Al Prefetto di Latina

Latina 7 gennaio 2006

Dr. Alfonso PIRONTI
Prefetto di LATINA

Signor Prefetto,

siamo lieti di esprimerle, nel momento in cui sta per assumere l’oneroso incarico di massimo rappresentante del governo centrale in provincia di Latina, gli auguri più sinceri di buon lavoro. L’occasione ci è gradita, inoltre, per manifestarle alcune considerazioni.

Le sarà sicuramente nota la precarietà della situazione socio-economica di questa provincia, una provincia ricca di potenzialità positive ma, al contempo, afflitta da tanti mali.

Evidenti, infatti, sono la percezione diffusa di una situazione inquietante di illegalità nelle istituzioni e nella società, oltreché una radicata, massiccia presenza della criminalità organizzata nel tessuto economico e temiamo anche in qualche pezzo delle istituzioni e del mondo della politica, anche se su questi due versanti non si è mai indagato come era necessario.

Malgrado le continue grida di allarme lanciate al riguardo dalla DNA, dalla DDA, dalla DIA, dalle Commissioni Parlamentari antimafia ed anche dalle Procure della Repubblica locali, non ci pare che da parte della Prefettura di Latina, tolto il periodo della gestione del Dr. Procaccini, ci sia stato quel necessario livello di attenzione che la situazione impone.

Le mafie, quelle italiane, oltreché quelle straniere, controllano ormai buona parte della nostra economia e, di fronte a tale situazione, non ci risulta che sia stato fatto, con indagini approfondite di natura patrimoniale, un’azione costante e profonda di monitoraggio, di catalogazione degli investimenti di capitali illeciti su questo territorio, da SS. Cosma e Damiano fino ad Aprilia. E’ sulla “provenienza” dei capitali che bisogna indagare; è a monte che bisogna intervenire, non quando il danno è ormai fatto. Prevenzione, quindi, più che repressione. Lavoro di intelligence e non quello di routine che arriva tutt’al più a colpire i livelli bassi! C’è un altro aspetto che ci sconcerta. L’ex Ministro degli Interni On. Napolitano dispose l’inserimento nelle Commissioni Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico di rappresentanti della DNA. Ciò, soprattutto in considerazione del fatto che, essendo i magistrati della DDA gli unici titolari delle inchieste sui reati associativi di stampo mafioso, il termometro della situazione relativa alla presenza mafiosa è unicamente nelle mani della Magistratura antimafia. Possono essere considerate, secondo lei, complete le statistiche annuali redatte da una Commissione Provinciale che non dispone dei dati relativi alla presenza ed alle attività della criminalità organizzata?

Perché, malgrado le nostre ripetute richieste, non si è provveduto finora a dare esecuzione alle direttive impartite dall’ex Ministro Napolitano? Da alcune ricognizioni accurate da noi fatte di recente su alcune aree geografiche in particolare, sono emerse situazioni politico-amministrative alquanto inquietanti. Ci riferiamo, in particolare, ai Comuni di SS. Cosma e Damiano, di Gaeta e di Fondi. Sul primo ci sono state indagini approfondite da parte dei Carabinieri di Minturno che hanno rimesso un corposo dossier alla locale Procura della Repubblica. Su Fondi c’è da registrare una situazione particolarmente allarmante soprattutto dopo la redazione da parte dello Studio Brancaccio di Napoli del nuovo strumento urbanistico. Per tutti e tre questi Comuni, le rivolgiamo ufficialmente l’invito ad istituire una Commissione di accesso che accerti, come è stato fatto di recente a Nettuno, l’effettivo stato delle cose.

Con la certezza che la sua venuta a Latina segnerà l’inizio di una collaborazione fra istituzioni ed espressioni organizzate come la scrivente impegnate seriamente nella lotta contro la criminalità organizzata, la salutiamo molto cordialmente.

IL SEGRETARIO REGIONALE

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