Antonio Caridi, il senatore “dirigente della cupola di ‘ndrangheta”

Antonio Caridi, il senatore “dirigente della cupola di ‘ndrangheta”

L’Espresso, Venerdì 15 Luglio 2016

Antonio Caridi, il senatore “dirigente della cupola di ‘ndrangheta”

“Mammasantissima” è l’indagine sulla mafia calabrese che fa tremare la politica italiana. Per il parlamentare ex Ncd è stato chiesto l’arresto. Ma nelle carte spuntano i nomi di Gasparri e Alemanno, che non sono indagati

di Giovanni Tizian

Il senatore Antonio Caridi è un «dirigente ed organizzatore della componente “riservata” della ‘Ndrangheta». Così scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza con cui viene chiesto l’arresto del politico calabrese.

Punto di riferimento nazionale, insomma, di quella che la procura di Reggio Calabria guidata da Federico Cafiero De Raho definisce una struttura segreta e di vertice dell’organizzazione criminale. Un’accusa pesantissima per il parlamentare ex Ncd, ora nel gruppo Gal, Grande autonomia e libertà. Su Caridi dovrà ora esprimersi la giunta per le autorizzazioni di palazzo Madama. Intanto la richiesta è già partita per Roma.

La componente riservata, dicevamo. Un’entità che assomiglia molto a una super loggia massonica. E, del resto, in tempi non sospetti è stato uno dei padrini più influenti della regione a spiegare, intercettato, la mutazione genetica della mafia calabrese: «La ‘ndrangheta fa parte della massoneria» esclamava con il suo sodale qualche tempo fa Pantaleone Mancuso, sovrano di Vibo Valentia.

Di questa cupola elitaria fanno parte al momento cinque persone. I capi sono due avvocati (e già questo la dice lunga sulla natura di questa entità) Giorgio De Stefano e Paolo Romeo. Entrambi hanno segnato la storia criminale dello Stretto. Dai boia chi molla in poi, tra massoneria deviata, eversione nera e fittissimi intrecci con il potere anche nazionale. Accanto a loro c’è, ipotizzano investigatori e pm, Alberto Sarra, già sottosegretario nel governo regionale guidato da Giuseppe Scopelliti. Poco più sotto nella gerarchia si trova l’imprenditore Francesco Chirico. E infine, il politico che è arrivato a Roma: Antonio Caridi.

Del senatore Caridi, agli atti dell’inchiesta “Mammasantissima” coordinata dal pm Giuseppe Lombardo, c’è tutta la sua carriera politica. Un percorso, ora emerge, viziato dal continuoappoggio delle cosche reggine. Per esempio: «Fruiva dell’appoggio della ‘ndrangheta, cosca De Stefano, in occasione di tutte le consultazioni elettorali alle quali prendeva parte, dalla prima candidatura (elezioni comunali 1997) alle elezioni regionali del 2010»; «Fruiva dell’appoggio della ‘ndrangheta, clan Crucitti e Audino in occasione delle elezioni regionali del 2005». Così anche, ma con sostegno di famiglie diverse, per le regionali del 2000, per le comunali del 2007 e così via. Avrebbe, inoltre, utilizzato una ‘ndrina della città, i Tegano, per «individuare l’autore di un’intimidazione subita nova anni fa».

Non solo. Per il sistema di cui fa parte avrebbe deciso nomine nella partecipate, fatto assunzioni pilotate e canalizzato finanziamenti. Tutto questo per agevolare l’associazione. Anche «mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico, delle cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, della Giunta Comunale di Reggio Calabria, del Consiglio Regionale della Calabria, della Giunta Regionale della Calabria e del Senato della Repubblica». Da questo e molto altro Caridi si dovrà difendere davanti ai colleghi senatori. Che, con tutta calma, dovranno valutare se la richiesta d’arresto è fondata su solide basi.

Non è il solo politico di caratura nazionale citato nei documenti dell’accusa. 
Gianni Alemanno, per esempio, viene tirato in ballo per le elezioni europee del 2004. Il gip scrive – nella parte riguardante Alberto Sarra, uno degli arrestati – che l’ex sindaco di Roma (imputato in mafia Capitale) ha ricevuto l’appoggio elettorale del gruppetto finito sotto inchiesta. C’è anche Maurizio Gasparri, attualmente vice presidente del Senato, nelle carte.

Uno degli episodi, di qualche anno fa, citati da un collaboratore riguarda delle assuzioni chieste da Giuseppe Scopelliti, ex primo cittadino di Reggio e poi governatore della Regione. «Per le assunzioni non parlava … solo una volta ha parlato con me di un suo protetto … era il cameriere del Cordon Bleu, che era amico intimo di Gasparri. Infatti, ha chiamato Gasparrii direttamente a Scopelliti. È stata l’unica volta che entrando a Palazzo San Giorgio che il Sindaco mi chiese di assumere direttamente questo qua».

Il riferimento, racconta un imprenditore-pentito, è ai posti di lavoro promessi in una S.p.a., la Fata Morgana. Società che si occupava della raccolta differenziata in città. L’imprenditore ha rivelato ai magistrati che la politica, incluso Scopelliti, faceva enormi pressioni per pilotare assunzioni. E a “cantare” non è un collaboratore di giustizia qualsiasi. Ma l’ex responsabile tecnico della S.p.a., parente stretto di Orazio De Stefano, nome e volto del gotha delle ‘ndrine reggine.

Clientele, criminalità, massoneria. L’intreccio è diabolico. Ecco come il pentito Cosimo Virgiglio, in un recentissimo verbale, descrive la commisstione tra mafia e logge: «Ribadisco che il sistema allargato, composto tanto dagli elementi massonici che da quelli tipicamente di ‘Ndrangheta, aveva come obiettivo finale quello di garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali. La componente di ‘Ndrangheta mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti finanziari evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria».

Sembra l’incipit di un romanzo di le Carré. Invece è la realtà. Che l’antimafia di Reggio Calabria ritiene di aver smascherato. Una rete di “invisibili” che negli ultimi tempi stanno diventano sempre più visibili.

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