Anche il frusinate interessato dall’operazione di sequestri di beni mafiosi

Anche la cittadina di Pontecorvo è stata toccata dalla maxi operazione anti-camorra, scattata in mattinata nei confronti di sodali del clan di Casal di Principe, retto da Francesco Schiavone, detto “Sandokan”. Ad operare sono stati i carabinieri dei Comandi provinciali di Caserta e Modena che, alle prime luci del giorno hanno dato il via all’esecuzione di un decreto di sequestro di beni per circa 50 milioni di euro. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli su richiesta della Procura della repubblica (Dda), porta la firma dei magistrati inquirenti Federico Cafiero de Raho e Raffaello Falcone.
A Pontecorvo i militari dell’Arma campani hanno sequestrato tutte le quote di una società edile che, nel paese del cassinate, era riuscita a costruire un paio di palazzine a ridosso di via Trieste, all’ingresso del centro fluviale. La società finita nel mirino degli inquirenti è la Tecno Costruzioni srl, che ha sede legale ed amministrativa proprio a Pontecorvo, in via XXIV Maggio, ma che faceva capo a due soggetti strettamente collegati alle attività illecite del potentissimo clan dei casalesi: Antonio Diana e Luigi Figari.
Al momento ad essere state poste sotto sequestro sono solo le quote societarie della srl, e non i due immobili che, oltre agli appartamenti, avevano garage e locali vetrine a piano terra che dovevano essere destinati ad attività commerciali.
A livello nazionale il decreto di sequestro dei beni ha interessato una novantina di persone che, secondo quanto riferito dagli inquirenti durante la conferenza stampa tenutasi ieri al Comando provinciale dei carabinieri di Caserta, erano tutti riconducibili, a diverso titolo, al clan Schiavone. Le complesse indagini patrimoniali erano iniziate nel luglio 2009, in concomitanza con l’esecuzione di 44 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse nei confronti di personaggi collegati al sodalizio che risiedevano ed operavano su tutto il territorio nazionale. Ma l’operazione ha radici più lontane. Dal 2005 gli inquirenti stavano cercando di contrastare le illecite attività della famiglia Schiavone, soprattutto nel campo delle estorsioni ad imprenditori edili originari dell’agro aversano, ed operanti nel modenese, nonché nella gestione di sale da gioco clandestine. Il provvedimento giudiziario ha consentito di sequestrare beni mobili, immobili, quote societarie e conti correnti per superano il valore di 50 milioni di euro. Sono attualmente sotto confisca preventiva: 4 appartamenti, 37 fabbricati, 15 uffici, 29 autorimesse, 20 terreni, 69 auto, 10 società, 7 ditte, 1 bar, 1 circolo ricreativo, 1 internet point, 157 rapporti bancari e 23 polizze assicurative. L’immenso patrimonio, come hanno accertato i carabinieri, si trova sparso in quattro regioni della Penisola.
Luciano De Leo

(Tratto da Il Messaggero)

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