Alcune nostre amare considerazioni sull’esito delle indagini della DDA di Bari. I vertici nazionali del PD rispondano alle nostre domande

AMARE CONSIDERAZIONI SULL’ESITO DELLE INDAGINI DELLA DDA DI BARI. ALCUNE NOSTRE DOMANDE AI VERTICI NAZIONALI DEL PD…

Abbiamo appreso delle decine di arresti e di provvedimenti di garanzia per l’incredibile giro di danaro sporco proveniente da numerose attività illecite: stiamo parlando della maxi operazione dei GICO e della DDA di Bari del 1° dicembre u.s.

Si tratta di un’operazione importante ed esemplare che premia un’attività investigativa straordinaria e coraggiosa.

Se ne parla con rilievo in data 2 dicembre su tutti i quotidiani nazionali.

C’è, però, un particolare che è sfuggito a gran parte della stampa:

tra gli indagati figura l’avvocato Gianni Di Cagno.

L’avvocato Di Cagno non è un professionista qualunque.

Di Cagno è stato componente laico indicato dai DS nel Consiglio Superiore della Magistratura a Roma dal 1999 al 2002.

Nel CSM egli rivestiva un incarico delicatissimo perché era il Presidente della X Commissione incaricata sul Crimine Organizzato. Non solo, Di Cagno è stato autore di libri e pubblicazioni sulle mafie.

Apprendiamo dalla Gazzetta del Mezzogiorno che la Magistratura gli ha notificato un provvedimento interdittivo per due mesi dall’attività professionale perché «accusato – spiega lo stesso Di Cagno – di concorso in riciclaggio in relazione al mandato professionale conferitomi da una società che avrebbe utilizzato denaro di provenienza illecita, riveniente da una bancarotta e da una frode fiscale».

Lo stesso Di Cagno ha affermato “di non avere fatto altro che il mio dovere di avvocato, e che tutte le contestazioni sono frutto di un gravissimo equivoco sulle modalità di espletamento del mio mandato professionale e sulla stessa funzione dell’avvocato costituzionalmente garantita».

Attendiamo serenamente le decisioni del GIP e dell’eventuale processo per Di Cagno, ma il nostro problema è etico e politico nel senso nobile del termine.

Un avvocato schierato nel recente passato dalla parte delle istituzioni, con incarichi delicati sul crimine organizzato, può anche decidere di tutelare, come avvocato, chiunque, anche se non è assolutamente condivisibile da parte di chi fa antimafia reale e non parolaia, come noi, una decisione di questo genere.

Ancora, nell’ottobre 2005 Di Cagno è stato relatore in un convegno sulla Giustizia della Fondazione Italiani Europei, convegno ferocemente criticato da Marco Travaglio per la presenza anche di relatori ex piduisti.

Ma un partito come il PD, erede dei DS, non ha nulla da dire a proposito?

Quando ha preso le distanze il PD da fenomeni di questo genere? I partiti non dovrebbero avere particolari codici etici per chi è stato designato da essi stessi in organismi delicati dello Stato? O forse non sarebbe necessario, piuttosto, un intervento normativo in materia?

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