Antimafia e corruzione polverizzate nelle amministrazioni locali

DOPO IL CLAMORE DELLE OPERAZIONI ANTIMAFIA COSA RESTA?

E’ spesso sensazionale la notizia dell’arresto di qualche latitante e
pericoloso capo clan che trovava ristoro e rifugio nella apparente
tranquillità
delle noste cittadine ciociare. Fa notizia per qualche giorno e poi tutto
continua come prima come se il problema riguardasse solo i carabinieri e le
altre forze armate che presidiano il territorio. Nessuno si indigna e
nessuno
si interroga sui significati storici e politici che queste propaggini
malavitose possono significare per la crescita e lo sviluppo del territorio.
Io
invece mi allarmerei di più nel constatare che si è alleggerita la coscienza
civile dei cittadini che ormai non sollevano più lo sguardo da terra e
disdegnano di pensare alla grande per il loro futuro. Spesso questi arresti
spettacolari che necessariamente finiscono, ma non sempre, sulle pagine dei
giornali, servono soltanto a far gridare a molti che la vigilanza sul
territorio è attiva e che comunque si tratta di casi isolati, e che nella
stragrande prevalenza di casi le istituzioni sono sane e la società è onesta
salvo i cattivi esempi che provengono dalle cronache politiche nazionali e
che
riguardano parlamentari, ministri e sotoosegretari.
Invece molti trafficoni ed intrallazzatori locali con la scusa che “l’esempio
viene dall’alto” non permettono a nessuno di mettere sotto accusa il loro
operato. Ho in mente la corruzione polverizzata che è presente su tutto il
territorio nazionale, ho memoria di quei tanti amministratori locali che
per
acquisire potere sul territorio e per mantenere in un rapporto subalterno
i
cittadini, cominciano a servirsi di strani personaggi che dapprima offrono
loro
le cene elettorali e poi introducono, tecnici, consulenti e uomini di
fiducia
nelle amministrazioni capaci di condizionare l’operato delle giunte e di
imporre le loro regole per l’aggiudicazione di appalti e servizi a ditte
amiche
o comunque funzionali ai loro interessi.
In questo sistema di immoralità diffusa e di sistematica erosione
istituzionale, resta alta la diffidenza nei confronti della “casta” che
divora
denari, usufruisce di privilegi, distribuisce il potere e alla fine,
stremata, si consola con le amanti di lusso. Ma a noi che cosa ci
interessa
della casta? Che cosa ci può fregare di ciò che accade nelle stanze romane
se
poi su tutto il territorio le schegge crepuscolari di questo potere
distruggono
il territorio, inquinano le acque, lottizzano gli ospedali, concedono
licenze
edilizie e permessi commerciali che ripuliscono i denari provenienti dalle
estorsioni e dalle attività criminali? Certo nell’esercito degli
amministratori locali c’è un sacco di gente perbene e di persone capaci ma
questo non impedisce ai cittadini di affidarsi ai potenti del posto che
promettono posti di lavoro, concessioni edilizie, permessi commerciale e un
posto dirigenziale nelle istituzioni pubbliche.
Dovremmo indignarci mille volte al giorno per tutte quelle decisioni che
nelle amministrazioni locali paiono ormai scontate e giustificate dal fatto
che
“così fan tutti” e che oltretutto non vengono nemmeno più sottoposte a
controllo degli organismi inquirenti e dalle forze dell’ordine perché c’è
sempre qualcosa di più importante da fare.
Così gran parte di finanziamenti pubblici passa nelle casse di associazioni,
fondazioni e società amiche che dapprima prelevano dalle casse pubbliche e
poi
restituiscono il favore all’assessore o al sindaco che si im pegna in una
ennesima campagna elettorale.
Abbiamo bisogno di un maggiore senso di giustizia che in un ciclo virtuoso
coinvolge i vertici e la base di una ipotetica piramide sociale che somiglia
invece sempre più a un marasma di interessi dove sempre più furbetti
riescono
a farla franca.

Dr. Arturo Gnesi

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