“Allarme mafie nella Capitale”. Decine di cosche, clan, ‘ndrine e mafie straniere fanno affari alla grande. Interi settori dell’economia romana nelle loro mani, ma la parte più grossa della società civile continua ad assistere a questa occupazione, senza reagire, pensando, sbagliando, che tutto il peso della lotta alle mafie debba gravare solamente sulle spalle della magistratura e delle forze dell’ordine. Ogni cittadino ha, invece, se si vuole sconfiggere il cancro, il dovere di collaborare, segnalando, denunciando, attraverso ovviamente le Associazioni antimafia

Allarme mafia, cosche e clan fanno affari all’ombra del Cupolone

La denuncia è del procuratore antimafia Diana De Martino – Filiberto Zaratti: «Dall’usura alle rapine in villa senza dimenticare la clonazione delle carte bancomat, fino al mercato della prostituzione e lo spaccio di droga, il mercato della malavita è in grande espansione»

di Alfonso Vannaroni

ROMA – Investono capitali illeciti. Si dividono il territorio. Puntano sempre più in alto. Cosche e clan presenti nel Lazio sono ormai mafie silenziose e imprenditrici.

E nella città eterna, oltre alle ‘ndrine, i clan mafiosi e la criminalità locale, trova spazio anche la criminalità organizzata romena, albanese, nigeriana e sudamericana.

Dall’usura alle rapine in villa senza dimenticare la clonazione delle carte bancomat, dal mercato della prostituzione allo spaccio di sostanze stupefacenti.

La relazione di Diana De Martino, sostituto procuratore nazionaleantimafia, non lascia spazio a dubbi: «A Roma c’è posto per tutti – racconta -. In città sono rappresentate tutte le mafie italiane e straniere».

Da gennaio 2011 ad oggi sono 274 i procedimenti aperti dalla Dda di Roma, 7 le ordinanze di custodia cautelare per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e 74 quelle per reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

E ancora: gli investimenti vanno dal settore dei rifiuti all’edilizia, dall’acquisto di attività commerciali fino all’acquisizione di immobili di pregio.

«Emblematico è il caso di Rosaria Schiavone – ricorda De Martino – nipote del boss dei Casalesi Sandokan, che aveva creato una cellula a Nettuno e Aprilia per controllare le attività commerciali. A lei bastava evocare l’appartenenza alla famiglia Schiavone per intimidire i commercianti».

Quella del Lazio è una mafia che investe, lucra e moltiplica il patrimonio. Agli occhi dei boss la regione è una gigantesca lavanderia in grado di ripulire soldi sporchi.

Così, da Viterbo a Latina passando per Roma e il suo litorale, fino giù nel sud pontino e nel frusinate, sono circa sessanta le organizzazioni criminali.

Negli ultimi dieci anni sono stati 482 i beni confiscati alle organizzazioni mafiose, 383 a Roma e provincia.

Numerosi sono i sequestri: al clan Mallardo nell’ultimo anno sono stati sequestrati beni per circa 900 milioni di euro.

A Roma invece il clan Alvaro aveva addirittura messo le mani su bar ristoranti storici come il Cafè de Paris e il ristorante La Piazzetta.

Ci sono poi città come Latina dove esiste una forte conflittualità criminale sfociata in omicidi e tentati omicidi.

«L’esperienza – suggerisce il Procuratore – ci induce a non sottovalutare e non leggere singolarmente questi episodi, perché spesso sono la spia della presenza di organizzazioni criminali».

Desta preoccupazione anche la lunga catena di omicidi, tentati omicidi, gambizzazioni, incendi dolosi accaduti a Roma, venti negli ultimi due mesi.

«Una vera e propria escalation criminale – la definisce Filiberto Zaratti (Sel), presidente della Commissione regionale criminalità – che non può essere sottovalutata. A Roma sta assumendo dimensioni preoccupanti, mentre la direzione distrettuale antimafia è sottodimensionata».

Le mafie dal colletto bianco sono al passo dei tempi. Forse anche di più. «Il riciclaggio – avverte il pm De Martino – non avviene attraverso i soliti canali, ma grazie agli appalti e a imprenditori collusi che reinvestono capitali illeciti in attività commerciali o immobili di pregio».

(Tratto da Il Tuscolo)

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