una cassa comune che finanziava gli stipendi degli affiliati. Mentre Giuseppe “Peppinotto” Caterino, altro sanciprianese, pezzo da 90 dei Casalesi, iniettava nelle casse i soldi provenienti dalle slot machines.

In più, Francesco Schiavone “Sandokan” in persona chiese ad Antonio Iovine e a Michele Zagaria di garantire un surplus, frutto di alcune estorsioni speciali, come fu ad esempio quella consumata ai danni del polo calzaturiero.

Ed è per questo, come racconta Antonio Iovine il gruppo dei Russo e cioè della famiglia di Peppe o Padrino, non interferì neanche in minima parte, non chiedendo neppure piccole somme per quello che l’impresa romana Sogest versò nelle casse del clan e per quello che successivamente versarono le imprese del Consorzio.

Eppure, la piazza di Carinaro era sotto il controllo diretto proprio della famiglia Russo.

Nell’ultima parte delle dichiarazioni di Iovine, che segue la prima parte da noi pubblicata ieri (CLICCA QUI PER LEGGERE)sono raccontati altri dettagli, non sempre coerenti, secondo il Gip, degli incontri che si svolsero tra il già citato rappresentante della Sogest, un giovane di Mugnano, Arzano o Marano – Iovine non ricorda bene il luogo di provenienza – e i fiduciari imprenditoriali di o ninn, cioè l’imprenditore Giovanni Marinconico, Paolo e Renato Caterino, cugini del boss.

Iovine narra di riunioni, svoltesi nell’ufficio del rappresentante Sogest, al centro direzionale di Napoli e di un’altra, svoltasi a San Cipriano, nell’abitazione del padre di Augusto De Luca. Ed è proprio su questo particolare della riunione che il gip avanza dei dubbi, visto che Iovine nei vari interrogatori avrebbe definito sia la riunione di Napoli, sia quella di San Cipriano, il primo incontro tra Sogest e clan dei Casalesi.

Il boss parla ancora del mancato accordo sui subappalti, legato al fatto che la Sogest accettò solo di pagare la tangente del 5% sui lavori, offrendo a Malinconico, a Paolo e Renato Caterino solo dei piccoli lavori a cottimo. E ancora, Iovine, individua in un confronto fotografico in Giorgio Negri il giovane rappresentante della Sogest.

Per quanto riguarda, invece, il viatico che portò il contatto tra il clan e la Sogest, la prima informazione su quei lavori, Iovine dice di averla avuta dal Salvatore Verde e da Umberto Mottola, detto Albertino, imprenditore di Aversa.

Il resto lo leggente nello stralcio dell’ordinanza, contenente l’ultima parte di interrogatori, anche recentissimi, di Antonio Iovine, da noi pubblicata in calce.

G.G.

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’ORDINANZA

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PUBBLICATO IL: 8 dicembre 2016 ALLE ORE 17:29 

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