Antimafia sulla Massoneria: Logge e criminalità organizzata

Antimafia sulla Massoneria: Logge e criminalità organizzata

Remocontro 22 Dicembre 2017

Sotto il cappuccio chi?

Centonovantatrè persone i cui nomi compaiono in procedimenti penali sulla criminalità organizzata, fanno parte della massoneria. Un po’ troppo per essere un caso. Ed è consistente il numero di soggetti che, pur non indagati, imputati o condannati per delitti di natura mafiosa, hanno collegamenti diretti con esponenti della mafia e possono costituire un anello di collegamento tra mafia e massoneria.
Lo scrive Rosy Bindi, nella relazione della commissione Antimafia sulla massoneria presentata a Palazzo San Macuto. Mesi di audizioni, indagini e ispezioni culminate con il sequestro degli elenchi delle logge, per scrivere oggi che “esiste un interesse delle associazioni mafiose verso la massoneria fino a lasciare ritenere a taluno che le due entità siano divenute una cosa sola”.

Dalle logge informazioni alla mafia

Nella relazione, anche le dichiarazione di un pentito eccellente di Cosa nostra siciliana: Francesco Campanella, originario di Villabate, in provincia di Palermo, già consigliere comunale vicino a uomini come Salvatore Cuffaro e Clemente Mastella. Campanella è l’uomo che aiutò a falsificare la carta d’identità del boss Bernardo Provenzano, poi usata dal superlatitante per andare in Francia e sottoporsi a un’operazione chirurgica.
“C’erano persone importanti come pubblici funzionari, avvocati, notai, magistrati. La massoneria aveva importanza nella città di Palermo in termini di potere economico, politico, decisionale, quindi aveva senso che io stessi anche all’interno di questa organizzazione”, ha detto il collaboratore di giustizia nel verbale riportato nella relazione conclusiva.

Doppia affiliazione

“Campanella sin da giovane si era dedicato alla politica, alla massoneria, aderendo alla loggia palermitana del Goi Triquetra, ma anche alla mafia, ponendosi al servizio del noto capomafia Nicola Mandala il quale, per un certo periodo, curò la latitanza di Bernardo Provenzano. La contemporanea adesione alle due diverse associazioni, non era osteggiata né dall’una né dell’altra parte. Mandala, infatti aveva ritenuto che potesse essere una cosa interessante e che … sarebbe potuta tornare utile in qualche maniera”.
“Attraverso i fratelli a lui più vicini, infatti, aveva acquisto informazioni utili dai Monopoli di Stato per la gestione delle sale Bingo nel momento più delicato in cui era avvenuto l’arresto di Mandala, e si temeva che tali esercizi potessero essere sequestrati”. La conferma, conclude l’Antimafia, che l’appartenenza alla massoneria crea un vincolo esclusivo e permanente che, “come avviene in Cosa nostra, si dissolve solo con la morte”.

Riformare la legge Anselmi

Alla fine della relazione la commissione di Palazzo San Macuto, l’Antimafia suggerisce di estendere ad alcune categorie -magistrati, militari di carriera in servizio attivo, funzionari ed agenti di polizia, rappresentanti consolari all’estero- oltre all’iscrizione ai partiti politici, già previsto, anche “il divieto ad aderire ad associazioni che richiedano, per l’adesione, la prestazione di un giuramento che contrasti con i doveri d’ufficio o impongano vincoli di subordinazione”, cosa che si oppone alla fedeltà assoluta alle istituzioni repubblicane.
L’Antimafia denuncia inoltre la non applicazione della legge che dovrebbe punire “chiunque promuove o dirige un’associazione segreta”. Carcere e interdizione dai pubblici uffici, pene mai applicate.

Fonte: https://www.remocontro.it/2017/12/22/antimafia-sulla-massoneria-logge-criminalita-organizzata/

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