Allarme rosso a seguito delle proposte di potenziamento del Porto di Gaeta

DA ORA IN AVANTI DEVE ESSERE “ALLARME ROSSO” IN TUTTO IL SUD PONTINO. I PIANI DI SVILUPPO DEL PORTO COMMERCIALE DI GAETA INDUCONO AD IPOTIZZARE UN INNALZAMENTO DEL LIVELLO DI INTERESSE DI TUTTE LE MAFIE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI ALL’INTERO TERRITORIO DEL BASSO LAZIO

Come per Civitavecchia ed il nord della regione, anche per Gaeta e tutto il Basso Lazio da ora in avanti è necessario innalzare il livello di attenzione.

I piani di ampliamento e di potenziamento delle attività che interessano il porto commerciale di Gaeta debbono indurre ad ipotizzare il contemporaneo scatenarsi di tutti gli appetiti delle mafie nazionali ed internazionali interessate, come non mai, a mettere le mani su un settore nevralgico, quello dei porti, per le loro losche attività.

Già in passato ci sono state delle avvisaglie con l’individuazione, da parte della DDA e della Squadra Mobile di Palermo, di un impresa impegnata nella realizzazione di alcuni lavori nel porto di Gaeta che faceva capo alla famiglia di Totò Riina.

Si è parlato, poi, anche di una ditta che sarebbe stata impegnata per un certo periodo in attività esterne al porto, ma comunque collegate a questo, sospettata di appartenere all’area vicina a Cosa nostra.

Un interesse, insomma, non solo di camorra e ‘ndrangheta, già massicciamente radicate sul territorio del sud pontino e del Basso Lazio in generale, ma come si vede e comunque si può ipotizzare, anche della mafia siciliana e, prevedibilmente, di tutte le mafie straniere.

Da ora in avanti, quindi, non sono più giustificabili smagliature nel sistema di osservazione e di controllo di ogni movimento economico, di persone, gruppi, capitali, di ogni insediamento anche anagrafico, costituzione di società, variazioni di assetti societari, trasferimenti di proprietà di immobili e terreni.

Tutte attività, queste, -diciamocelo con franchezza – che, almeno a livello istituzionale locale, non sono state svolte.

O, quanto meno, non sono state svolte appieno.

Qualcuno ha anche parlato, in passato, di Gaeta come “lavatrice di danaro sporco” della camorra, ma, poi, è piombato in un silenzio tombale e, pur avendo potuto fare qualcosa al riguardo, è rimasto, oltre che silenzioso, anche inerte.

Da oggi in avanti la battaglia comincia a farsi dura.

Ogni proposta di piano di sviluppo va valutata attentamente, va posta sotto una potente lente di osservazione da parte di tutti, perché, considerato il livello di possibile condizionamento acquisito dalle mafie nel Lazio, essa potrebbe determinare, anche involontariamente, l’appagamento di interessi illeciti e particolari.

In quest’ottica acquista sempre più pregnanza la nostra richiesta di istituzione di una sezione della DIA nel Basso Lazio, una richiesta che – pur in presenza di notevoli difficoltà determinate dall’attuale momento politico – potrebbe essere rilanciata ai livelli centrali e con determinazione da parlamentari ed amministratori sensibili agli interessi della comunità.

Ma, oltre a ciò, c’è anche un ruolo che possono e debbono svolgere i cittadini perbene, tutte le persone oneste:

un ruolo di estrema vigilanza, di segnalazione di ogni movimento o accadimento sospetti, dalla vendita di un suolo, una trattativa segreta fra persone e gruppi sospetti, una modifica di eventuali assetti urbanistici e quant’altro.

Un ruolo attivo, insomma, nella previsione di avvenimenti che potrebbero sconvolgere la vita di intere popolazioni.

In meglio o anche in peggio.

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