Al processo Agostino parla Paolilli, tra sproloqui e giustificazioni

Al processo Agostino parla Paolilli, tra sproloqui e giustificazioni

Aaron Pettinari e Karim El Sadi 28 Gennaio 2022

L’ex poliziotto: Nino mi disse che aveva degli appunti ma io non li ho visti né toccati”. “Nell’armadio? Una freca di cose da buttare”

Era lo scorso dicembre quando l’ex poliziotto Guido Paolilli fu condannato dai giudici del Tribunale civile di Palermo a risarcire il “danno da verità negata” inflitto ai familiari di Nino Agostino, l’agente di polizia ucciso il 5 agosto 1989 da Cosa nostra a Villagrazia di Carini, assieme alla mogie Ida Castelluccio. Al centro di quella sentenza l’intercettazione in cui parlava con il proprio figlio, nel 2008. I due commentavano le dichiarazioni di Vincenzo Agostino il quale, in una trasmissione televisiva, parlava del ritrovamento di un biglietto nel portafoglio del figlio in cui si invitava, qualora gli fosse accaduto qualcosa, a vedere nel suo armadio. Nell’intercettazione, agli atti del processo che si sta celebrando in Corte d’assise (imputati il boss Gaetano Scotto, accusato di duplice omicidio aggravato in concorso e Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento), Paolilli disse che nell’armadio di casa Agostino c’era una grossa mole di carte che lui aveva stracciato. Ed anche per quei fatti Paolilli, che si occupò delle prime indagini sul delitto e perquisì l’abitazione della vittima fu indagato per favoreggiamento con l’accusa di averli distrutti, ma la sua posizione venne poi archiviata per intervenuta prescrizione.
Per questo motivo l’udienza odierna era particolarmente attesa. E non sono mancati i momenti di tensione con l’ex poliziotto che nel rispondere alle domande del pm Domenico Gozzo si è mostrato particolarmente agitato, costringendo il Presidente
 Sergio Gulotta non solo a richiamarlo per esprimersi in modo consono a un’aula di giustizia, ma anche a sospendere l’udienza.

In oltre quattro ore di udienza Paolilli ha ripercorso i motivi che lo portarono a trasferirsi da Palermo nel 1985 (Io lavoravo. Facevo arresti. Poi sono stato allontanato per motivi di sicurezza a causa di una telefonata al 113 in cui dicevano che mi avrebbero fatto un vestito di legno”) per poi, quando era in servizio alla Questura de L’Aquila, essere spesso aggregato alla sezione Antirapine della Squadra Mobile di Palermo diretta da La Barbera (ho fatto la scorta ai politici e ogni tanto scendevo anche per vecchi processi”).
Nella sua deposizione l’ex poliziotto più volte si è espresso con toni polemici nei confronti di Vincenzo Agostino. A suo dire sarebbe stato quest’ultimo a volerlo fortemente per le indagini sulla morte del figlio. Ma come ha ricostruito il pm Gozzo “agli atti non risulta questo. Risulta che fu chiamato da Arnaldo La Barbera, allora capo della Mobile. E Bruno Contrada afferma che fu lei a proporsi”. 

Quel che è certo è che venne aggregato dopo il duplice omicidio, specificatamente per indagare sulla morte del poliziotto e della moglie. Io – ha detto oggi in aula – fornii a suo tempo le varie piste. Nino Agostino era un bravo agente ma a me non risultava che svolgesse servizi pericolosi nè che avesse fatto ‘grandi operazioni’. Lui si confidava con me, mi diceva tutto. Mi parlò di un villino in cui andava con la fidanzata, ossia la moglie successivamente, ma non sfuggiva alla vista di qualcuno, di una vecchia fidanzata, e questo io lo ho anche prospettato”. Secondo Paolilli, dunque, il delitto “era questione di ragazze”. Una dichiarazione che in qualche modo sembra sconfessare una sua stessa nota in cui definiva l’omicidio “a sfondo mafioso”.
Ma non è questo l’unico punto di contraddizione che Gozzo ha cercato di evidenziare con le sue domande. Infatti, dal momento che Paolilli ha affermato con convinzione di non aver mai avuto contrasti con Nino Agostino e di essere praticamente il suo confidente, non si spiegherebbe il motivo per cui nulla sapeva del viaggio di nozze in Grecia o dei servizi che Agostino espletava nel Commissariato San Lorenzo (servizio scorta, piantonamento all’ospedale civico di Palermo e lavoro in sala d’ascolto delle intercettazioni, ndr). A me non risultano – ha esclamato – posso dire che sono state scritte un freca di cazz…”.

Gli appunti scomparsi
Argomento centrale della deposizione, ovviamente, la sparizione degli appunti. Lei sapeva che Agostino aveva degli appunti nel portafoglio?” ha chiesto Gozzo. Sì, mi disse che era un po’ preoccupato e aveva degli appunti. Non so sé nel portafoglio, ma mi disse che aveva degli appunti”.
E lei sapeva che nel portafoglio c’era scritto andate a vedere nel mio armadio?” ha insistito successivamente il pm. Questo lo sconosco”. Eppure, come contestato dal magistrato e dal Presidente, nel verbale del 21 luglio 2017 parlò dei “foglietti” che furono trovati da un collega. Per quanto riguarda i foglietti – ha detto Paolilli anche spavaldamente – io non ho trovato questi foglietti. Sapevo che li aveva perché lui me lo ha detto. Non li ho trovati e non ho nemmeno firmato il verbale di sequestro. Era presente Flora, la sorella. Cosa avrei dovuto far sparire io? Il mago Zurlì?”.

