Anche Civitavecchia tra le città laziali con infiltrazioni malavitose

Sull’edizione odierna del Corriere della Sera compare un articolo sulle infiltrazioni della malavita organizzata nell’Italia Centrale e nel Lazio. Tra le città coinvolte, anche Civitavecchia.
Rassicurazioni e puntuali impegni a vigilare e a non abbassare la guardia. Ogni volta, le istituzioni locali intervengono per tranquillizzare. Ma con sempre maggiore continuità, quando si parla di infiltrazioni della malavita organizzata nell’Italia Centrale e nel Lazio, Civitavecchia fa la sua bella comparsa, senza se e senza ma. L’ultimo clamoroso episodio della lotta alla criminalità organizzata riguarda il maxi sequestro a Roma per 200 milioni di euro con la ‘ndrangheta che gestiva perfino il mitico “Cafè de Paris” di via Veneto. In un ampio articolo della prima pagina di Roma del Corriere della Sera in edicola, Rinaldo Frignani fa il punto della situazione. Nel suo dossier parla di 61 cosche attive nel Lazio, di cui quaranta nella sola Roma, tutte gestite da circa 300 capizona. Non è poesia e neppure novellistica d’estate, Frignani ha come punto di riferimento nella sua inchiesta Enzo Ciconte, presidente dell’Osservatorio regionale sulla Sicurezza. Dal dossier dell’Osservatorio emerge che la criminalità organizzata calabrese è in cima alla classifica dei clan presenti in provincia: 18 cosche, oltre alle 23 di mafia, camorra e “Sacra corona unita” pugliese. Un’altra ventina sono attive nella regione. Gli affiliati sono circa 300, ma i fiancheggiatori sarebbero già migliaia. In provincia di Roma, ma dove? Il giornalista del Corriere della Sera fa riferimento all’Osservatorio e ricorda come in provincia le infiltrazioni si siano ormai trasformate in basi operative: ad Aprilia, a Pomezia, fra Nettuno e Anzio, anche a Civitavecchia. Dunque rispunta la nostra città in un quadro generale di infiltrazioni della malavita organizzata che emerge dalle puntuali investigazioni dei Ros dei Carabinieri. Nell’articolo del Corriere della Sera vengono messe in evidenza le cifre da capogiro dei guadagni delle varie cosche che si sono divise sapientemente il territorio, puntano agli appalti dei grandi lavori e alle licenze commerciali della grande distribuzione per riciclare denaro sporco. Più che un allarme, quindi, l’ennesima conferma di un fenomeno che è in forte espansione e che vede Civitavecchia nella lista degli appetiti malavitosi.

(Tratto da TRCGiornale)

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