Ancora Itri…

Ancora Itri.

Una cittadina con poche migliaia di persone ma con un territorio vastissimo.

Con un centro storico e grappoli di abitazioni e ville diffuse dappertutto, sulle sue colline e nelle sue vallate di un’impareggiabile bellezza..

Potremmo parlare all’infinito di alcune vicende che hanno caratterizzato l’espansione urbanistica avvenuta spesso in maniera selvaggia per lo più all’esterno delle sue mura storiche.

Ad opera, soprattutto, di gente venuta dalla Campania.

Si parla anche di un incendio che sarebbe avvenuto anni fa in un locale del Comune adibito ad ufficio per le pratiche di condono edilizio.

Come pure si parla di presenze alquanto ingombranti che sarebbero state notate in zona e che avrebbero inciso talvolta anche nelle vicende amministrative del Comune.

Tutte situazioni e fatti, insomma, la cui lettura porta a sospettare che ci si potrebbe trovare in presenza di un fenomeno di un’invasione silenziosa ma inquietante da parte di gente sospetta proveniente dalla Campania e che avrebbe potuto trovare anche delle sponde, delle complicità con persone del posto.

Un posto ideale per non dare troppo nell’occhio e sfuggire all’attenzione dei cittadini e delle forze dell’ordine locali che, a dir il vero, non ci sono apparse finora molto attive come la situazione richiederebbe.

Ad Itri, infatti, c’è solamente una piccola stazione dei carabinieri, costituita sì e no da una decina di uomini, i quali, fra turni di lavoro, riposi, malattie e quant’altro, non riuscirebbero, pur volendolo, a controllare un territorio dalle dimensioni enormi.

Ci stiamo interessando a questo territorio da anni, pur trovando un tessuto sociale abbastanza omertoso, reticente al massimo.

Un quadro, questo, tipico di tutte le aree infiltrate dalle mafie.

Un’ulteriore conferma della bontà dei nostri sospetti che ci spingono ad accendere i riflettori sempre di più, tenuto conto, peraltro, del fatto che la posizione geografica di Itri, a ridosso immediatamente dei Comuni di Gaeta, Formia, Sperlonga, Fondi, per non parlare di quelli del frosinate, potrebbero averle fatto assumere il ruolo di una eccellente base logistica della camorra o di suoi elementi operanti nel sud pontino.

Non riusciamo, quindi, a comprendere come lo Stato ed i suoi organi sul territorio pontino non si siano ad oggi resi conto della necessità di un più efficace lavoro di intelligence da parte delle forze di polizia e, in particolare, da parte dei carabinieri che sono gli unici ad avere in loco un presidio.

Ritorniamo sempre al discorso della qualità degli apparati investigativi.

Si opera quasi del tutto e sempre con un’ottica da… ”ordine pubblico”, un’ottica vecchia e non adeguata ai tempi, alle mutazioni delle mafie.

Il problema dei problemi che ci costringe ad occuparci sempre più dell’inadeguatezza delle istituzioni e sempre meno delle mafie vere e proprie.

Sì, perché se le istituzioni non funzionano, come non funzionano il più delle volte, è ovvio che le mafie, non contrastate adeguatamente, dilagano.

Se ad Itri, ad esempio, il maresciallo dei carabinieri non va casa per casa, nelle vallate, sulle dorsali di San Giacomo e in tutte le altre aree più o meno nascoste, a controllare a chi sono intestate, chi le abita e chi le frequenta, è inutile parlare di legalità e di lotta alle mafie…

Allora delle due una:

o si cambia marcia e subito, o, altrimenti, diciamo a voce alta che le mafie sono ormai padrone dei territori di Itri, della provincia di Latina e del Paese.

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