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Approfondimento, la nuova Mafia Foggiana che minaccia il Molise

16 November 2014

attentati foggia

Michele Mignogna

La chiamano la “Nuova Società Foggiana”, non ha nulla a che vedere con la vecchia Sacra Corona Unita, e da dieci anni imperversa nel foggiano con incursioni nel basso Molise, nessuno ne parla, tranne pochi magistrati e qualche giornalista che conosce il territorio.

Nessuno in questo caso potrà dire “l’avevamo detto”, nè associazioni autoreferenziali, nè chi si dedica all’antimafia la domenica sui social perchè non ha nulla da fare. La nuova mafia foggiana fa paura e cresce di giorno in giorno, efferata e determinata a infiltrare tutti i settori dell’economia e della società in genere. Si rubano più auto che nella sola Napoli. Si uccide con più arroganza e sfrontatezza che nel Casertano. Si spara per strada quasi ogni giorno tra Foggia, San Severo, Cerignola, Manfredonia e i paesini del Gargano (Apricena, San Nicandro, Rodi, Monte Sant’Angelo). Una situazione gravissima e allarmante. La gente e le stesse forze dell’ordine sembrano quasi assuefatte. Perché lo scontro appare quasi impari. Per i mezzi e le risorse messi in campo; per l’arroganza con cui i clan sfidano lo Stato, forti di un potere che non è mai stato scalfito. Anzi: negli anni si è rafforzato. Nell’aprile scorso un commando, armato di kalashnikov e di bombe a mano, ha tentato di assaltare un caveau di una società di raccolta e custodia del contante scrive Giuseppe Caporale su repubblica.it, e qui bisogna riflettere o riaprire il discorso sul carico di armi che è stato ritrovato nel 2007 a Termoli. In questo periodo la Società Foggiana ha bisogno di armi e munizioni e, stando ad accertamenti fatti dalla magistratura foggiana, la Società tesse rapporti e affari con la Ndrangheta e la Camorra, con quest’ultima stringe rapporti soprattutto con i giovani, con quelli che stanno tentando oggi, di riempire il vuoto lasciato dai vecchi, chi in carcere chi latitante, ma in ogni caso senza più il potere di una volta. In queste zone che le telecamere di sorveglianza nei quartieri ce le mettono i boss, per controllare quando arriva la polizia. Ma non si tratta di ramificazioni della camorra, della ‘ndrangheta o di Cosa nostra. Non è il ritorno della Sacra corona unita. La mafia foggiana è autoctona. Non ha nulla a che fare con la malavita del Salento. E’ una realtà criminale che negli ultimi dieci anni ha fatto il salto di qualità, che non si limita più a rubare, ma tiene sotto scatto il territorio con le estorsioni, il monopolio degli appalti pubblici, il traffico di droga nei rioni dei palazzi popolari e perfino la raccolta dei pomodori, passando per il riciclaggio nei centri scommesse e nelle aziende del fotovoltaico. Piernicola Silvis, Questore di Foggia, ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia, dice: “Foggia è una città massacrata dagli omicidi, anche di chi non ha pagato il pizzo, ancora non vede nascere un’associazione di questo tipo, perché la gente ha paura, signora Presidente. A Foggia, i nomi delle famiglie mafiose non si dicono neanche in famiglia. Ci sono omicidi, autobombe, estorsioni dovunque“. Mitra e lanciarazzi in dotazione della nuova mafia foggiana, tanto che nel 2013 la Polizia di Stato ha sequestrato la bellezza di 18.000 proiettili di vario tipo, oltre ad armi ed esplosivo. Insomma, a meno di ottanta chilometri da Termoli, impazza una guerra mafiosa, che si sposta sempre più verso il basso Molise. Una situazione preoccupante sulla quale tutti dobbiamo porre l’attenzione.