Antimafia, Morra: non sono andato in Calabria perchè non mi siedo vicino agli indagati, come ho detto al presidente di Confindustria Boccia

Antimafia, Morra: non sono andato in Calabria perchè non mi siedo vicino agli indagati, come ho detto al presidente di Confindustria Boccia

Marina Delfi

14 Settembre 2019

Di Marina Delfi

L’occasione è il palcoscenico della Summer School dell’Ucsi, la scuola di giornalismo investigativo promossa dall’Unione cattolica stampa italiana di Caserta e dall’Agenzia pubblica per la legalità Agrorinasce, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti Campania. Il luogo è altamente simbolico: Casal di Principe, villa Liberazione più nota come Villa Scarface, ex residenza di Walter Schiavone. A lanciare il sasso è il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra: “Ieri, ho telefono al presidente di Confindustria Boccia, ha detto, avvisandolo che non sarei andato all’Assemblea 2019 in programma a Cosenza in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio e nuovo presidente della locale associazione degli industriali. Perché avrei dovuto partecipare con il mio attuale sindaco, che ambisce ad essere il candidato alla presidenza della Regione ma è prescritto ed indagato, e con il governatore della Calabria interessato da altre vicende? Ho difficoltà e non mi siedo con soggetti che non solo sono indagati ma anche prescritti, e hanno sul capo la richiesta di rinvio a giudizio. Se per Confindustria questo non è un problema, ne prendo atto. Il vero problema è che il tessuto produttivo non riesce più a capire che o si sta con il bianco o con il nero, perché con il nero non si scherza. Questo è un Paese dove per questioni culturali c’è una certa indulgenza, che purtroppo è diventata quotidiana”.

Lo Stato ha il dovere di aggredire le economie criminali – ha continuato il presidente Morra – ma non sempre è attento e spesso non è neanche sollecitato dagli imprenditori, che non si rendono conto – per difetto di intelligenza o perché fa comodo – che questi business che producono grandi profitti rappresentano la morte del tessuto economico e produttivo. Il singolo operatore pensa di essere più furbo ma, a lungo termine, se muore il tessuto muore anche il Paese. Deve essere, dunque, interesse della classe imprenditoriale capire che il rispetto della legalità è l’unico modo per avere un mercato ed una società più sani.Siamo in una Summer School sul giornalismo investigativo e, sul versante delle informazioni, questo Paese ha enormi problemi. Io vengo da una città in cui un quotidiano non è uscito in edicola per non dare una notizia non gradita a qualcuno. Vengo da un’area in cui un giovane cronista si è suicidato dopo probabili pressioni nell’ambito del suo lavoro. Vengo da una regione dove, in funzione dell’acquisto di spazi pubblicitari da parte di Enti locali, può cambiare la linea editoriale del giornale, e questo mi fa schifo. Il mio padrone è il cuore ed il cervello quando cerco la verità ma se poi alcune notizie vengono sistematicamente occultate perché non si possono scrivere, allora la responsabilità è anche di chi ha il dovere di fare informazione. Entrando nel merito, dobbiamo combattere le mafie guidate da menti raffinatissime, come diceva Falcone. Nel 2014, per acquistare grandi quantitativi di cocaina, la ‘ndrangheta già utilizzava Bitcoin, e noi dove eravamo? ‘Ndrangheta, camorra e mafia rappresentano quelle debolezza, fragilità e complicità delle istituzioni e degli uomini che le rappresentano sui territori”.

Un intervento lucido, interessante che “juorno.it” ha scelto come emblematico di questa Summer School che ha ospitato un parterre d’eccezione e che ha assegnato 10 borse di studio a giovani giornalisti, precari o disoccupati.

Il grido d’allarme arriva da Casal di Principe (Caserta), territorio impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, sul fenomeno delle economie criminali, sull’evoluzione delle organizzazioni mafiose e sulle criptovalute: una sfida ambiziosa lanciata dalla Summer School Ucsi, perché le mafie si stanno trasformando sempre più in criminalità economiche e, per capire ancora meglio il fenomeno, basta osservare gli ultimi rapporti: l’economia criminale vale il 30% dell’economia ufficiale della provincia di Caserta; l’economia mafiosa in Italia è in grado di erodere il 15% del PIL pro capite; i “prodotti” di punta sono la droga, lo sfruttamento della prostituzione e le estorsioni, che fanno incassare ogni anno quasi 20 miliardi di euro (non mancano dal bilancio il contrabbando di sigarette, l’usura ed il traffico di rifiuti). E non solo.

La criminalità organizzata fa registrare circa 150 miliardi di euro di ricavi e, a fronte di poco più di 35 miliardi di costi, ha utili per oltre 100 miliardi. Numeri davvero allarmanti che surclassano anche quelli di alcuni colossi europei dell’energia.

Per la scuola, dicevamo, un parterre di alto livello: oltre al presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra c’erano: il comandante della Dia, il generale Giuseppe Governale; il procuratore aggiunto Dda Reggio Calabria, Gaetano Paci; il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo; il presidente “Svimez”, Adriano Giannola; il capo della redazione “Economia” del Corriere della Sera, Nicola Saldutti; il generale Umberto Rapetto, già comandante Nucleo Frodi Telematiche Guardia di Finanza; il senatore Pietro Grasso, già procuratore nazionale Antimafia; il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo; la senatrice Rosaria Capacchione; il testimone oculare dell’omicidio di Don Giuseppe Diana, Augusto Di Meo; l’europarlamentare Franco Roberti, già procuratore nazionale Antimafia; il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi; il direttore dell’Agenzia nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il prefetto Bruno Frattasi.

Fonte:yuorno.it

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