Amaro del Capo, ecco chi è la famiglia proprietaria delle distillerie finita sotto indagine

Amaro del Capo, ecco chi è la famiglia proprietaria delle distillerie finita sotto indagine

IVANA MINGOLLA

13 dicembre 2021 • 11:16

Aggiornato, 13 dicembre 2021 • 11:35

In un documento ottenuto da Domani il presidente e il vice presidente della distilleria, padre e figlio, risultano indagati da marzo 2021 per concorso esterno e riciclaggio. La storia del “Gruppo Caffo 1915”, dalla Calabria al mondo

Tutto il mondo conosce l’Amaro del Capo, il liquore distillato nel piccolo paese di Limbadi, tremila abitanti nell’entroterra della provincia calabrese di Vibo Valentia. Regno della distilleria Caffo che lo produce e feudo della ‘ndrangheta versione terzo millennio più potente di oggi, riunita sotto la cosca che reca il nome della famiglia Mancuso.

In un documento ottenuto da Domani il presidente e il vice presidente della distilleria, padre e figlio, risultano indagati da marzo 2021 per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. Fa parte del fascicolo di un’altra inchiesta che ha ricostruito gli affari della famiglia Mancuso nel traffico di carburante e petrolio. Contattati da Domani padre e figlio si difendono e rispondono agli elementi emersi dall’indagine.

LA STORIA

Il “Gruppo Caffo 1915”, azienda guidata da Pippo Caffo e suo figlio Sebastiano, è stato protagonista, negli ultimi decenni, di una fortunatissima ascesa che l’ha portato a espandersi dalla Calabria a diversi mercati internazionali. 

Il Gruppo, con sede a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, anche noto con il nome “Distillerie Caffo”, è famoso grazie al più antico dei suoi prodotti, il Vecchio Amaro del Capo. Ma produce e distribuisce diversi altri marchi, frutto dell’espansione che ha condotto l’azienda ad acquisire brand storici di liquori come l’Elisir San Marzano Borsci, il Liquorice, l’Amaro Santa Maria al Monte – premiato nel 2018, con la Gran medaglia d’oro, allo Spirit selection del Concours Mondial de Bruxelles –  e ancora il Ferro China Bisleri e il Petrus, il più antico liquore del monto, arrivati entrambi in casa Caffo lo scorso anno.

ORIGINI

Il Gruppo calabrese ha una storia ormai ultracentenaria, che non nasce in Calabria, ma in Sicilia. Siamo nell’ultimo decennio del XIX secolo e il capostipite della famiglia Caffo, Giuseppe detto Pippo – il nonno dell’attuale presidente del Gruppo Giuseppe Giovanni – intraprende il lavoro di distillatore di vinacce in provincia di Catania. Per anni si dedica alla distillazione e al commercio di distillati, fino a quando, nel 1915, realizza il sogno di acquistare un’antica distilleria nel paese di Santa Venerina. Padre di nove figli, viene presto affiancato, nella sua attività, dal figlio Sebastiano, che inizia a lavorare ai distillati fin da giovanissimo.

LA SOCIETÀ “FRATELLI CAFFO”, DALLA SICILIA ALLA CALABRIA

Durante il primo dopoguerra, Sebastiano Caffo acquisisce la gestione di due distillerie della zona dell’Etna: una a San Paolo di Noto, un’altra a Castiglione di Sicilia. Quando due dei suoi nove fratelli, Giuseppe e Santo, rientrano in Italia, dopo aver trascorso venti anni in Australia, i tre costituiscono la società “Fratelli Caffo – Distillerie di alcole, brandy e tartarici”. Nel 1952 i fratelli Caffo ricevono la proposta da parte di un loro compaesano, proprietario della distilleria di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, di rilevare l’azienda calabrese. Sarà la futura sede storica del Gruppo, sulla quale i fratelli decideranno di concentrare i loro sforzi imprenditoriali.

La località di Limbadi era all’epoca famosa per la sua produzione di vino rosso, e la presenza della distilleria su un territorio di grande produzione vinicola consentiva di reperire notevoli quantità di materie prime – vinacce fresche e vini – da distillare con minore concorrenza rispetto alla Sicilia. 

La società dei fratelli Caffo si estingue nel 1966. In seguito alla morte di Santo e del ritorno di Giuseppe in Australia, Sebastiano acquisisce l’azienda insieme al figlio Giuseppe Giovanni (Pippo), l’attuale presidente. In questa fase, la distilleria di Limbadi diventa il fulcro della produzione.

L’ASCESA DELL’ULTIMO VENTENNIO

Negli anni più recenti l’azienda è rapidamente cresciuta. Non solo ha conquistato ampie fette di mercati esteri, ma ha acquisito diverse altre aziende e marchi. Il processo di conquista dei mercati è partito dagli Stati Uniti. Nel 1999, viene avviata la Caffo Beverages inc., società di importazione di alcolici e vini con sede in New Jersey, che gestisce il collocamento dei prodotti dell’azienda sul mercato americano. 

Nel 2001, nasce la Wild Orange Srl, per occuparsi di diverse attività del gruppo tra cui la rete di vendita italiana. Viene realizzato anche il nuovo stabilimento Liquirizia Caffo di Vibo Valentia, che produce liquirizia con marchio Caffo e Taitù.  Nel 2006, la società arriva nel Friuli, incorporando una distilleria della provincia di Udine, specializzata nella lavorazione di grappe di alta qualità.

Nel 2009, si costituisce la società Typical Srl, con uffici e stabilimento a Lipsia in Germania, con l’obiettivo di conquistare il mercato tedesco, sotto la guida di Remo Anastasi, giovane manager calabrese. Nel 2013, il gruppo acquisisce lo stabilimento storico dell’industria di liquori Borsci di Taranto.

Infine nel 2020, i Caffo diventano proprietari del Petrus Boonekamp, il più antico liquore del mondo, apprezzato in tutto il nord Europa. E, qualche mese dopo, acquistano il Ferro China Bisleri, storico liquore italiano, nel frattempo divenuto di proprietà della Diageo, la stessa multinazionale che deteneva anche il Petrus.

Fonte:https://www.editorialedomani.it/fatti/amaro-del-capo-famiglia-ascesa-inchiesta-e58bvp63

 

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