ANSA Due richieste perentorie della Caponnetto per Napoli

 

Camorra:Ass. Caponnetto, lavoro e percorsi protetti a Napoli
Associazione esce da Osservatorio criminalità
ROMA
(ANSA) – ROMA, 29 SET – Leggi speciali per Napoli, non solo nel segno della repressione, ma capaci di sottrarre ai clan la manovalanza dei tanti disperati che non hanno alternative, creando posti di lavoro in tempi brevi sotto la supervisione dello Stato e l’istituzione di percorsi protetti per l’uscita dalla camorra dei giovani e delle loro madri. Sono le proposte avanzate dall’assemblea annuale degli iscritti all’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, che si è riunita a Formia. L’Associazione ha anche deciso l’uscita dall’Osservatorio sulla criminalità istituito presso il Comune di Formia. “Una scelta sofferta, questa, anche per l’impegno profuso dai suoi iscritti presenti nell’Osservatorio, ma – ha spiegato il segretario nazionale Elvio Di Cesare – divenuta indispensabile.
La Caponnetto infatti, che è stata fra le sigle promotrici dell’Osservatorio, prevede nel proprio statuto la presenza di esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine all’interno di tali strutture, cosa che a Formia non è stato possibile realizzare. Il rischio era pertanto che l’Osservatorio potesse limitarsi ad un mero compito di “certificazione di qualità” o, peggio ancora, di strumentalizzazione, senza che i suoi componenti potessero svolgere gli effettivi poteri di controllo sugli atti amministrativi ai quali erano stati destinati”. (ANSA).
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comunicato stampa

 

Due richieste perentorie al Governo per Napoli, insanguinata ogni giorno dalla violenza camorristica. 

E, per il territorio del Sud Pontino, la decisione di uscire dall’Osservatorio di Formia. 

Ecco i documenti varati in queste ore dall’Assemblea della Caponnetto.

 

L’assemblea annuale degli iscritti all’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, che si è riunita ieri a Formia con un’ampia partecipazione, ha varato iniziative di particolare significato in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

 

Si è partiti dall’incandescente quadro del capoluogo partenopeo, dove gli ultimi fatti di sangue fanno ritenere non più rinviabile l’assunzione di decisioni «che – è stato detto in assemblea – vadano ben oltre l’arrivo dei 50 poliziotti e siano in grado di affrontare i mali alla radice». La sola attività repressiva, per quanto necessaria, si mostra ampiamente insufficiente ad arginare l’avanzata di nuove bande criminali disposte a tutto, in un territorio dove dilagano la povertà e la scomparsa dei posti di lavoro.

In un articolato documento votato all’unanimità dall’assemblea – e qui integralmente allegato – la Caponnetto chiama alle proprie responsabilità l’esecutivo nazionale e i governi locali affinché di concerto emanino provvedimenti speciali per Napoli che siano finalizzati a creare migliaia di posti di lavoro in tempi brevissimi, e sotto la supervisione dello Stato, suggerendo i primi ambiti attuativi, ad esempio nella messa in sicurezza di strade ed edifici pubblici, a cominciare dalle scuole. Leggi speciali per Napoli, dunque, ma non solo nel segno della repressione, bensì capaci di sottrarre ai clan la manovalanza dei tanti disperati che oggi non hanno alternative.

Nello stesso documento si chiede al Viminale l’istituzione di percorsi protetti per l’uscita dalla camorra per i giovani e per le loro madri, attraverso l’istituzione di un numero verde nazionale e di punti di ascolto e di prima accoglienza diffusi sul territorio.

Nella seconda parte dell’assemblea di ieri la Caponnetto ha poi assunto un’altra rilevante decisione: l’uscita  dell’Associazione dall’Osservatorio sulla criminalità istituito presso il Comune di Formia. Una scelta sofferta, questa, anche per l’impegno profuso dai suoi iscritti presenti nell’Osservatorio, ma – ha scandito il segretario nazionale Elvio Di Cesare – divenuta indispensabile. La Caponnetto infatti, che è stata fra le sigle promotrici dell’Osservatorio, prevede nel proprio statuto la presenza di esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine all’interno di tali strutture, cosa che a Formia non è stato possibile realizzare. Il rischio era pertanto che l’Osservatorio potesse limitarsi ad un mero compito di “certificazione di qualità” o, peggio ancora, di strumentalizzazione, senza che i suoi componenti potessero svolgere gli effettivi poteri di controllo sugli atti amministrativi ai quali erano stati destinati. Circostanza, del resto, confermata dal fatto che, in occasione di due recenti ed importanti iniziative per la legalità avviate dal Comune, la Caponnetto, promotrice dell’Osservatorio, è stata totalmente esclusa ed ignorata.

 

Il documento con le perentorie richieste della Caponnetto per Napoli sarà intanto trasmesso in queste ore ai referenti del governo nazionale e delle istituzioni locali.

