“Alibante”, tutti gli uomini (e le donne) del clan Bagalà

Alibante”, tutti gli uomini (e le donne) del clan Bagalà

Uomini di fiducia del boss Carmelo, autisti, gente pronta a eseguire intimidazioni. Ma anche professionisti, politici e imprenditori. Ecco chi, e perché, è accusato di far parte dell’associazione m…

Pubblicato il: 07/02/2022 – 19:37

di Alessia Truzzolillo

CATANZARO Secondo la Dda di Catanzaro, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, il territorio nel quale opera la cosca capeggiata da Carmelo Bagalà è situato lungo la fascia costiera tirrenica catanzarese, nei comuni di Falerna e Nocera Terinese, con influenza mafiosa anche comuni limitrofi, quale Motta Santa Lucia. La cosca avrebbe legami storici e radicati, saldati da interessi economici in comune, con la consorteria lametina dei Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. Ma non solo, i collegamenti stretti dai Bagalà arrivano, secondo quanto racconta l’inchiesta Alibante – che oggi è giunta alla conclusione delle indagini preliminari con 31 indagati –, anche nella provincia di Cosenza, nella Piana di Gioia Tauro, nella province di Vibo Valentia e Caserta.

Il dominus

Il dominus degli affari criminali è stato individuato in Carmelo Bagalà, 81 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Falerna. Sarebbe lui, secondo l’accusa, a gestire «attraverso una fitta rete di prestanome (ai quali venivano intestate le quote societarie della Calabria Turismo s.r.l. e della Sole s.r.l.)» , gli interessi economici e finanziaci della cosca, investendo il capitale, accumulato con la commissione di varie attività illecite, nella realizzazione e/o nella gestione sia di strutture e attività turistico-alberghiere che di altri beni patrimoniali (come l’edificazione o l’acquisto di terreni e ville). Tra le varie attività della Calabria Turismo c’è anche la ristrutturazione e riattivazione di una struttura alberghiera a Falerna denominata “Hotel dei Fiori”.
Secondo l’accusa, 
Bagalà riusciva a condizionare anche la vita politica dei territori che controllava «e condizionava l’attività burocratica e amministrativa degli enti locali, disponendo di funzionari pubblici compiacenti che rappresentavano la cosca all’interno dell’amministrazione e ordinando o determinando la commissione di una serie indeterminata di illeciti, abusi e omissioni volti a favorire gli interessi criminali della cosca a scapito di quelli collettività».

