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AGRO AVERSANO – ESCLUSIVA. I RUOLI NEL CLAN, PISTOLE ED ESTORSIONI.

ESCLUSIVA. I RUOLI NEL CLAN, PISTOLE ED ESTORSIONI. Per la Dda fu Chianese senior a distruggere la lista degli imprenditori vittime di estorsioni e ad occultare una pistola prima che fosse…
Erano custoditi dal figlio….

LUSCIANO – Cominciamo a vedere nel dettaglio cosa viene contestato dai magistrati della Dda a Pietro e Francesco Chianese,nonchè agli altri adepti di una consorteria criminale operante- secondo la Procura Antimafia – nei comuni dell’agro aversano di Lusciano, Parete, Cesa e dintorni.(CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO DI STAMANE)

Il primo capo di imputazione che grava su Pietro e Francesco Chianese, nonchè su Vincenzo Di Sarno e Domenico Di Martino è il 416 bis, “per aver partecipato, ciascuno di loro, al cartello criminoso denominato clan dei Casalesi”.

Ebbene dalla lettura delle note giudiziarie a margine dell’inchiesta che ha portato ai 10 arresti di ieri, emerge che Bartolomeo Cacciapuoti, Bernardo Ciervo, Nicola Della Corte, rivestendo un “ruolo dirigenziale”, controllavano i territori di Casal di Principe e dell’agro aversano “attraverso l’imposizione delle estorsioni“, mentre il ruolo affidato a Pietro Chianese, Vincenzo Di Sarno e Domenico Di Martino, sarebbe stato quello “esecutivo”, cioè di eseguire le richieste estorsive e le azioni intimidatorie.

Dovevano essere loro a sbrigare faccende inerenti la raccolta delle somme di denaro “corrisposte a titolo estorsivo dagli imprenditori e dai commercianti delle città di Parete e Lusciano”.

Con questo denaro si pagavano gli stipendi degli affiliati liberi e di quelli detenuti.

Poi i magistrati nella trascrizione dei fatti contestati concentrano l’attenzione su Francesco Chianese, che secondo gli inquirenti “dava consapevole appoggio al proprio figlio Pietro nelle azioni estorsive” anche dopo il suo arresto avvenuto il 20 marzo 2010.

Nell’imputazione si fa riferimento anche all’episodio, contestato sempre a Francesco Chianese, della distruzione di una lista in cui erano annotate le imprese commerciali e imprenditoriali di Parete che versavano le estorsioni o che dovevano ancora pagarle.

Secondo la Procura antimafia era il figlio Pietro a custodirla. In tale frangente si innesta anche l’altro episodio, quello della pistola illegalmente detenuta da Pietro Chianese, occultata dal padre prima che venisse perquisito a seguito del suddetto arresto.

Sempre secondo i magistrati della Dda, Chianese senior “fungeva da collettore e da raccordo con i vertici e gli altri affiliati” riportando notizie sulle attività estorsive a Parete, o sulle richieste di denaro per il sostentamento del proprio nucleo familiare e di quello del consociato Vincenzo Di Sarno. “Il tutto pianificato direttamente con il figlio detenuto, durante i colloqui che ha svolto presso l’istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere”.

Sulla vicenda della pistola occultata vengono chiamati in causa anche Bernardo Ciervo e Bartolomeo Vitiello. 

Su tale antefatto, al secondo capo, i magistrati della Dda contestano agli indagati, anche di aver detenuto illegalmente l’arma che è stata portata in “luogo pubblico”, forse utilizzata durante i tentativi tesi ad intimidire le vittime, al fine di convincerle a pagare.

M.I.

PUBBLICATO IL: 5 maggio 2016 ALLE ORE 17:36

fonte:www.casertace.net