Anticorruzione, primo sì. Ma sulla prescrizione riparte il duello M5S-Lega

Il Mattino, Venerdì 23 Novembre 2018

Anticorruzione, primo sì. Ma sulla prescrizione riparte il duello M5S-Lega

Ok della Camera con 288 sì, il Senato dovrà cambiare la norma sul peculato

di Sa. Men.

Dopo giorni di tensione, alla fine il voto in aula si è svolto senza incidenti. Il disegno di legge Anticorruzione passa alla Camera con 288 voti a favore e 143 contrari. Certo, al momento del sì gli unici felici sembravano quelli del Movimento cinque stelle, visto che dalla parte della Lega non è arrivato nemmeno un applauso. Al Senato, Movimento Cinque Stelle e Lega sono d’accordo per eliminare la riforma del peculato inserita con un emendamento passato a voto segreto contro il parere del governo. In teoria, a questo punto il resto dell’iter della legge sarà rapidissimo: veloce dovrà essere l’esame al Senato, per far tornare poi il testo alla Camera per il via libera definitivo e consentire, come assicura soddisfatto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che diventi legge «entro l’anno». Velocità che la Lega pretende anche per quanto riguarda il decreto sicurezza per il quale si profila la fiducia, annunciata in serata ai deputati, proprio per affrettarne al massimo l’approvazione. Certo, i punti controversi nella maggioranza non mancano a cominciare dalla norma che blocca la prescrizione dopo il processo di primo grado, rinviata al gennaio 2020 perché entro quella data dovrebbe essere approvata una più complessiva riforma del processo penale. La legge prevede poi il «Daspo» dagli appalti pubblici per i corruttori, che può essere anche permanente, e la possibilità di impiegare agenti sotto copertura nell’ambito delle indagini sul malaffare nei rapporti tra imprenditoria e pubblica amministrazione. LE FONDAZIONI Ieri, però, a far discutere l’emiciclo di Montecitorio è stata soprattutto la terza parte del disegno di legge, relativa ai finanziamenti ai partiti politici e alle fondazioni. Dal canto loro, le opposizioni accusano governo e maggioranza di volere uccidere i partiti politici e le loro forme di militanza e di finanziamento, mentre nel testo non c’è alcuna norma relativa al moderno intreccio fra società commerciali, uso dei big data e governo della propaganda sulla Rete. Stando a quel che dice Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, sono stati «bocciati i criteri di trasparenza per la piattaforma Rousseau». La stretta, al momento riguarda tutti i finanziamenti alla politica: quelli sopra i cinquecento euro dovranno essere pubblicati sui siti dei partiti o delle istituzioni per cui si vota. Con l’opposizione che grida al rischio di una schedatura di massa dei militanti, sia per questa regola sia perché il parlamento dovrà ricevere annualmente rendiconti della attività e «relativi allegati» da parte dei partiti politici. In ogni caso, poi, dall’elenco delle società che potranno finanziare i partiti sono escluse le cooperative in modo, dice il governo, da evitare «altri casi Buzzi».

Archivi