I toni si sono poi surriscaldati quando è stato affrontato il tema dell’intercettazione del 21 febbraio 2008 in cui Paolilli, assieme al figlio e alla moglie, commentava le parole di Vincenzo Agostino, che parlava dell’armadio e dei documenti scomparsi, in una trasmissione. Suo figlio – ha contestato il pm Gozzo – le chiede: ‘cosa c’era là dentro?’ Lei risponde… una freca di cose che proprio io ho pigliato e poi ho stracciato”. Ma Paolilli ha negato ripetutamente fornendo una sua spiegazione dei fatti: “Non esiste questo. Andate a sentire la trascrizione. Lì non si capisce niente. Dico che c’era una freca di cose da buttare e da bruciare. Ma io non ho buttato e bruciato!”.
Affermazioni che vanno in contrasto anche con un’altra intercettazione contestata da Gozzo, quella del 21 marzo 2018, in cui Paolilli commenta con il figlio: Nunzia ha scritto, ‘il signor Paolilli ha detto durante l’intercettazione io le ho bruciate… Ma prima di parlare informati, leggiti gli atti e poi vedi”. E il figlio risponde: Non è vero quando è stato il discorso. Li hai buttati, non li hai…”.
Ed è in quel momento che in aula gli animi sono tornati a surriscaldarsi con il Presidente costretto a sospendere l’udienza.

La figura di Giovanni Aiello e le telefonate con Contrada
Nel corso dell’esame altro tema di rilievo è stata la conoscenza che Paolilli avrebbe avuto di Giovanni Aiello, anche noto come Faccia da mostro.Lo conoscevo. Era stato alla mobile per un breve periodo, ma non avevamo contatti” ha dichiarato. Eppure durante un incontro con un giornalista, andato in onda su Servizio Pubblico nel 2014, disse: Eh quello… qua lo dico… è un fango (un indegno, un farabutto, ndr). Si vendeva le informazioni alla mafia…”.
Oggi è stato meno diretto asserendo che l’incontro con quel giornalista altro non era che uno “scambio di idee”.
Nel maggio 2014, quando su quello scambio fu chiamato dalla Procura di Reggio Calabria, Paolilli telefonò a Bruno Contrada dicendo apertamente: Mi sono fatto infinocchiare da quel Walter Molino”. Oggi sia Gozzo che Fabio Repici, legale della famiglia Agostino, hanno chiesto il motivo per cui si sentii in bisogno di informare Contrada di quell’interrogatorio.
Era un amico, oltre che un capo. E gli devo rispetto. Con lui mi confidavo di tutto e spesso ci raccontavamo degli anni belli. La mia preoccupazione era di dire che mi sono fatto infinocchiare. Che ero stato un fesso”.

E alla domanda di Repici sul perché si è dovuto giustificare con Contrada relativamente all’argomento “Giovanni Aiello” ha aggiunto: Non me lo ricordo. Non era nelle mie frequenze”.
Ma Repici ha anche ricordato che in quella intercettazione Paolilli si giustificò con Contrada anche per un altro tema: l’aver parlato male di Giovanni Falcone.
Infatti nella trasmissione tv Paolilli aveva affermato: All’Addaura non è una cosa di mafia. C’è la polizia. Il giudice Falcone è uno in gamba ma ambizioso, come una star. La polizia lo ha fatto per intimidirlo? Ma lui lo sapeva. C’era il comune accordo…”. Oggi, in aula, ha affermato: Io non ho mai parlato male del dottor Falcone. A Molino dissi che c’erano in giro delle voci, ma non confermate, che era come una messinscena. Ed io ho riferito quello che si diceva da degli informatori, ma non ho mai avuto una prova”.

Quando Repici ha cercato di chiedere quali fossero questi confidenti, tenuto conto che nel giugno 1989 lui era in Abruzzo e non a Palermo, il teste ha dichiarato di aver parlato con qualcuno quando era sceso per un vecchio processo nel periodo in cui alla mobile era morto quel Marino”. Un fatto, però, che avvenne il 2 agosto 1985. Ben prima dell’Addaura e del fallito attentato. Dunque chi erano i confidenti con cui parlò Paolilli nel 1989. Alla fine l’ex poliziotto si è trincerato in un non ricordo”. 
Dubbi, dunque, che si sommano.
Tornando a Faccia da mostro” nel luglio 2017 Paolilli fu chiamato dai magistrati a riferire su Aiello. Ed oggi il teste ha ricordato: Ho espresso questo giudizio che è uno zozzone, perché non si lava. Chi mi disse che Aiello forniva informazioni? Voci di corridoio. Avevo molti confidenti”.
L’aspetto più grave, però, così come ha evidenziato Repici nelle sue domande, è che pur sapendo che Aiello aveva il volto sfigurato, mai disse nulla a Vincenzo Agostino, il quale sin dal primo momento raccontò di una persona dal volto brutto che andò a chiedere informazioni su Nino nella propria abitazione, quando questi era ancora in viaggio di nozze. 

Paolilli ha anche affermato di non aver avuto nessuna attività di indagine con Agostino per la ricerca di latitanti come Riina e Provenzano e quindi di non essere lui l’amico poliziotto a cui fa riferimento una relazione di servizio di Domenico La Monica in cui si parlava genericamente di un poliziotto suo amico trasferito in altra sede. Lei conosce altri amici di Agostino che furono trasferiti?” ha chiesto Repici.Io sconosco. Qualcuno l’ha messa in bocca questa cosa” è stata la risposta.
Il processo è stato infine rinviato al prossimo 8 febbraio quando a salire sul pretorio sarà, salvo imprevisti, l’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada. Solo all’ultimo verrà sciolta la riserva sulla veste in cui dovrà essere sentito.

Edited by Riccardo Caronia

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/87801-al-processo-agostino-parla-paolilli-tra-sproloqui-e-giustificazioni.html

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