Gli associati

A far parte della cosca l’antimafia di Catanzaro annovera un nuovo indagato (il cui nome in realtà già compariva nell’ordinanza dell’operazione Alibante) Roberto Isabella, uomo storicamente vicino boss, «con funzioni dirigenziali o di reggenza». Vi è poi Eros Pascuzzo, uomo di fiducia di Bagalà, autista e braccio pronto a eseguire intimidazioni e danneggiamenti; Alessandro e Mario Gallo, uomini di fiducia di Carmelo Bagalà, gestori del distributore Esso di Falerna, lungo la statale 18, luogo che mettevano a disposizione come base operativa della cosca; Maria Rita Bagalà, figlia di Carmelo, avvocato, considerata dagli inquirenti la «mente legale della cosca, garantiva sotto la regia del padre, l’amministrazione di diversi affari illeciti della compagine e curava gli interessi economici e finanziari del sodalizio», si sarebbe inoltre intestata beni patrimoniali e quote societarie della consorteria oltre a assumere il ruolo di prestanome nella società Sole srl; Andrea Gino Giunti, marito di Maria Rita Bagalà, avrebbe offerto assistenza tecnico-professionale per gli affari della cosca nel settore economico-finanziario e imprenditoriale, avrebbe amministrato in maniera occulta, insieme alla moglie e al suocero, le attività della Calabria Turismo; Francesca Bagalà, altra figlia di Carmelo Bagalà, avrebbe avuto il ruolo di intestatario fittizio della Calabria Turismo s.r.l. e di beni patrimoniali della consorteria costituenti il provento illecito delle varie attività delittuose conseguite dalla cosca.
Tra i partecipi della cosca viene annovera anche l’architetto 
Vittorio Macchione che la Dda definisce «prestanome storico del sodalizio mafioso e intestatario fittizio di beni immobili». Macchione avrebbe operato in società di comodo costituite negli anni (tra le quali la Sea Village s.r.l. e la Civit s.r.l.)». Inoltre è considerato tra  «tra i principali artefici e responsabili dei progetti e degli investimenti e reinvestimenti dei proventi illeciti nel settore immobiliare, che concorreva a perseguite attraverso attività di riciclaggio e di autoriciclaggio e mediante la gestione diretta e indiretta di strutture turistiche, quali il Sea Village e il Bahja di Paola (successivamente ceduto), entrambe riconducibili alla consorteria e intestate fittiziamente a Macchione e ad altri soggetti compiacenti».
Anche l’imprenditore 
Vittorio Palermo viene indicato come prestanome storico della cosca e anche come finanziatore. Secondo l’accusa Palermo «gestiva gli interessi economici e finanziari del gruppo mafioso intestando in maniera fittizia il Residence degli Ulivi di Falerna (struttura ricettiva adibita all’accoglienza di extracomunitari), dapprima alla Turismo e Sviluppo s.r.l. (negli anni 2002 2003, in cui iniziano i relativi lavori di edificazione) e successivamente alla Eurolido s.r.l. (a far data dal 13.7.2015), entrambe riconducibili alla famiglia Palermo, condividendo direttamente con il capo cosca, anche attraverso la commissione di ulteriori illeciti, gli introiti economici derivanti dalla gestione del complesso».
Anche l’ex sindaco pro tempore di Nocera Terinese, l’ingegnere 
Luigi Ferlaino, partecipava all’attività della consorteria. Nella chiusura indagini viene indicato come uomo che pone a favore della cosca «le sue conoscenze e attività politiche e la sua influenza all’interno degli enti pubblici locali». Domenico Aragona è considerato uomo di fiducia di Bagalà, autista abituale, inoltre, avrebbe concorso «a influenzare l’esito della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Nocera Terinese». Anche l’imprenditore Alfredo Carnevale, titolare della ditta edile Inerti e Calcestruzzi dei Fratelli Camevales.r.l, è accusato di associazione mafiosa perché avrebbe assunto il ruolo «di imprenditore di riferimento dell’associazione criminale». Altro partecipe della cosca sarebbe il responsabile dell’area amministrativa del Comune di Nocera Terinese, Giovanni Eugenio Macchione, «a completa disposizione della consorteria mafiosa e di Carmelo Bagalà, che gli impartiva direttive sia direttamente che, soprattutto, tramite i sodali Luigi Ferlaino e Vittorio Macchione». Avrebbe condizionato l’attività burocratica e amministrativa del Comune e commesso «una serie indeterminata di illeciti, abusi e omissioni volti a favorire gli interessi criminali della cosca a scapito di quelli pubblici».

Concorso esterno e scambio elettorale politico-mafioso per il sindaco Costanzo

È accusato di concorso esterno l’ex sindaco di Nocera Terinese, Giovanni Costanzo, che avrebbe contribuito ad aiutare la cosca a «introdursi negli apparati comunali e nelle attività di gestione dell’ente pubblico», incrementando così «la manifestazione della capacità di condizionamento politico e amministrativo del territorio, accrescendo il senso di sicurezza dell’organizzazione e il prestigio criminale e, di conseguenza, rafforzando la percezione della capacità di intimidazione, della potenza operativa, della temibilità dell’organizzazione».
Costanzo è accusato anche, in concorso con Carmelo Bagalà, di scambio elettorale politico-mafioso perché in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative comunali di Falerna del 25 maggio 2014, avrebbe accettato la promessa di Bagalà di avere procurati i voto della consorteria e in cambio si sarebbe messo a disposizione del clan. In particolare, una volta ridetto, si sarebbe impegnato a variare la destinazione d’uso dei terreni agricoli intestati alla Sole s.r.l., in località San Pietro del Comune di Falerna, e riconducibili al capo cosca e alla figlia Maria Rita Bagalà. A novembre 2018 «sebbene la destinazione d’uso dei terreni della Sole srl non fosse ancora formalmente mutata, il Comune di Falerna aveva avviato una procedura di variante al piano strutturale comunale che pendeva in fase di concertazione». Ma non solo. Secondo l’accusa di concorso esterno, Costanzo, durante il consiglio comunale del 23 ottobre 2015, contribuiva in maniera determinante a far approvare l’atto di convenzione che risultava indispensabile alla Calabria Turismo per ottenere la seconda tranche del finanziamento pubblico regionale sulle “Azioni per la qualificazione, il potenziamento e l’innovazione dei sistemi di ospitalità delle destinazioni Turistiche Regionali”. Nonostante nel 2016 la Prefettura di Catanzaro avesse notificato alla Calabria Turismo un’interdittiva antimafia, il Comune di Falema non aveva ancora revocato la convenzione con la società, «mantenendo stabile e duraturo nel tempo il legame con la locale criminalità organizzata». 
(a.truzzolillo@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2022/02/07/alibante-tutti-gli-uomini-e-le-donne-del-clan-bagala/

Archivi