AL CONVEGNO PROMOSSO IERI E L’ALTRO IERI NELL’AULA MAGNA DELLA CORTE DI CASSAZIONE DALLE ASSOCIAZIONI “A.CAPONNETTO “,MAGISTRATI E CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

domenica 16 ottobre 2016 
Ordine degli Avvocati Palermo

MAFIA: ORLANDO “SERVE PERCORSO NUOVO VERSO STATI GENERALI ANTIMAFIA”

15 ottobre 2016

ROMA (ITALPRESS) – “Più ancora che i simboli, dobbiamo rilanciare le ragioni della lotta alla mafia, verificare le prospettive con cui la comprendiamo, rielaborare le tipicità sanzionatorie e riuscire ad applicarle con maggiore efficacia”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in occasione della seconda e conclusiva giornata di lavori del convegno “Il processo di mafia trent’anni dopo”, nell’aula magna della Corte di Cassazione, a Roma.

“Nella riscrittura dei termini dell’impegno dello Stato e della società contro la mafia occorre una laica, ma inflessibile determinazione – ha aggiunto -. Ognuno deve agire secondo il compito che il suo ruolo gli assegna. Vale per la politica, come per le altre forze dello Stato e della società che vi sono impegnate. Nasce da questa convinzione l’idea di avviare un percorso nuovo, che porti alla convocazione degli Stati Generali dell’Antimafia. Un percorso analogo a quello che abbiamo già sperimentato per l’esecuzione penale: una mobilitazione sociale e civile che funzioni da ‘incubatore’ culturale per i provvedimenti di riforma, che ne prepari il terreno. Ciò non significa, naturalmente, mettere in secondo piano l’elaborazione degli strumenti tecnici di contrasto e prevenzione. Ma la loro efficacia sarà maggiore, se nel frattempo avremo saputo guardare ai fenomeni mafiosi con uno sguardo storico-politico profondo. Da questo punto di vista, non possiamo sottovalutare il fatto che negli ordinamenti politici contemporanei risultano più frammentate e meno solide quelle grandi forze popolari e di massa su cui, ancora fino a pochi decenni fa, poteva riporsi fiducia per costruire un asse rinnovato tra Stato, istituzioni e cittadini”. “Al contrario – ha sottolineato Orlando -, sono aumentate le stratificazioni sociali che accendono lo scambio economico-finanziario e quello del mercato del lavoro. E, di conseguenza, sono cresciute le filiere produttive e di interessi che si adoperano nelle zone d’ombra e di illegalità permeabili all’infiltrazione criminale. Per questo, dobbiamo scongiurare il rischio che si allarghi la forbice tra la realtà e gli strumenti a disposizione per predisporre azioni di contrasto e soluzioni di rilancio economico e di sviluppo sociale e civile. A partire dagli anni 90 abbiamo imparato a comprendere a fondo la natura economica del sodalizio mafioso, per colpirne la conseguente credibilità sociale. È un approccio ormai radicato nelle attività di indagini e, per la gran parte, anche nella consapevolezza del legislatore”.

(ITALPRESS).

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