 

 

 

 

 

 

 

Una legge speciale per il lavoro a Napoli 

e per la via d’uscita dalla camorra

 

La mozione varata dall’assemblea della Caponnetto

Formia, 27 settembre 2015

 

Le leggi speciali per Napoli, una città che sprofonda ogni giorno di più nel sangue, nella violenza e nella paura, ci vogliono. Ma non devono essere ispirate alla repressione perché, come dimostrano anche i fatti più recenti, l’azione di contrasto è solo un palliativo, indispensabile quanto si vuole, ma pur sempre un palliativo. Le leggi speciali per Napoli, unica metropoli d’Europa in mano alla criminalità organizzata, devono servire a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone, giovani e meno giovani. E questo lavoro devono darlo subito. Con la stessa tempestività che usa la camorra per mettere a segno i suoi business di morte e con la stessa dinamicità con cui i clan nel giro di pochi mesi – mesi – sono stati capaci di dar vita ad un ricambio generazionale di tipo genetico, ponendo ragazzini incensurati alla guida dei gruppi criminali dopo la disfatta dei capi storici.

Lavoro, lavoro, lavoro. Tutto il resto sono chiacchiere, mentre la gente continua a morire.

E’ su queste posizioni che si esprime oggi l’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto dopo gli ultimi fatti di sangue, prima alla Sanità, con l’omicidio del diciassettenne, e ora a Fuorigrotta, dove l’agguato di due sere fa rischia di costare la vita ad un coraggioso servitore dello Stato.

Nicola Barbato stava sfidando il potere più osceno ed invincibile di Napoli, quella condanna divenuta ormai biblica per la quale tutti gli esercizi commerciali della città, nessuno escluso, devono pagare il pizzo mensile se non vogliono le bombe sotto il loro negozio, messo su dopo anni di sacrifici e gestito col sudore della fronte. Una maledizione biblica, quella inflitta ai napoletani da decenni di assenze istituzionali, omertà e paura, una paura da far tremare le vene dei polsi ogni volta che gli uomini “del gruppo” si avvicinano. Perché se non hai i contanti pronti nella cassa sono capaci di sparare in faccia, a te o ai tuoi figli.

Per troppi anni, per troppe generazioni, per troppe amministrazioni comunali o regionali ci si è girati dall’altra parte. Per troppe volte abbiamo sentito dire che “l’ordine pubblico non è affar nostro”. La sicurezza dei cittadini è il compito primario che spetta a qualsiasi istituzione, dal Governo italiano fino al piccolissimo consiglio di municipalità. In tutti i luoghi di spesa pubblica ci si è macchiati le mani di sangue se si è destinato un solo euro a qualcosa di diverso dal creare lavoro e sicurezza, qui e subito, senza perdere tempo e, soprattutto, senza continuare ad ammantarsi di parole.

Dove non c’è lavoro non ci può essere dignità.

L’esempio della fiction Gomorra è sotto i nostri occhi: una folla di aspiranti comparse segue come una fiumana di disperati il set ad ogni suo spostamento in città e provincia. «Ottanta euro al giorno – dice una madre – è la paga che mi danno per fare la comparsa. Con ottanta euro i miei figli mangiano per tre giorni. Non abbiamo altro, non abbiamo lavoro, loro ci danno ciò che lo Stato ci ha sempre negato. E non ci importa dello ‘scuorno’, della vergogna che gettano su Napoli con il film. Perché non c’è nessuno ‘scuorno’ quando si tratta di sfamare i propri figli».

 

L’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, in occasione dell’assemblea degli iscritti che si tiene a Formia il 27 settembre 2015, chiede ai rappresentanti di tutti i partiti, in particolare agli esponenti campani che siedono nella Commissione Parlamentare Antimafia, di sollecitare il Governo affinché sia varato ad horas un decreto per Napoli che serva nell’immediatezza a creare centinaia di nuovi posti di lavoro sotto la supervisione dello Stato, cominciando dai quartieri a rischio. I nuovi posti di lavoro potranno riguardare la messa in sicurezza degli edifici, a cominciare da quelli pubblici e scolastici in particolare, o la tutela del patrimonio ambientalistico e naturalistico, di cui Napoli è ricca più di ogni altra città italiana.

 

Siano creati inoltre al Viminale percorsi protetti per l’uscita dei giovani e delle loro madri dalla camorra, attraverso l’istituzione di un numero verde nazionale e punti di ascolto diffusi sul territorio. Va chiarito che fino ad oggi di questo tunnel criminale esiste solo la porta di entrata, ma nessuna concreta via d’uscita, se non esponendo al rischio di rappresaglie mortali se stessi e le proprie famiglie. La Caponnetto fa sapere che in tal senso esistono già programmi redatti dai suoi collaboratori e pronti per essere sottoposti ed adottati, sul modello di quanto lo Stato aveva fatto negli anni passati per combattere e sconfiggere altre emergenze criminali nel Paese.

 

Le stesse richieste vengono avanzate dalla Caponnetto al governatore della Campania Vincenzo De Luca e al sindaco Luigi de Magistris, nella consapevolezza ormai condivisa che non c’è più tempo da perdere.

 

 

Roma, 27 settembre 2015

 

 

 

Associazione Antimafia Caponnetto

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