Ambulanze in mano ai D’Alessandro, l’Antimafia: «Minacce e pestaggi per alterare gli appalti»

Ambulanze in mano ai D’Alessandro, l’Antimafia: «Minacce e pestaggi per alterare gli appalti»

Ciro Formisano

Il servizio di trasporto dei malati a Castellammare di Stabia era «roba loro». E per custodire quel monopolio il clan D’Alessandro avrebbe ordinato ai concorrenti di «allontanarsi immediatamente dall’ospedale San Leonardo e dalla clinica Stabiae». Il tutto arrivando ad «alterare il risultato di appalti pubblici» anche attraverso «aggressioni fisiche» ai danni delle imprese concorrenti nel campo delle ambulanze. E’ l’inquietante retroscena che emerge dall’ultima inchiesta sugli affari del clan di Scanzano coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (pm Giuseppe Cimmarotta). Indagine che nelle scorse ore ha portato all’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo da 4 milioni di euro. Dodici le persone iscritte nel registro degli indagati e 3 le ditte oggetto del provvedimento impegnate nel settore delle ambulanze e anche nel campo del commercio ittico. Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Castellammare e dai militari del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno accertato che il clan avrebbe investito, in quelle imprese, i soldi provento delle attività illecite. Inquietante, in particolare, il sistema di gestione delle ambulanze. Tutto ruota attorno alla figura di un’azienda, la “Croce Verde”, ditta gestita da Alfonso Arpaia ma di fatto nelle mani – sostiene la Dda di Napoli – di Antonio Rossetti, alias ‘o guappone, esponente di spicco del clan di Scanzano. E proprio i D’Alessandro avrebbero fatto di tutto per sbaragliare la concorrenza e favorire la “Croce Verde”, arrivando a minacciare e aggredire gli altri competitors del settore «dicendo loro di andare via dalla zona stabiese», si legge nel capo d’imputazione. E «non di rado» la cosca sarebbe persino arrivata ad aggredire fisicamente gli altri imprenditori del settore ambulanze «avvalendosi – sostiene l’accusa – della forza di intimidazione proveniente dalla operatività dell’organizzazione camorristica denominata clan D’Alessandro». Il clan avrebbe così escluso dal mercato «tutte le altre ditte operanti nel settore delle ambulanze nella zona di Castellammare e dintorni contribuendo – scrivono i magistrati dell’Antimafia – ad alterare il risultato di appalti pubblici». Ai gestori di questi servizi, sottolineano ancora gli inquirenti, sarebbe stato così ordinato di «ritirarsi immediatamente dall’ospedale San Leonardo e dalla clinica Stabiae qualora chiamati dai pazienti per effettuare il servizio di trasporto». Un business che sarebbe stato gestito in prima persona da Michele D’Alessandro, nipote omonimo del padrino fondatore della cosca, ritenuto l’anima imprenditoriale del clan. Ad accusare Rossetti, D’Alessandro e Arpaia è il collaboratore di giustizia Valentino Marrazzo. Marrazzo ha confessato, ai pm, di aver lavorato come dipendente al servizio della “Croce Verde” e di essersi reso protagonista, in prima persona, delle intimidazioni ai danni delle ditte rivali dell’impresa vicina alla camorra.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2021/12/05/ambulanze-mano-ai-dalessandro-lantimafia-minacce-pestaggi-alterare-gli-appalti/

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